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La diga sul lago costruita su una faglia sismica e l'allarme del sismologo

La Protezione civile sei anni fa incaricò il Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica (Eucentre) di studiare il caso. La relazione finale segnalò il pericolo reale: in caso di sisma violento su quella faglia non è escluso un cedimento della diga

di Antonio Menna   
La diga sul lago costruita su una faglia sismica e l'allarme del sismologo

Poche cose accendono le paure profonde come i terremoti. Sentirsi mancare la terra sotto i piedi, del resto, è l'espressione propria di chi perde ogni appiglio. Un senso totale di stordimento. Anche la parola scossa ha dentro di sé l'impeto della cosa improvvisa, che turba, che non lascia nulla dov'era prima. Naturale, quindi, che queste siano soprattutto settimane di paura, per l'Italia centrale. Ore di scossa del cuore prima ancora che sotto la terra. Proprio perché il terremoto infiamma le paure profonde, se ne deve parlare con cautela e giudizio. Ma se ne deve parlare. Cosa che, invece, in questi mesi poco o niente si è fatto a proposito di una vicenda inquietante che non andrebbe sottovalutata. E' il caso della faglia sismica di Campotosto e Montereale, soprattutto con riferimento a una delle dighe che ci corrono sopra e che da anni alimentano un lago artificiale enorme, il secondo più esteso d'Europa, su cui affacciano i paesini dei Monti della Laga, in provincia dell'Aquila.

Una faglia ben attiva

La faglia di Campotosto e Montereale, secondo gli esperti, è ben attiva. Ha risentito anche dei recenti terremoti. E' una faglia "viva" ma silente. Non genera movimenti grossi da secoli. Ma quello che succede lì sotto nessuno lo sa. L'energia che è corsa in questi anni lungo le faglie dell'Italia centrale mescola e rimescola tutto.  Noi abbiamo la sensazione, e ne parliamo, di un sisma che si sposta, che si muove. Dall'Aquila ad Amatrice, poi a Norcia, come se salisse verso nord, lentamente. E' nient’altro che un’intuizione ma poggia su un elemento scientifico. Nel sottosuolo, le faglie si "parlano", si condizionano, si influenzano. E, oggi, alcuni sismologi - in un silenzio generale - si interrogano su quello che può essere successo tra Campotosto e Montereale.

L'allarme del sismologo

«Quella di Campotosto è la struttura che più mi fa temere - dice al Messaggero, Christian Del Pinto, sismologo - Sono svariati secoli che non genera un sisma degno di questo nome. Nel momento in cui c'è una crisi come quella di Amatrice, è naturale che parte di quell'energia venga raccolta dalle strutture sismogenetiche adiacenti. Una struttura come quella non ha ricevuto energia solo dai fatti di Amatrice o L'Aquila, ma da tutte le crisi sismiche che si sono succedute negli ultimi 3.500 anni, molte delle quali sono anche sconosciute».

L'enorme diga artificiale

Perché tanta attenzione proprio su quel punto? Perchè se si muove quella faglia, se lungo quell'asse si genera un sisma significativo, non si contano solo i danni da scossa, come sempre in questi casi. Ma si dovrà fare i conti con un'enorme diga artificiale, costruita proprio sulla faglia, che potrebbe cedere. Quale sarebbe, infatti, la sua reazione in caso di terremoto? Reggerebbe all'urto? Quanta capacità di tenuta ha? E se dovesse franare, che volume di violenza si abbatterebbe sulla zona, considerato che si tratta del secondo lago artificiale più esteso d'Europa, che misura ben 14 chilometri quadrati, ha una profondità massima di 35 metri e contiene oltre300 milioni di metri cubi di acqua? Sono scenari da incubo, e forse proprio per questo si preferisce parlarne poco, o sottovoce.

Cautela ma il silenzio genera danni

La cautela è comprensibile e, come detto all'inizio, va evitato qualunque allarmismo. I terremoti - si sa - sono del tutto imprevedibili. Nessuno può sapere quando arriveranno, con quale forza, dove si posizioneranno, a che profondità e con quale intensità. Ecco perchè diventa difficile inseguire scenari e ipotesi. Ma non per questo, però, si deve tacere sui pericoli potenziali. O, peggio ancora, fingere che la questione non ci sia. Perchè sonoproprio il silenzio, l'omissione, la rimozione del problema fino a che il problema non si presenta, a generare i danni maggiori in caso di calamità naturale.

Tre centri abitati

E allora andiamola a guardare ancora più da vicino questa vicenda. Il lago di Campotosto si trova a oltre 1300 metri di altezza. Nasce come bacino artificiale durante il periodo fascista, negli Anni Trenta, per utilizzarne le acque a scopo idroelettrico e alimentare le centrali della valle del Vomano. Lungo le sponde ci sono tre centri abitati: Campotosto, Mascioni e Poggio Cancelli. Il lago è alimentato dal fiume Rio Fucino e da due canali di gronda. Il dislivello consente alle centrali idroelettriche di Provvidenza, San Giacomo e Montorio, di produrre quasi 800 milioni di Kilowatt.

Una barriera pericolosa

Le acque del lago sono contenute da tre dighe: la prima è quella di Poggio Cancelli; la seconda è quella di Sella Pedicate, la terza di Rio Fucino. Sono barriere in terra battura, ferro e cemento. Ovviamente molto resistenti, strutturate per reggere a urti e calamità. Ma proprio quella di Rio Fucino, a volte, è stata segnalata da alcuni tecnici come pericolosa. I suoi 44 metri, infatti, sorgono a ridosso della faglia sismica di Campotosto che - come detto - è attiva. Lunga circa trenta chilometri, la faglia si trova a quindici chilometri di profondità ed è, in teoria, capace di provocare terremoti di alta intensità. Un sisma proprio su quella faglia che conseguenza provocherebbe sulla diga sovrastante?

Lo studio europeo

La domanda se la sono fatta in molti e - senza parlarne troppo - se l'è posta anche la Protezione civile che, sei anni fa, incaricò il Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica (Eucentre) di studiare il caso. La relazione finale segnalò il pericolo reale: in caso di sisma violento su quella faglia non era escluso un cedimento della diga, per cui erano auspicabili lavori di ulteriore rinforzo della barriera.

Nessuna paura, dicono i gestori

I gestori della diga (l'Enel), però, hanno sempre difeso l'affidabilità dell'impianto. Ha retto benissimo alle scosse di questi anni e di queste ultime settimane, e - secondo altri studi compiuti da alcuni geologi - la mappa della faglia e la diga non sono del tutto sovrapponibili ma la prima sarebbe ad una distanza di trecento metri, il che renderebbe ancora più sicura la barriera di Fucino. Nessuna paura, quindi, secondo l'Enel, nessuna preoccupazione, nessun allarme, tutto sarebbe sotto controllo.

Il pensiero è lì

Vallo a spiegare, però, agli abitanti della zona. A Campotosto le scosse appenniniche di queste settimane si sono sentite con forza. Nessuna vittima, nessun crollo totale. Qualche tettoia caduta e una chiesa danneggiata. Molte case inagibili, da mettere in sicurezza. Ma tanta paura e decine di sfollati che dormono da giorni fuori casa. In auto, alcuni. Nei moduli abitativi provvisori o negli spazi attrezzati in una vecchia ludoteca, altri. Qualcuno non può rientrare prima dei lavori. Altri, invece,  potrebbero da subito. La protezione civile - anzi - ha chiesto ai cittadini con case agibili di tornare nella propria dimora. Ma il terrore è negli occhi di tutti. Nessuno lo dice, si sussurra, se ne parla a mezza bocca. E' come se facesse paura anche solo nominarla. Ma il pensiero è lì, a quella diga sul lago. Che succede che si muove proprio quella faglia lì sotto?

di Antonio Menna   
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