L'incredibile storia di Luca De Carlo: è riuscito ad essere nella stessa legislatura deputato e senatore

Il coordinatore veneto del partito di Giorgia Meloni e sindaco di Calalzo di Cadore è al centro della più assurda vicenda parlamentare degli ultimi anni

Il senatore Luca De Carlo
Il senatore Luca De Carlo

 

A far notare la circostanza, che pure riguarda un suo compagno di gruppo e di partito in Fratelli d’Italia, è il vicepresidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa nell’ultima seduta dell’anno, quando si complimenta con il suo collega per non avere sforato i tempi come è capitato a moltissimi mercoledì mattina: “Senatore De Carlo, la ringrazio per il perfetto rispetto dei tempi. Lei, d'altronde, è abituato ai record: non ricordo altri parlamentari che nella stessa legislatura siano stati membri sia della Camera che del Senato. Complimenti”.

Cosa dice la Costituzione

E, oggettivamente, nemmeno sforzando la memoria e pensando al turn over radicale e dei primissimi Verdi del Sole che ride, si trova un caso analogo. Anche perché allora il sistema elettorale era proporzionale e quindi non erano previste elezioni suppletive, ma i subentranti venivano pescati dai primi dei non eletti. E quindi l’articolo 65 della Costituzione della Repubblica Italiana era invalicabile. Se infatti il primo comma recita: “La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore”, il secondo comma dell’articolo 65 è categorico: “Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere”.

La storia di Luca De Carlo

E infatti la storia di Luca De Carlo valica tutti questi casi. Il coordinatore veneto del partito di Giorgia Meloni e sindaco di Calalzo di Cadore in provincia di Belluno, infatti, è al centro della più incredibile vicenda parlamentare degli ultimi anni. Quasi un “tutto il seggio minuto per minuto” che l’ha portato in una sorta di viaggio sulle montagne russe della possibilità di poter scrivere “on.” sul proprio biglietto da visita durante questa legislatura, la prima in cui ha fatto ingresso nel parlamento italiano.

La storia inizia con l’elezione di Di Carlo a Montecitorio, nelle liste proporzionali di Frarelli d’Italia. Ma non tutto va liscio e comincia così un tira e molla sui titoli che legittimano l’esponente meloniano a sedere sugli scranni parlamentari. Raccontiamolo anche con le parole che ha usato lui di volta in volta, confidandosi con i giornalisti o con gli amici: “Mia nonna diceva che il Signore mette la croce sulle spalle di chi può portarla. Mi permetto di dire che adesso sta un po’ esagerando...”. Frase questa pronunciata il giorno in cui la Camera ha votato la sua decadenza da deputato, il 5 agosto del 2020, a favore del leghista Giuseppe Paolin. 

Cos’era successo?

Il 4 marzo 2018 svolgono le elezioni politiche in tutta Italia e sul proporzionale nel collegio plurinominale Veneto 2 (Belluno e Treviso) della Camera, viene eletto De Carlo. Ma nascono subito dei dubbi. In Calabria, infatti, le operazioni elettorali vanno a rilento e restano ancora da scrutinare 30 Comuni, con un dubbio che nasce dal gioco dei «resti» del Rosatellum, che produce un effetto domino fra Regioni diverse. E in qualche caso come al Senato addirittura ha portato ad andare a pescare un’eletta pentastellata, Emma Pavanelli, in Umbria per coprire un seggio del MoVimento in Sicilia dove tutti i candidati erano già stati eletti.

Corte d’Appello di Venezia

Insomma, dopo un paio di settimane la Corte d’Appello di Venezia, competente sulle elezioni, decide che l’eletto non è De Carlo, ma il leghista Paolin. Però capita che in questo domino fra Regioni oltre a De Carlo risulterebbe non eletta una deputata azzurra di Reggio Calabria, Maria Tripodi, ben vista dai vertici azzurri. Così, dopo un ricorso immediato di Forza Italia, l’onorevole Tripodi diventa deputata e si “trascina” anche De Carlo che “torna” deputato.

Ma non è nemmeno finita qui, perché nel frattempo la giunta delle elezioni di Montecitorio riconta le schede a campione e ne viene fuori che, in verità, il seggio sarebbe stato fin dall’inizio di Paolin. Insomma, una doppia ingiustizia: per De Carlo, perché deve lasciare la Camera senza colpo ferire, tanto è vero che il dibattito in aula avviene in assoluta tranquillità, con tutti che gli rendono l’onore delle armi, ma nessuno – nemmeno il suo gruppo – prova a ribaltare la “sentenza” di decadenza decretata dalla giunta delle elezioni.

Ma anche per Paolin che avrebbe dovuto essere deputato già nel 2018 e arriva solo a metà legislatura. Eppure, in questo incredibile gioco di ribaltamenti e di colpi di scena, succede un ulteriore colpo di scena: e cioè che un giorno muore Stefano Bertacco, il primo senatore nella storia ad aderire a Fratelli d’Italia provenendo dal PdL, ricordato come un ottimo uomo e politico da tutti coloro che ci hanno avuto a che fare nella commemorazione in aula, persino da coloro che erano totalmente all’opposizione rispetto alle sue idee politiche.

Insomma, Bertacco era eletto nel collegio senatoriale uninominale di Villafranca di Verona e si sarebbe dovuto votare immediatamente dopo la sua scomparsa, il 14 giugno 2020. Ma, esattamente, come è successo per il collegio uninominale del Nord Sardegna, la legge che ha prolungato la durata dei sette consigli regionali che avrebbero dovuto andare alle urne a primavera, ha portato tutte le altre consultazioni elettorali del 2020 al 20 e 21 settembre, dalle regionali al referendum costituzionale alle comunali, passando per l’appunto per le due suppletive.

Quasi un risiko

E quindi in una serie di casi quasi incredibile da concatenare insieme, nel risiko delle postazioni da assegnare, era previsto che la candidatura nel collegio di Villafranca di Verona venisse attribuita dal centrodestra unito proprio a un esponente di Fratelli d’Italia. E chi meglio del coordinatore regionale che peraltro si era appena “liberato” da Montecitorio? Insomma, quelle suppletive sono state vinte abbastanza agevolmente proprio da Luca De Carlo, che quindi – per la prima volta nella storia delle legislature italiane – è stato deputato fino al 5 agosto, ma poi è ridiventato senatore già il 24 settembre.

Praticamente, non perdendosi nulla o quasi, visto che in mezzo a quelle date, le Camere si sono riunite solo una decina di volte. Mentre lui, con la sua incredibile storia certificata in aula da La Russa è riuscito ad entrare nei libri di diritto parlamentare. E, probabilmente, anche in quelli di calcolo delle probabilità, vista l’incredibile concatenazione di eventi di cui è stato protagonista. Una legislatura vissuta pericolosamente.