Deposito unico scorie nucleari, al via il seminario. Sogin "ottimista", ma ancora non ci sono volontari

La società che gestisce lo smantellamento delle ex centrali avvia la seconda fase che si svolgerà online. L'Ad: "Arriveremo a condividere la scelta con il territorio"

Sito nucleare (Foto Ansa)
Sito nucleare (Foto Ansa)

Entro novembre si avranno elementi in più per capire dove verrà realizzato il Deposito unico di stoccaggio delle scorie nucleari. Si avvia infatti la seconda fase del procedimento tracciato, ovvero quella del "Seminario nazionale", aperta ai portatori di interesse e avviata con "l'avviso di promozione" pubblicato sui giornali nazionali e locali di martedì 3 agosto. La Cnapi (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee), pubblicata lo scorso gennaio insieme al progetto preliminare del deposito, ha individuato i siti idonei. Ad essa è seguita la fase delle osservazioni e proposte di comuni e Regioni interessate, inviate entro il 15 luglio alla Sogin, ovvero la società pubblica incaricata di smantellare le centrali nucleari e gestire i rifiuti radioattivi autrice dell'elenco dei siti possibili.

La pubblicazione è il primo passo per l'avvio del "Seminario Nazionale per l’approfondimento degli aspetti tecnici relativi al Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (ex art. 27, comma 4 D.lgs. n. 31/2010 e ss.mm.ii.)", si legge nella pagina dedicata sul sito di Sogin. Di cosa si tratti è spiegato subito dopo: è il "primo momento di confronto pubblico nell’ambito della procedura di consultazione pubblica inerente alla localizzazione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico, la prima che si svolge in Italia su un’infrastruttura di rilevanza nazionale che consentirà di ottimizzare la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese, in analogia con gli altri Stati europei".

- I siti idonei individuati dalla Cnapi

- La Carta Cnapi (in pdf)

"Coinvolgimento dal basso" 

Il tutto avverrà online e prenderà il via il 7 settembre. L'intento è spiegato dall'Ad di Sogin in un'intervista pubblicata sul quotidiano La Repubblica in edicola martedì scorso. "C’è un approccio nuovo, un segnale di responsabilità dello Stato – spiega Emanuele Fontani -. Un’opera pubblica così strategica per la sicurezza, la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente, non può essere imposta, serve un processo di coinvolgimento dal basso che porti a manifestazioni di interesse consapevoli. Perciò è stata scelta la consultazione pubblica nazionale", chiarisce.

Attraverso il confronto, insomma, Sogin pensa di poter persuadere comuni e Regioni su quanto di buono ci sia in termini di investimenti, occupazione e sviluppo locale. Tutti vantaggi garantiti a suon di milioni di euro (ne sarebbero stati stanziati circa 900) e accompagnati dall'assicurazione che il livello di sicurezza, "come avvenuto in altri Paesi europei", sarà "massimo". 

Trecento osservazioni ma nessun volontario

Fino ad ora non sembra esserci la corsa dei comuni ad alzare la mano. Anzi se possibile fioccano le manifestazioni contrarie: dalla Sardegna alla Basilicata, passando per il Lazio, sono tanti i "no" motivati spediti all'indirizzo di Sogin. Salvo annunci non seguiti da atti formali, insomma, al momento non si registrano autocandidature. Motivo questo di grande preoccupazione per la società di gestione del nucleare italiano: è chiaro, anche per via delle passate esperienze, che l'imposizione di una infrastruttura di questo genere darebbe luogo a manifestazioni e sollevazioni popolari politicamente insostenibili.

Lo stesso Fontani aveva detto in passato che i "possibili fattori di rallentamento del processo" che riguarda anche "rischi autorizzativi per ritardi amministrativi, e rischi di localizzazione connessi alla mancanza di autocandidature" - leggasi popolazioni ostili e amministrazioni poco collaborative - vanno superati.

Se la consultazione pubblica che si è conclusa qualche mese fa a detta dell'ad "è andata bene" perché, spiega, "abbiamo ricevuto oltre 300 osservazioni e proposte tecniche da Regioni, Provincie, Comuni, associazioni, singoli cittadini", è evidente che le osservazioni non sono vincolanti. La fase cruciale sarà quella che segue. "Siamo convinti che con una consultazione pubblica così articolata arriveremo a condividere la scelta con il territorio - dice Fontani a Repubblica - Al termine del seminario riprenderà la consultazione per ulteriori approfondimenti. Sono arrivate osservazioni e proposte da tutte le regioni - precisa -: Toscana, Basilicata, Puglia, Lazio, Piemonte, Sicilia e Sardegna". Ma a ben vedere nessuna candidatura.

Persuasione e trattative bilaterali

Cosa succederà se nessuno si farà avanti? L'Ad parla di "trattative bilaterali con le Regioni", unite alla convinzione che "i cittadini sono disponibili a ragionare". Su quale piano, è presto detto: in tempi di pandemia e crisi economica, la promessa di investimenti nel territorio che significa "4mila posti di lavoro l’anno per quattro anni di cantiere, tra diretti, indiretti e indotti". Durante la fase di esercizio, invece, l’occupazione diretta è "stimata in circa 700 addetti, fra interni ed esterni, con un indotto che può incrementare l’occupazione fino a un migliaio di unità". 

La fase del Seminario Nazionale si articolerà in sessioni di lavoroterminerà il 24 novembre prossimo, con una seduta plenaria di chiusura, si legge ancora nel sito. Al termine, altri 30 giorni per le ulteriori osservazioni. L'individuazione dell'area su cui realizzare il sito unico è prevista per la fine 2022. Salvo intoppi.