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[L’inchiesta] Famiglie feroci e moderne. Sfigurano volti e nessuno tradisce. Ecco la quarta mafia

La lezione del magistrato Giuseppe Gatti: “Qual era la caratteristica della camorra cutoliana? Era la ferocia. La stessa che oggi vediamo nella quarta mafia. Il 90% dei morti di mafia garganica non hanno più il volto. Devono essere uccisi, ma non solo, devono essere cancellati. Gli si spara in faccia a distanza ravvicinata per sfigurarli. Che significa togliere la memoria. Togliere il volto. Lo stesso vale per la lupara bianca. Non restituire la salma alla famiglia significa cancellare, non solo uccidere”

Raffaele Cutolo: 'O' Professore' della Camorra aveva occhi strategici sulla mafia foggiana
Raffaele Cutolo: "O' Professore" della Camorra aveva occhi strategici sulla mafia foggiana

Cresce la mafia foggiana, sale nel silenzio dei media, si ramifica ignorata da tutti, invade l’economia legale, la contamina, si insinua nell’agricoltura, nel turismo, e salda tradizione con modernità, diventando una quarta mafia, più importante della Sacra corona unita; temibile, feroce e ramificata come Camorra e Cosa nostra. La chiamano mafia di Capitanata, per la precisione, dal nome di un vecchio Giustizierato del 1200, poi di una provincia amministrativa del Regno di Napoli e, quindi, del Regno delle Due Sicilie. Oggi si irradia da Foggia a Lucera a San Severo, conta 64 comuni, e una nuova mafia che fa tremare nell’ombra.

La vecchia società

A delinearne i contorni fu qualche anno fa il Procuratore capo della Repubblica di Foggia, nel corso di una relazione presso il Csm. In quel caso si parlò di ben tre mafie di Capitanata: la mafia foggiana, la mafia garganica (operante nei territori di San Nicandro Garganico e Apricena) e la mafia cerignolana (Cerignola, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia), che avevano ripreso e sviluppato le attività criminali della vecchia Società Foggiana degli anni Ottanta, il primo nucleo mafioso del territorio.

Il Pm

A fare luce, oggi, sulla criminalità organizzata di Capitanata è il Pm della DDA di Bari, Giuseppe Gatti che, durante un convegno sui temi della legalità a Foggia, ha messo tutti in guardia da questa organizzazione che cresce di nascosto, sottovalutata o ignorata, ma capace di una potenza di struttura e di interessi da non temere confronti.

La quarta mafia

“Questa è la quarta mafia – ha detto Gatti - Una emergenza nazionale. La forza di questa mafia è che è diversa dalle altre organizzazioni criminali pugliesi: ha saputo mettere insieme un binomio vincente. Hanno saputo coniugare la tradizione con la modernità. La tradizione è quella del familismo mafioso, tipico della ndrangheta calabrese. Il vincolo di mafia e il vincolo di famiglia diventano la stessa cosa. Queste organizzazioni non fanno le affiliazioni. Non fanno i giuramenti. Non fanno i battesimi. Non ci sono riti di ingresso. Non c’è nessun salto di appartenenza: far parte della famiglia mafiosa e di quella biologica è la stessa cosa. Questo spiega l’assenza di collaboratori di giustizia. Se rompono il patto la famiglia li molla e restano soli”.

Le mire di Cutolo

Il Pm Gatti rivela anche un particolare storico poco noto. Su Capitanata aveva messo gli occhi, negli anni Settanta, il boss della Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo, che venne all’Hotel Florio di Lucera per fondare la nuova camorra pugliese: il suo obiettivo era trasferire sull’adriatico il controllo del contrabbando, e toglierlo dal tirreno, dove c’erano i marsigliesi. Un canale che poi sarebbe servito anche per la droga. Poi il piano naufragò perché contro Cutolo si scatenò una guerra di camorra a Napoli e provincia che ne annientò l’esercito.

La ferocia

“Qual era la caratteristica della camorra cutoliana? – ha continuato, nel convegno, il magistrato – Era la ferocia. La stessa che oggi vediamo nella quarta mafia. Il 90% dei morti di mafia garganica non hanno più il volto. Devono essere uccisi, ma non solo, devono essere cancellati. Gli si spara in faccia a distanza ravvicinata per sfigurarli. Che significa togliere la memoria. Togliere il volto. Lo stesso vale per la lupara bianca. Non restituire la salma alla famiglia significa cancellare, non solo uccidere”.

Tradizione e modernità

Ma la tradizione del familismo si accompagna, come detto, alla modernità. Questa nuova mafia è anche proiettata nel futuro. “Modernità cos’è? – dice ancora nel suo intervento il Pm Gatti – È capacità di fare rete. Infiltrazioni economiche. Questa è una mafia che attacca l’economia. È una agromafia, colpisce il pomodoro, colpisce il grano, colpisce il vino, diventa caporalato organizzato”.E ha il suo punto di forza nella capacità di isolare chi si mette contro. 

La cultura dell’incontro

“Infatti – dice Gatti – si combatte con la cultura dell’incontro. Le donne, nella prospettiva di dare un futuro al figlio, nell’incontro col figlio, fanno il salto. L’incontro è la vera strategia di contrasto. Questo è il percorso che stiamo facendo. E i compagni di viaggio sono cresciuti. Ci si tiene sempre più per mano. I successi sono evidenti. Quello che conta è far crescere la consapevolezza che questo fenomeno così devastante lo possiamo affrontare, ma tutti insieme”.

L’esperienza di Vieste

“L’esperienza di Vieste – conclude Gatti, ricordando un episodio che può essere il punto di ripartenza – è stata una vera e propria primavera, che non è finita. Nel 2008/2009 c’è stato il saccheggio mafioso del turismo a Vieste: devastazione nei campeggi, benzina nelle piscine, sparatorie la sera, furti, bigliettini, e poi rivolgiti a noi per la protezione, la solita logica. Ma che succede? Succede che la prima volta è stata la gente a dire basta. Quegli imprenditori che hanno subito tutti le stesse cose hanno deciso di prendersi per mano e dire basta: il coraggio della condivisione, il coraggio della cooperazione”. Così si combatte la quarta mafia.

Antonio Mennadi Antonio Menna, giornalista e scrittore   
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