[Il caso] Il comandante-senatore De Falco: "Carola sarà presto liberata. Ha fatto il suo dovere: ha portato in salvo i passeggeri"

Per la Sea Watch 3 è stato applicato per la prima volta il decreto Sicurezza bis. Il ministro Salvini lo vuole rendere ancora più severo e stringente. Ma sarà battaglia davanti alle corti Internazionali e alla Corte costituzionale. Che, una settimana fa, ha già bocciato una parte importante del primo decreto sicurezza. A Lampedusa una brutta giornata per la democrazia

[Il caso] Il comandante-senatore De Falco: 'Carola sarà presto liberata. Ha fatto il suo dovere: ha portato in salvo i passeggeri'

La "manovra" è stata veramente sbagliata e il comandante della Sea Watch 3 dovrà spiegarsi in fretta e con dovizia di dettagli per dimostrare che non c'è stata volontarietà nell'andare contro la pilotina della Guardia di finanza durante le fasi di attracco al porto di Lampedusa. Però alla fine potrebbe anche essere "solo" questo il motivo per cui Carola  Rackete è stata arrestata e ora è agli arresti domiciliari in una casa dell'isola. Indirizzo segreto perché si temono rappresaglie visto e considerati il disprezzo, la violenza, la volgarità con cui è stata accolta nel porto di Lampedusa da un gruppo organizzato dalla leader locale della Lega, Angela Malaventan che urlante come non mai, ha trovato finalmente il suo momento di gloria sotto la Sea Watch pronosticando che "stasera ci scappa il morto".

Brutta giornata a Lampedusa 

Il morto per fortuna non c'è scappato. Anche se ieri a Lampedusa sono morte tante altre cose: il buon senso, che se ne sta sempre più "nascosto" come scriveva Manzoni, la misura, l'umanità, il rispetto, il decoro. Non si tratta di buonismo ma di quell'insieme di elementi che fanno la differenza tra gli uomini e le bestie. 

Terminata in qualche modo la battaglia a mare, inizia ora quella legale e in punta di diritto e avrà un palcoscenico internazionale. Da un piccolo tribunale della Sicilia, questa storia arriverà in Cassazione ma prima ancora alla Corte Costituzionale e davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. In tutti questi passaggi si cercherà finalmente di arrivare a mettere un punto su quali sono le modalità, i criteri e i confini del soccorso in mare. Regole a dir la verità già scritte da varie Convenzioni Internazionali ma che Salvini ha deciso di fare a pezzi con il Decreto Sicurezza bis e varie direttive e circolari ad esso collegate. 

Il decreto sicurezza bis

In premessa va ricordato che il Sicurezza bis, approvato il 13 giugno, prevede - articoli 1 e 2 - la chiusura delle acque territoriali italiane e quindi dei porti alle navi che trasportano migranti o altro e nei confronti delle quali c'è il sospetto che possano trasportare pericolosi terroristi. C'è dunque la sacrosanta necessità di difendere l'Italia dalla minaccia terroristica - compito primario del ministro dell'Interno - dietro lo spirito e i principi che hanno ispirato il Sicurezza bis. A ben vedere è anche l'unico appiglio per giustificare la chiusura di porti e tratti di mare che altrimenti non sarebbe possibile in alcun modo sulla base di precise convenzioni internazionali. Due soprattutto: Amburgo e Montego bay. Entrambe, ed hanno la supremazia rispetto alle leggi nazionali,  dicono che il soccorso in mare è sempre obbligatorio a prescindere dai confini e dai limiti delle acque territoriali e SAR (search and rescue) che regolano le attività in mare dei vari stati dividendole in specifiche aree di competenza. Insomma, per dire ad una nave "tu dal mio mare non solo non passi ma neppure lo attraversi", è necessaria la presenza o il rischio di una minaccia. Il terrorismo lo è certamente. 

Divieto solo per ong?

Questo è stato il motivo per cui il Presidente della Repubblica ha, pur tra mille dubbi, alla fine firmato il Decreto Sicurezza bis (che ha anche una parte molto dura su sicurezza urbana e ordine pubblico su cui è facile immaginare ulteriori discussioni nel breve periodo). Il punto è che quella minaccia va ogni volta dimostrata. Altrimenti  è una discriminazione contro le navi delle ong, alla fine le uniche a cui può essere negato l'approdo. Ne sono la controprova gli oltre mille sbarchi che si sono verificati in questi primi sei mesi a Lampedusa, tutti immigrati arrivati via mare su barchini piccoli che sfuggono ai radar e raggiungono direttamente la banchina del porto di Lampedusa. 

In nome della legge

In nome, quindi, del Sicurezza bis il ministro Salvini ha potuto trattenere una nave con 43 persone a bordo in mare per 17 giorni,  ha potuto far arrestare Carola con l'accusa di "'resistenza o violenza contro nave da guerra" e far presidiare il porto di Lampedusa in assetto da guerra. Creare le condizioni, cioè, per quel triste teatrino andato in scena ieri a Lampedusa, pagina triste  e buie della Repubblica. 

Il punto è che il Decreto potrebbe essere sbagliato, basato su presupposti giuridici errati, una gigantesca perdita di tempo.  Che è poi quello che dice il comandante Gregorio De Falco, entrato al Senato con i 5 Stelle ma andato presto in conflitto per via  del "matrimonio" con la Lega e passato alla Storia per l'urlo via radio a Schettino, allora comandate della Costa Concordia, "Torni a bordo, cazzo". De Falco studia da mesi le direttive che fanno da apripista per il Decreto e quindi la chiusura dei porti. E da profondo conoscitore delle leggi del mare, non ha  dubbi: "Carola sarà presto liberata. Fatti gli accertamenti da parte della Procura, infatti, tutti si dovranno rendere conto che "non ci sono gli estremi giuridici per tenerla in stato di fermo.  Dovrà essere liberata per civiltà giuridica e umana".

Il dovere di salvare vite

Il comportamento di Carola Rackete, ha spiegato De Falco,   "è stato quello di una persona che ha piena consapevolezza del gravoso onere che incombe sul comandante di una nave soccorritrice di completare l'operazione di soccorso attraverso lo sbarco delle persone".  Le convenzioni  internazionali, "imperativi giuridici che entrano nell'ordinamento a un livello superiore rispetto alle leggi ordinarie", dicono chiaramente che "Il comandante non è liberato dai propri obblighi finché non porta a terra le persone". Ecco perché, secondo De Falco, "non c'è stata alcuna violazione di legge rispetto alle quali, ancora una volta, vengono prima lo stato di necessità". A bordo delle Sea Watch 3 vivevano da tre settimane quasi 50 persone salvate dall'acqua e che la nave deve prima di tutto portare in salvo".

De Falco, prima che senatore, è ufficiale delle Capitanerie di porto in questi anni protagonista delle varie emergenze immigrati e però, come si vede, ora abbastanza defilate. Il ministro dell'Interno preferisce operare con la Guardia di finanza. A suo avviso tutti i tentativi fatti in questi mesi per chiudere i porti e i mari andranno presto a schiantarsi contro il diritto Internazionale. 

Come un'ambulanza 

Salvini ha usato spesso in queste ore la metafora del posto di blocco: se una macchina non si ferma all'alt, viola le legge, l'auto viene sequestrate e il conducente arrestato. Così la nave che non si ferma allo stop intimato dalle forze di polizia che presidiano le acque nazionali. "Nulla di più sbagliato" taglia corto De Falco. "Il paragone corretto va fatto con l'ambulanza o con una macchina privata che debba portare un ferito in ospedale e, mostrando il fazzoletto bianco o suonando il clacson, deve ottenere la priorità sul traffico". Non è un caso se ieri tra le numerose comunicazioni del Viminale c'è stata quella che aggiornava sul fatto che "i 40 sbarcati sono in buone condizioni di salute e i primi screening medici negano ogni stato di emergenza. 

Sarà una battaglia in punta di diritto. "Le imbarcazioni dalla Guardia di finanza non sono imbarcazioni da guerra" insiste De Falco indicando la strada per far venire meno l'arresto stesso di Carola. Ma lo scenario "da guerra" è necessario  per tenere in piedi tutto l'impianto giuridico del Sicurezza bis basato appunto su emergenza e rischio per la sicurezza nazionale, Come può la Sea Watch essere un rischio per la sicurezza nazionale? Il procuratore Patronaggio ha dato seguito per filo e per segno al dettato del decreto appena entrato in vigore. 

Questione di diritto, legalità e umanità 

Salvini intanto si mette sul petto un'altra vittoria. Che non esiste, però. In realtà i migranti arrivano, con la Sea Watch e con le piccole imbarcazioni di cui nessuno parla. Li fa arrivare lo stesso Salvini con i corridoi umanitari. Se c'è stato un momento in Italia in cui si è abusato dell'ospitalità degli italiani, questo non vuole dire che adesso sia giusto schierare le navi da guerra nel Mediterraneo. Che, anzi, c'erano per fare soccorso ma sono state ritirate insieme con la missione Sofia. Sappiamo poi che il ministro Trenta (Difesa) e delle Infrastrutture (Toninelli) sono stati nei fatti esautorati da Salvini che con il Decreto Sicurezza bis ha preteso, tra le altre cose, di essere l'unico coordinatore della gestione porti e migranti. 

I 43 migranti della Sea Watch dovevano, pur rimarcando che il porto sicuro più vicino sarebbe stato altrove tra la Tunisia e Malta, essere fatti scendere subito, chiudere la vicenda umanitaria e aprire, una volta di più, quella politica. Si è preferito invece usare questa storia per dividere, mostrare i muscoli. Farne una questione ideologica, destra, sinistra. Rumore inutile, pericolosa propaganda che non risolverà mai il fenomeno migratorio.

La Corte ha già bocciato

E' utile ricordare due importanti decisioni delle ultime settimane. La Corte Costituzionale ha bocciato il primo decreto sicurezza di Salvini nella parte in cui dava super poteri ai prefetti sottraendoli ai sindaci.  A dimostrazione che il vizietto di Salvini di confondere i confini tra poteri e competenze trova subito barriere invalicabili. La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) proprio una settimana ha bocciato il ricorso della Sea Watch 3 che chiedeva all'Italia di essere soccorso poiché era nelle sue acque SAR (non territoriali). Sarà dunque molto interessante capire come sviluppa giuridicamente il caso Seawatch. 

L'Europa non può dare lezioni 

Francia, Germania, Lussemburgo ieri si sono permesse di dare lezioni all'Italia: "Non criminalizzate il soccorso in mare". Fa un certo effetto sentirlo dire da chi (Germania) seda i migranti per metterli su aerei con destinazione Italia, da chi (Francia) li mette su pulmini per scaricarli al di là del confine italiano. L'Europa non ha diritto di parlare visto che da sei anni lascia l'Italia sola. Dovrebbe solo, finalmente, agire, superando Dublino e dando il via al permesso di soggiorno europeo. Buoni propositi per la nuova Commissione.