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Luca Delfino, killer spietato e con problemi mentali in Rems è a rischio evasione

Gli abitanti del quartiere genovese di Prà dove sorge la struttura sanitaria dove dovrebbe scontare la pena il detenuto ritenuto pericolosissimo hanno spiegato: "Siamo terrorizzati perché la convivenza coi pazienti è impossibile e assistiamo a continue fughe”

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Luca Delfino e Antonella Multari nel riquadro a sinistra
Luca Delfino e Antonella Multari nel riquadro a sinistra (Foto Ansa)

Gli abitanti di Prà, quartiere di Genova noto per il primo porto italiano e per il primo basilico al mondo, hanno paura. Da quando è stata aperta una REMS, cioè una di quelle strutture che accolgono responsabili di reati che hanno problemi mentali, sulle alture della zona, ci sono state varie “evasioni” (il termine è virgolettato perché in realtà non si tratta di una fuga da un carcere, proprio perché invece si tratta di strutture sanitarie), facilitate dal fatto che non ci sono agenti di polizia penitenziaria, ma solo una vigilanza interna e che è facilissimo scavalcare la rete e poi andare in giro.

In genere, vengono ritrovati subito o quasi, in un caso la fuga si è conclusa drammaticamente: Pietro Bottino, un ultras del Genoa condannato a quattordici anni di carcere e tre in una REMS dopo avere sparato a due tifosi nel 2014 e anche a un’auto in autostrada, è morto in un incidente motociclistico in una galleria di Voltri, dopo una caduta rovinosa fra la A10 e la A26, a pochi metri dalla struttura da cui era scappato poche ore prima. Insomma, al “Secolo XIX” che li intervistava, gli abitanti di Prà hanno spiegato che “La struttura sanitaria è un colabrodo. Siamo terrorizzati perché la convivenza coi pazienti è impossibile e assistiamo a continue fughe”. Il punto è che uno dei prossimi ospiti della REMS di Prà sarà un detenuto ritenuto pericolosissimo.


La storia è di quelle impressionanti, anche perché dal punto di vista tecnico-giuridico è tutto assolutamente corretto e quindi è una sorta di dilemma irrisolvibile, almeno a seguire solo la legge e non la logica. Funziona così: c’è un signore che si chiama Luca Delfino, ex barista che nel 2017 ha ucciso la sua ex fidanzata per strada, a Sanremo, con una violenza incredibile, a coltellate, ed è stato arrestato ancora pieno di sangue. È stato un omicidio premeditato e, da quel momento, per salvare almeno la memoria della loro ragazza, i genitori di Antonella Multari hanno lottato per avere la legge sullo stalking, perché purtroppo era quasi scritto che sarebbe finita così. Delfino, poi, era stato indiziato, processato e poi assolto per l’omicidio di un’altra ragazza, Luciana Biggi, nei vicoli di Genova. Ma per questa storia è stato assolto, perché mancava la prova finale che fosse stato realmente lui. Una storia di telecamere rotte, di buchi nell’inchiesta, di ovvia e giusta ricerca di colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”. Però, il problema è che Luca Delfino è malato.

Ed è malato di una patologia difficilmente curabile, perché ci sono mali dell’anima contro cui non si può far nulla
Durante i processi sono emersi suoi comportamenti strani in carcere, l’accusa a un certo punto ha detto che avrebbe confessato nuovi istinti di vendetta, veri o presunti per carità, a suoi compagni di cella. Insomma, non è un detenuto “normale”, Luca Delfino. E c’è un punto decisivo: una legge del Parlamento, sacrosanta, una legge di civiltà, voluta dall’allora Guardasigilli Andrea Orlando, ha abolito gli ospedali psichiatrici giudiziari, che erano gli unici manicomi rimasti aperti a quarant’anni dalla chiusura dei manicomi e dalla legge 180, spesso e volentieri veri ghetti di dolore e disperazione, un gradino sotto la civiltà. Il problema è che, come spesso accade, dopo una legge giusta non sono arrivate le dotazioni normative (ed economiche) adeguate per sostenerla e le REMS che avrebbero dovuto sostituirle non ci sono in tutte le Regioni e spesso non assicurano livelli di sicurezza adeguati.


In questo la Liguria è assolutamente all’avanguardia e ha addirittura due strutture. Ma Brunello Brunetto, presidente leghista della Commissione sanitaria regionale, ma soprattutto primario di anestesia e direttore del dipartimento dei reparti di emergenza e urgenza della sua zona, quella di Savona, prima di essere un politico è un uomo di straordinaria sensibilità e buonsenso. E quindi ha preso carta e penna – coinvolgendo i suoi compagni di gruppo Alessio Piana, Sandro Garibaldi, Mabel Riolfo e Stefano Mai – per chiedere di “garantire la sicurezza al personale sanitario, ospiti e cittadini che vivono vicino alle strutture che potrebbero ospitare due noti autori di omicidio”. Uno dei quali, per l’appunto, è Luca Delfino.


Spiega Brunetto: “Le REMS sono strutture sanitarie che accolgono autori di reato affetti da disturbi mentali, per inserirli in un percorso di cura che di norma precede il loro ritorno in comunità o in libertà. In Liguria sono due: Villa Caterina, sulle alture di Genova Prà, deputata a ospitare gli autori di reato di pertinenza ligure, e quella di Calice al Cornoviglio, unica in Italia ad accogliere gli autori di reato anche da fuori regione. La normativa nazionale vigente non prevede un servizio di sicurezza nelle REMS attraverso il Corpo di Polizia Penitenziaria, ma ciò avviene esclusivamente a carico delle strutture stesse.

Secondo indiscrezioni di stampa, la REMS di Genova Prà, potrebbe dover ospitare un noto condannato per omicidio, mentre in quella di Calice al Cornoviglio (SP), potrebbe arrivare un noto autore di duplice omicidio. Ho avuto modo di visitare recentemente entrambe le strutture per avere il quadro completo della situazione sanitaria dei detenuti e anche per capire l’interazione delle REMS con le comunità locali. Ho quindi ritenuto utile presentare un’interrogazione in Consiglio regionale affinché, presso le REMS, venga garantito un servizio di sicurezza ottimale che preservi l’incolumità del personale sanitario, degli ospiti delle strutture e di coloro che vivono nei pressi delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza presenti sul territorio regionale”.

Per la precisione, a Prà dovrebbe andare Delfino, mentre a Calice al Cornoviglio, in provincia della Spezia, dovrebbe essere ospitato Alejandro Augusto Stephan Meran, autore del duplice omicidio di due poliziotti a Trieste nell’autunno del 2019. Entrato in questura aveva disarmato e ucciso i due agenti, ferito un piantone e ingaggiato uno scontro a fuoco con altri agenti, prima di arrendersi solo dopo essere stato ferito. Al termine del processo è stato assolto per vizio totale di mente, ma condannato a stare trent’anni in una REMS.

L’assessore alla sanità di Regione Liguria Angelo Gratarola, anche lui medico di prima linea, che ha guidato il Pronto Soccorso di San Martino, l’ospedale più grande d’Europa, e il dipartimento emergenza-urgenza “ha spiegato – spiega il resoconto ufficiale del consiglio regionale ligure - che le REMS di Genova–Prà e di Calice al Cornoviglio ricevono ogni anno un finanziamento per coprire l’intera gestione delle attività, di cui una parte è destinata alla sicurezza legata agli aspetti edilizi e alla vigilanza, e che, al di là dei casi mediatici, sono già presenti nelle due strutture pazienti che hanno compiuto delitti anche gravi. Gratarola ha, comunque, assicurato l’attenzione della giunta sul tema”.

Ma le parole decisive dell’assessore sono proprio queste: "La REMS non è un carcere, è possibile evadere anche se sono stati messi in campo sistemi di controllo. Ma naturalmente non ha regime carcerario, un minimo di margine di manovra da parte di soggetti che vogliono uscire dalla struttura c'è. Serve un'interlocuzione piuttosto stretta con il ministro della Giustizia, perchè dalla Rems, residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, cui dovrebbe essere affidato Delfino, è possibile evadere”. E per qualcuno già questa frase ha riaperto un incubo.

 

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