Francesco: il diavolo c’è ed entra di nascosto nel cuore di tutti noi

Nell’udienza generale del mercoledì il Papa invita a leggere il libro dell’anima per fare il bene. Appello per la pace nel mondo intero e in Ucraina

Francesco: il diavolo c’è ed entra di nascosto nel cuore di tutti noi
Papa Francesco (Ansa)

Il diavolo c’è ed entra di nascosto nel cuore dell’uomo. Lo ha detto oggi papa Francesco nella decima catechesi sul “discernimento” spirituale che occorre saper fare tra bene e male. Ogni volta che il papa fa riferimento al diavolo suscita qualche scetticismo perché sembra mantenere nella società moderna e secolarizzata, a propulsione scientifica, un chiaro residuo dei periodi oscuri della storia, quando la gente non aveva altra chiave per spiegare il mistero del male che ricorrere allo spirito maligno. E anche nella Chiesa, il riferirsi al diavolo pare a tanti fare un passo indietro rispetto alle aperture avviate con il concilio Vaticano II.

Francesco evoca il demonio

Francesco ha ormai più volte evocato il demonio nella vita dell’uomo. Anche nei suoi confronti si è portati ad accettarne l’insegnamento quando parla di giustizia e progresso sociale, di ambiente, di pace. Si è tentati invece di snobbarlo quando si addentra nel mistero della vita dove fa la comparsa il diavolo proposto come chiave per leggere la presenza del male. Celebre è rimasto il riferimento al capo dei diavoli chiamato Satana che fece Paolo VI per denunciare il 29 giugno del 1972 il diffondersi nella Chiesa di uno strano malessere spirituale. Riferendosi alla situazione di allora nella Chiesa dove era in corso un confronto talvolta aspro tra l’accettazione del concilio e il suo rifiuto, papa Montini affermò di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Con gravi conseguenze: c’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. “Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce.

Il dubbio dalla scienza

Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio. Gli scienziati sono coloro che più pensosamente e più dolorosamente curvano la fronte. E finiscono per insegnare: «Non so, non sappiamo, non possiamo sapere». La scuola diventa palestra di confusione e di contraddizioni talvolta assurde. Si celebra il progresso per poterlo poi demolire con le rivoluzioni più strane e più radicali, per negare tutto ciò che si è conquistato, per ritornare primitivi dopo aver tanto esaltato i progressi del mondo moderno. Anche nella Chiesa – aggiungeva Paolo VI - regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli”.

L'intervento di un potere avverso

Come è avvenuto questo? Il Papa confidava ai presenti un suo pensiero: che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro. Tante volte, d’altra parte, nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini. “Crediamo - osserva il Paolo VI - in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé”. Il tema del diavolo ha sempre incuriosito o spaventato nei secoli. Ma il fatto che a parlarne entro un’omelia davvero importante fosse un papa ritenuto moderno, suscitò un clamore mai del tutto spento. Del diavolo hanno infatti parlato i successori di Montini fino a Francesco. Il papa ne ha parlato invitando a leggere nel libro del nostro cuore per evitare vie sbagliate. Si deve evitare che il cuore venga corroso dallo spirito cattivo. Per non consentire al male di presentarsi in maniera subdola è importante chiedersi se un pensiero tenda verso Dio o verso il nostro ego.

Il diavolo c'è

“Ad esempio – osserva il papa - può capitare che mi impegni a fondo per un’opera bella e meritevole, ma questo mi spinge a non pregare più, mi scopro sempre più aggressivo e incattivito, ritengo che tutto dipenda da me, fino a perdere fiducia in Dio. Qui evidentemente c’è l’azione dello spirito cattivo”, lo stile del nemico e, precisa Francesco a braccio, “quando parliamo del nemico, parliamo del diavolo, eh? Ma, il demonio esiste, c’è! – lo stile di lui, lo sappiamo, è di presentarsi in maniera subdola, mascherata: parte da ciò che ci sta maggiormente a cuore e poi ci attrae a sé, a poco a poco: il male entra di nascosto, senza che la persona se ne accorga. E con il tempo la soavità diventa durezza: quel pensiero si rivela per come è veramente”. In più dei suoi predecessori, Francesco ricorre a parole che prima non esistevano. Il cattivo spirito per entrare nel nostro cuore usa “le sue password”, le porte d’ingresso del nostro cuore, che sono i punti su cui siamo più sensibili, così da farvi attenzione per il futuro. Ognuno di noi ha i punti più sensibili, i punti più deboli della propria personalità: e da lì entra il cattivo spirito e ci porta per la strada non giusta, o ci toglie dalla vera strada giusta. Si rende perciò necessario l’esame di coscienza giornaliero che consiste nel chiedersi cosa è successo nel proprio cuore, cosa sia bene per me, qui e ora. Bisogna “imparare a leggere nel libro del proprio cuore. Fatelo – conclude Francesco – sono due minuti. Vi farà bene”.

Appello di pace per l'Ucraina

Nell’udienza non è mancato -come avviene ogni mercoledì dopo il 24 febbraio - un invito a pregare in una prospettiva ecumenica per la pace in Ucraina. “Celebriamo oggi – ha ricordato Francesco - la Festa dell’apostolo Sant’Andrea, fratello di Simon Pietro, Patrono della Chiesa che è in Costantinopoli, dove si è recata, come di consueto, una Delegazione della Santa Sede. Desidero esprimere il mio speciale affetto al caro fratello il Patriarca Bartolomeo I e all’intera Chiesa di Costantinopoli. L’intercessione dei Santi fratelli apostoli Pietro e Andrea, conceda presto alla Chiesa di godere pienamente della sua unità e la pace al mondo intero, specialmente in questo momento alla cara e martoriata Ucraina, sempre nel nostro cuore e nelle nostre preghiere”.