[Il caso] Nuova nave migranti in arrivo, Salvini vuole lo stop in mare e il muro in Friuli. Agguato M5S al decreto Sicurezza

La notizia di due emendamenti firmati 5 Stelle contro il “muro” a mare di Salvini piomba nel pieno della cena con Putin. Oggi il ministro a Trieste cavalcherà l’ipotesi di 240 km di fio spinato per proteggere i confini di terra a est. Nave italiana ha soccorso 54 naufraghi. Divieto anche per loro

Migranti alla deriva su un barcone. A destra, il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Migranti alla deriva su un barcone. A destra, il ministro dell'Interno Matteo Salvini

Il Movimento 5 Stelle vuole affossare il decreto sicurezza bis, quello che secondo Salvini deve chiudere i porti e i mari italiani e che doveva portare “in galera” la comandante Carola Rackete. Salvini lo vuole invece rendere ancora più “stringete”, “meno interpretabile” in modo che poi non ci sia un giudice con pretese di interpretazione giuridica ma che si faccia come dice il ministro dell’Interno e basta. Le navi delle ong hanno ripreso il mare. Ieri verso le 19 la nave Alex, un diciotto metri a vela che dovrebbe lavorare in appoggio alla Mare Jonio della ong Mediterranea che però è sotto sequestro, ha recuperato nelle acque Sar libiche 54 persone di cui una donna incinta e vicina a partorire. Era arrivata sul posto anche la Guardia costiera libica che però è tornata indietro e mani vuote. Salvini ha già detto che “o vanno in Tunisia, il porto sicuro più vicino oppure saranno avviate tutte le procedure per evitare che il traffico di esseri umani abbia l’Italia come punto di arrivo”.

Le colpe infinite della Libia

Nello stesso tratto di mare è stato trovato un resto di gommone: testimoni dicono, e Unhcr conferma, che sarebbero morte circa 80 persone. Chissà se finiranno in quella contabilità di sommersi e salvati che qualche organizzazione umanitaria si ostina a tenere ma che sempre di più infastidisce la narrazione dei governanti. Perchè è chiaro che nessuno vuole alimentare il traffico di esseri umani e il business del racket. E’ altrettanto chiaro che da mesi, diciamo pure un anno, in Libia nulla più è stato fatto per contrastare quel traffico che non può dunque certo essere combattuto una vota che le imbarcazioni sono in mare.

La guerra continua. Sui migranti

Ci si chiedeva, ieri mattina, in una giornata che ha ruotato intorno alla visita di Vladimir Putin, cosa s’inventerà adesso Salvini per tenere alta l’attenzione. Scartato, per fortuna, il rischio procedura, chiusa la finestra del voto a settembre e rinviato a dopo l’estate il match sulla legge di bilancio e sulle coperture per fare la flat tax, è inimmaginabile che il leader della Lega possa andare in vacanza e sparire dai social per due mesi. Come potrà dunque il Capitano tenere alta l’attenzione? “Intanto domattina va a Trieste - sorrideva ieri a fine mattinata un deputato leghista - dove si comincia a parlare del nuovo muro a Est della città”. Quello d’acciaio lungo 230 km, come annunciato dall’amico governatore Fedriga, per chiudere i varco ai migranti di terra di cui non si parla ma che continuano inarrestabili a arrivare dal confine dell’est, nonostante gli altri muri dei paesi sovranisti amici. Tra il muro a terra e quello a mare, va da sè che sarà come sempre l’immigrazione il podio da cui cercherà di raccogliere e aumentare il consenso.

Due emendamenti

Uno spartito stanco. Di cui ieri nel tardo pomeriggio, mentre erano tutti appesi alle parole di Putin, a tratti europeista e un attimo dopo anti Nato, è stato imbastito l’ennesimo antefatto. Terminata la giornata di audizioni in commissione Affari costituzionali e Giustizia sul decreto sicurezza bis (che dovrà essere convertito in legge entro il 13 agosto) atteso al voto dell’aula intorno al 23 luglio (non a caso quindi quando la finestra del voto anticipato è chiusa da tre giorni), messe in fila le numerose critiche arrivate soprattutto dalle Nazioni Unite, i 5 stelle hanno presentato due emendamenti nei fatti soppressivo dell’articolo 1 del decreto. Il più importante e qualificante, secondo Salvini, quello che nei fatti chiude il mare e i porti alle imbarcazioni delle ong per questioni di sicurezza nazionale legate al rischio terrorismo.

Due deputate “vicine” al presidente Fico

L’emendamento-bomba porta la firma delle deputate Yana Ehm e Simona Suriano, entrambe di provata fede fichiana e consente l'ingresso in Italia delle navi di Ong impegnate nel salvataggio di migranti in acque Sar. “L'obiettivo è non rendere l'Italia responsabile di violazioni del diritto internazionale” ha dichiarato Suriano. Le proposte di modifica sono due e puntano a smontare il primo articolo del decreto in base al quale “con provvedimento da adottare di concerto con il ministro della Difesa e con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e informato il presidente del Consiglio. Il ministro dell’Interno può limitare o vietare l'ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Il primo emendamento sostituisce le parole “per motivi di ordine e sicurezza pubblica” con le seguenti: “Per motivi di comprovate e palesi minacce all'ordine e sicurezza pubblica”. Con questo intervento le deputate 5 Stelle intendono “rendere meno generico l'intervento normativo in modo da distinguere i possibili piani di intervento e razionalizzare la distribuzione di poteri tra i vari ministeri competenti”.

Violato il diritto internazionale

Il secondo emendamento firmato dalle deputate M5S punta ad estendere la norma anche alle “navi coinvolte in operazioni Sar”. “Le convenzioni internazionali - ha spiegato Suriano - prevedono che le operazioni di salvataggio comincino quando si salva il naufrago e siano concluse solo quando quest'ultimo approda in un porto sicuro. Finché non approda, non finisce l'operazione Sar. Non ammetterlo sarebbe una violazione del diritto del mare”. L’obiettivo dichiarato di entrambe le modifiche è evitare che l’Italia “sia responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale e quindi venga sanzionata”. Gli emendamenti sono stati scritti, diffusi tra i pochi giornalisti presenti alla Camera intorno alle 20 ma non ancora presentati (il termine scade martedì 9 alle 15) e hanno subito mandato di traverso la cena a villa Madama in onore di Putin. Al tavolo centrale in cui sedevano 10 della delegazione italiana tra cui Di Maio e Geraci, Salvini e Moavero e otto di quella russa tra cui Putin e Lavrov, la notizia dell’emendamento ha quasi fatto saltare la necessaria quiete diplomatica. Banditi i cellulari e quindi i messaggi via whatsapp, i due vice si sono in qualche modo parlati e hanno fatto pervenire, dopo più di un’ora la loro posizione.

“Un atto gravissimo”

Per Salvini ha parlato il sottosegretario Nicola Molteni: “Il testo di entrambi gli emendamenti è gravissimo. I grillini dicano da che parte vogliono stare, con la legalità o con i trafficanti che umiliano le nostre forze dell’ordine”. A stretto giro, dopo qualche minuto, arriva la presa di posizione dei vertici del Movimento: “Non c'è alcun emendamento che apre alla possibilità di far entrare imbarcazioni non autorizzate in acque italiane. Al contrario, come già ribadito, noi siamo per la confisca immediata dell'imbarcazione laddove questa viola le leggi dello stato italiano, per poi darla in dotazione alle nostre forze dell'ordine e abbiamo già pronto l’emendamento”. Che aggiungono: “Qualsiasi altra iniziativa non in linea con questa posizione è da ritenersi del tutto personale e non riceverà il sostegno del M5S”. Dunque l’ ardire delle due deputate è stato, verrebbe da dire, colpito e affondato nell’arco di un’ora. E bisognerà vedere ora se e con quale seguito le onorevoli Ehm e Suriano riusciranno a tenere il punto della loro proposta.

L’appello dell'Unhcr

Ciò che le ha convinte ad andare contro il diktat dei vertici del Movimento è stata prima l’ordinanza del gip Vella di Agrigento che ha liberato Carola e smontato gli articoli 1 e 2 del decreto e poi, ieri, l’audizione di Andrea De Bonis, il funzionario per la Protezione dell’Unhcr. “Il Parlamento - ha spiegato De Bonis - riconsideri gli articoli 1 e 2 del decreto che possono ostacolare le operazioni di salvataggio in mare che sono invece un imperativo del diritto internazionale”. E poi alcun numeri, la fotografia di una tragedia che nessuno vuole più vedere. “La stima dei morti nel Mediterraneo è cresciuta - ha spiegato De Bonis - al 30 giugno su 2768 arrivi abbiamo 341 morti o scomparsi nel Mediterraneo centrale. La media è di uno su 8. Nel 2015 ne moriva uno ogni 269. Nel 2018 uno ogni 51”.

Ma la nave Alex arriverà in porto

E’ chiaro che sarà questa l’ultima vera tensione di governo prima delle vacanze. L’ultimo, sempre più debole a dir la verità, spauracchio di una crisi che nè Salvini nè Di Maio vogliono o cercano per quanto i rispettivi più fidati collaboratori, soprattutto di Salvini, spingano invece per il voto anticipato. Tutto dipende da quanto Di Maio sarà disposto ad ingoiare. E quanto Salvini vorrà mostrarsi perentorio con i suoi “alleati”. Di certo vuol fare il muro in Friuli. E rendere ancora più severo il decreto. Alzando multe e sanzioni che dovranno essere immediatamente pagate e onorate. Allo studio anche un modo per impedire anche alla navi delle ong italiane di entrare nelle acque nazionali. La barca a vela Alex, ad esempio, con il suo carico di 54 naufraghi, potrà entrare senza chiedere alcun permesso nel porto italiano più sicuro perchè, appunto, italiana. Salvini vuole impedire anche questo “buco” nel muro alzato nel Mediterraneo per evitare che improvvisamente si attivino un numero imprecisato di ong italiane con navi di salvataggio. Messa così diventa una sfida tra il gatto e il topo, dove il ministro dell’Interno si sente il gatto e le navi delle ong dei poveri sorci destinati a fare una brutta fine. Vedremo. “Ho la sensazione - dice Emanuele Fiano (Pd) - che Salvini sia entrato in un imbuto di conflitto con le leggi internazionali. In più ha un ministro degli Esteri che considera la Libia un porto non più sicuro. Non so il governo come intende uscire da questo angolo. Sarà la Corte Costituzionale a fissare la verità rispetto a questo intreccio di norme”. Nel frattempo, si muore nel Mediterraneo. E per qualcuno sono solo effetti collaterali