[L'analisi] La pedagogia ecologica di Francesco contro il degrado ambientale

Nel messaggio del papa letto dal cardinale segretario di Stato alla riunione delle parti al Protocollo di Montreal sulla protezione dell’ozono, si lancia l’idea di una convergenza internazionale sul principio che il progresso tecnologico deve essere orientato a uno sviluppo umano sostenibile e integrale.

[L'analisi] La pedagogia ecologica di Francesco contro il degrado ambientale

Il messaggio di Francesco sulla protezione dello strato di ozono propone alla comunità internazionale una via sicura per vincere la scommessa di salvare la casa comune. Di fatto, il papa si dice convinto che “stiamo affrontando una sfida “culturale” o pro o contro il bene comune” e perciò è tempo di passare dalle buone intenzioni ai fatti concreti basati sulle buone pratiche. Dialogo e ragione tra le istituzioni internazionali si sono rivelati la via per avviare e alimentare nel tempo una pedagogia ecologica efficace per fermare e invertire il degrado ambientale causato dal riscaldamento.

Per Francesco la priorità della questione ecologica non si risolve con le folate di entusiasmi ambientalisti ma richiede una costante trasformazione della mentalità della gente da una vita consumista a una vita sobria e pertanto si tratta di accompagnare ogni giorno una tale trasformazione.  In questa convinzione cerca di valorizzare ogni occasione in favore del clima e dell’ambiente. Ha dato così incarico di recente al segretario di Stato Pietro Parolin di leggere il suo messaggio ai partecipanti alla trentunesima riunione delle parti  al Protocollo di Montreal che ha avuto luogo nella sede della Fao dal 4 all’8 novembre.

Dopo trentacinque anni dalla firma di tale Protocollo che ha ridotto l’assottigliamento dello strato di ozono,  Francesco incoraggia a proseguire in un analogo cammino virtuoso per ottenere risultati validi anche nella riduzione del riscaldamento climatico. Il protocollo di Montreal con le successive integrazioni “rappresenta un modello di cooperazione internazionale non solo nell’ambito della protezione ambientale ma anche in quello della promozione dello sviluppo umano integrale”. Si è rivelato un segnale che è ancora possibile fermare il degrado temuto da Greta e dalle giovani generazioni ma bisogna seriamente volere un’inversione di tendenza. E volerla si ottiene anzitutto da una larga coscienza ecologica frutto di una capillare azione educativa che solo può cambiare in profondità anche le scelte tecnologiche e politiche.

Stiamo vivendo – secondo Francesco - in un momento storico caratterizzato da sfide pressanti, ma anche stimolanti “per creare una cultura di fatto orientata al bene comune. Ciò richiede l’adozione di una visione lungimirante su come promuovere nella maniera più efficace lo sviluppo integrale per tutti i membri della famiglia umana, siano essi vicini o lontani nello spazio o nel tempo. Questa visione deve prendere forma in centri di educazione e cultura dove viene creata consapevolezza, dove gli individui vengono formati alla responsabilità politica, scientifica ed economica e, più in generale, dove vengono prese decisioni responsabili”.

La prima lezione da trarre dall’attuazione del regime internazionale dell’ozono è perciò il costatare che  tale regime  è nato “da un’ampia e feconda cooperazione tra settori differenti: la comunità scientifica, il mondo politico, gli attori economici e industriali nonché la società civile”. Questa cooperazione ha mostrato come possiamo «ottenere importanti risultati, che al contempo rendono possibile salvaguardare il creato, promuovere lo sviluppo umano integrale e prendersi cura del bene comune, in uno spirito di solidarietà responsabile e con profonde ripercussioni positive per le generazioni presenti e future» In un certo senso, il regime internazionale per l’ozono, osserva il papa riferendosi alla sua enciclica Laudato si’, dimostra che “la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale. Questo ci consente di essere fiduciosi che, sebbene l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità”.

La seconda lezione indica che tale sfida culturale non può essere affrontata solo sulla base di una tecnologia considerata unica soluzione dei problemi, ma deve essere guidata a realizzare obiettivi di bene comune. Non si tratta di un discorso in astratto come dimostra l’emendamento apportato nel 2016 al protocollo conosciuto come Emendamento di Kigali. Questo Emendamento è teso “a proibire sostanze che di per sé non contribuiscono a danneggiare lo strato di ozono ma che incidono sul riscaldamento dell’atmosfera, e il cui utilizzo è aumentato come mezzo per sostituire alcune sostanze dannose per lo strato di ozono”. È importante, dunque, che “l’Emendamento di Kigali ottenga presto l’approvazione universale da parte dell’intera famiglia delle nazioni”. Il papa annuncia l’intenzione della Santa Sede di aderire all’Emendamento di Kigali. “Con tale gesto la Santa Sede desidera continuare a dare il suo sostegno morale a tutti gli Stati impegnati a prendersi cura della nostra casa comune”.

La terza lezione del Protocollo menzionata dal pontefice è “l’importanza del fatto che questa cura per la nostra casa comune sia ancorata alla consapevolezza che “tutto è connesso”. Si può dire che anche l’Emendamento di Kigali si appelli a tale principio, poiché rappresenta una sorta di ponte tra il problema dell’ozono e il fenomeno del riscaldamento globale, mettendo così in evidenza la loro interazione”. Dopo la storica enciclica Laudato si’ Francesco non ha accantonato la questione ambientale, ma la vive promuovendo costantemente una vera pedagogica ecologica a livello mondiale. E lo fa restando strettamente fedele e coerente con la sua figura di leader religioso impegnato a seminare motivi di speranza e di responsabilità, dentro una realtà umana problematica e lacerata dalle divisioni. Una prova di questa sensibilità la si riscontra in questo messaggio per l’ozono.

L’accelerazione continua di cambiamenti che incidono sull’umanità e sul nostro pianeta, a cui oggi si aggiunge un ritmo di vita e di lavoro più intenso, “dovrebbe esortarci costantemente – egli annota - a domandare se gli obiettivi di tale progresso sono davvero volti al bene comune e a uno sviluppo umano sostenibile e integrale o se recano danno al nostro mondo e alla qualità di vita di gran parte dell’umanità, ora e in futuro”. Per una responsabilità condivisa per la casa comune occorre  avviare un dialogo vero “in cui nessuno “assolutizzi” il proprio punto di vista. Rendere poi “le soluzioni tecnologiche parte di una visione più ampia che tenga conto della varietà delle relazioni esistenti. Infine, strutturare le nostre decisioni sulla base del concetto centrale di quella che possiamo definire “ecologia integrale”, fondata sulla consapevolezza che “tutto è connesso”.