Cyberbullismo: si combatte con la cultura della web reputation

Cyberbullismo: si combatte con la cultura della web reputation
di Askanews

Roma, 26 nov. (askanews) - In Italia tre adolescenti su dieci sono vittime di bullismo e l'8,5% è finito preda dei cosiddetti cyberbulli. Dati fotografati recentemente dall'Osservatorio nazionale adolescenza che monitora le problematiche degli adolescenti italiani. Comparando i dati degli ultimi due studi a destare preoccupazione è l'abbassamento progressivo dell'età dei minori coinvolti. Giovani, quindi, sempre più vittime del web, senza il controllo dei genitori ma soprattutto privi di norme di condotta a cui adeguarsi quando ci si imbatte sui social network. Di questi temi si è parlato nel corso del convegno dal titolo "Cyberbullismo e web reputation: regole di comportamento sociale e strumenti di prevezione", organizzato nella sede del Consiglio di Stato.L'incontro ha acceso l'attenzione sulla necessità di una diffusione della cultura dell'importanza del dato personale sul web. Quello della consapevolezza è senz'altro un tema prioritario sul quale in Italia si stanno facendo passi importanti, come dimostra il recente studio Global Advisor di Ipsos, condotto in 28 Paesi che rileva come la consapevolezza del cyberbullismo nel nostro Paese è passata dal 57% del 2011 al 91% del 2017.Ad allarmare è anche il fatto che nella galassia del cyberbullismo vittime e carnefici sono sempre più giovani. Ne è dimostrazione che il 4% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni e il 5% dagli 11 ai 13 anni dichiara di aver filmato o fotografato un coetaneo nel mentre che qualcuno gli faceva del male, senza intervenire, pur di immortalare il momento e renderlo poi virale. Consapevolezza che tuttavia non si traduce automaticamente in denuncia della volenza subita, visto che il 74% delle vittime non ha il coraggio di parlare con la famiglia o gli insegnanti."Vogliamo dimostrare che soltanto diffondendo una cultura dell'importanza della propria ed altrui reputazione online ed una cultura del dato personale sul web si combatte il cyberbullismo", ha detto nel suo intervento Simona Petrozzi, Web Reputation Specialist e titolare di SIRO Consulting Social Intelligence & Reputation Online. "Tutto parte quindi dal concetto di rispetto dell'altra e dell'altro, chiunque esso sia, che è imprescindibile. Gli studenti di ogni età devono essere sensibilizzati - ha poi detto la Petrozzi - ad un uso responsabile della rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in un campo libero e non protetto".Secondo Francesco Gambato Spisani, Consigliere di Stato Sesta Sezione Giurisdizionale, "esiste una legge in materia, purtroppo poco conosciuta. Buona o cattiva che sia, è un punto di partenza". Per Caterina Flick, avvocato penalista specializzata in diritto dell'informatica e privacy, "in caso di crisi non si deve lasciare perdere sperando che le cose si risolvano. É necessario intervenire con tutti gli strumenti a disposizione, legali e non, perché i ragazzi possano muoversi e confrontarsi in un web sano e sicuro".A sottolineare l'importanza di un approccio sano al web è Isabella Corradini, Psicologa sociale e Presidente di Themis (centro ricerche socio-psicologiche e criminologico-forensi), secondo la quale "le azioni aggressive in rete sono reali e non virtuali, così come lo sono le conseguenze prodotte sulle persone. È necessario quindi considerare sia problematiche di sicurezza, come il furto dei dati e le molestie via web, sia quelle di salute, come le tecno-dipendenze".Prevenzione è anche e soprattutto educazione, come ha spiegato Raffaele Focaroli, Pedagogista e Giudice Onorario del Tribunale dei Minorenni di Roma. "Affrontare la problematica del cyberbullismo ed in particolar modo dell'orientamento dei giovani di fronte a nuovi canali comunicativi, come quelli informatici, sta a significare l'adozione di azioni educative volte ad arginare le problematiche connesse al web. È pertanto importante - ha sottolineato il pedagogista - affrontare certamente le tematiche sotto il profilo legale e giuridico ma è fondamentale, se non prioritario, considerare gli aspetti più propriamente pedagogici e sociali".