E' stato papa Francesco ad aprire le porte della Chiesa a Dj Fabo

La scelta della curia milanese legata alla imminente visita del pontefice. Lentamente lo stile di misericordia del Papa per ogni persona diventa prassi comune anche dove ci sono riserve morali

Papa Francesco. A destra, Dj Fabo
Papa Francesco. A destra, Dj Fabo

Forse non è così, ma nelle stanze vaticane qualcuno lo pensa: la disponibilità della curia milanese a una preghiera in chiesa per il dj Fabo è maturata anche alla luce dell’imminente visita del Papa a Milano. Il prossimo 25 marzo Francesco si recherà in visita pastorale e a Milano e una vigilia di polemiche nell’opinione pubblica sul caso di Fabo che ha scelto di morire con un suicidio assistito sarebbe stato deleterio per l’immagine della diocesi più importante d’Italia dopo Roma. In tal modo appare evidente la nuova stagione della Chiesa dopo la elezione di Francesco che lunedì prossimo ricorderà il quarto anniversario. Anche in casi gravi e delicati come è il fine vita non è cambiata la dottrina, ma sta cambiando l’atteggiamento della Chiesa che preferisce mostrarsi madre vicina a ognuno dei suoi figli anche quando costoro dovessero sbagliare le proprie scelte etiche. La madre è sempre madre sia per i figli buoni sia per i figli che si comportano male.

Né funerale né messa, qualcosa di diverso

Ma la piega che ha preso l’incontro di preghiera per dj Fabo maturato, come è noto, dalla richiesta della mamma ad un prete amico che ha chiesto alla Curia come comportarsi, è interessante anche dal punto di vista delle esequie per i defunti. La Curia ha chiarito che non si tratta né di un funerale né di una messa ma di un incontro di preghiera e di saluto estremo in Chiesa da parte di familiari e amici. A ben vedere c’è qualcosa di nuovo in questa sensibilità che aiuta a riscattare anche certe tradizioni rituali per i morti che nel passato si muovevano più su binari forse misteriosi se non magici tipici di culture tradizionali anziché teologici.

Calore umano anche di fronte alla morte

Il primo e decisivo passo in tal senso è stato fatto dal concilio Vaticano II che nell’importante documento sulla liturgia stabiliva il principio di riforma dei riti funebri che devono esprimere “più apertamente l’indole pasquale della morte cristiana e risponda meglio, anche quanto al colore liturgico, alle condizioni e tradizioni delle singole regioni”. Si chiedeva anche la revisione del rito della sepoltura dei bambini. La morte vista non più sotto la luce tremenda e terrificante della fine assoluta della vita, ma come passaggio a una vita eterna, quella legata alla risurrezione di Gesù. Con la morte si crea la condizione perché si realizzi la risurrezione di Gesù anche per ogni singola persona. Perciò anche nel normale dolore per il distacco temporaneo dalle persone amate il rito deve mostrare la gioia per l’incontro con Cristo risorto. Il rito perciò più che al defunto che può decidere del suo rapporto con Dio solo fino all’ultimo attimo di coscienza vitale mentre da morti si entra già nelle dimensioni decise in vita ma di cui non abbiamo esperienza diretta, serve ai vivi, per ricordare i cari defunti e, in presenza dela fede, pregare e celebrare messa come momento di incontro collettivo di tutti i credenti con Cristo risorto. Insomma la Chiesa chiama questa realtà che unisce vivi e defunti la comunione dei santi ossia una circolarità in cui la morte non spezza il filo che ci lega non a una stessa sorte di morte ma di vita, grazie ala risurrezione di Cristo, esemplare primo e perfetto della nuova creazione. La riforma insomma ha portato un calore anche umano e una visione ragionevole di una esperienza misteriosa come la morte. Riunirsi e pregare insieme è prima di ogni cosa un sostegno ai vivi, quelli che restano mantenendo un ricordo affettuoso della persona defunta.

Dove si trova la misericordia

A Welby anche questo fu impedito perché si era scambiata la Chiesa famiglia di Dio, dove tutti possiamo stare a prescindere dai nostri meriti o demeriti, a tribunale che rimprovera e castiga quanti sgarrano rispetto alle leggi stabilite. La formalità esterna considerata più importante del cuore. Il caso di dj Fabo è noto perché se ne parla ancora sui media, ma non sono mancati parecchi altri casi analoghi sconosciuti al grande pubblico nel quale vescovi e preti senza clamore hanno testimoniato la misericordia divina. Lentamente la Chiesa sta avviandosi a recepire le novità conciliari. Francesco ha dato un impulso accelerato a questo, ha fretta che il mondo veda il volto misericordioso dei credenti che sono chiamati non a diffondere usi e tradizioni che non di rado creano sofferenza, ma a vivere l’amore di Dio che solo rende credibile la fede cristiana.