Ilaria Cucchi: "Stefano morto di botte, di pregiudizi e di giustizia"

In un forum all'Ansa, la sorella del geometra romano deceduto dieci anni fa racconta il dolore e le vittorie lungo la strada per la verità. Strada non ancora conclusa

Ilaria Cucchi insieme all'avvocato Fabio Anselmo
Ilaria Cucchi insieme all'avvocato Fabio Anselmo
TiscaliNews

Dieci anni fa, il 22 ottobre, moriva Stefano Cucchi, il 31enne romano deceduto all'ospedale Pertini una settimana dopo l'arresto. Una morte apparsa subito oscura, avvolta dall'inquietudine del perché un uomo entrato in caserma sano perde la vita mentre si trova nelle mani della giustizia e dei medici. "Stefano è morto di botte, è morto di giustizia, di pregiudizi, tante persone sono responsabili della sua morte", ha detto Ilaria Cucchi, nel corso di un forum nella sede dell'Ansa. Da allora è stato un crescendo di vicende giudiziarie e lotte intorno alla instancabile ricerca della verità sulla morte del giovane geometra da parte della famiglia e, soprattutto, della sorella Ilaria. "I depistaggi, che tanto sono costati alla nostra famiglia, sono iniziati subito dopo che con il primo comunicato Gonnella e Manconi diedero la notizia della sua morte che fu rilanciata dall'Ansa", spiega la donna. 

Stefano morto di pregiudizi

"Vorrei che Stefano fosse ricordato come un simbolo, per ricordare tutti gli Stefano Cucchi - ha detto ancora rispondendo alle domande del direttore Luigi Contu e dei giornalisti che in questi anni si sono occupati del caso di Stefano -. Di indifferenza muoiono gli ultimi, per dare voce e speranza a chi non ha strumenti per fare le battaglie che servono. Per dare voce agli ultimi ecco come vorrei che mio fratello fosse ricordato", ha spiegato Cucchi. 

E su questo fronte, Ilaria ha parlato del dolore necessario della pubblicazione delle fotografie del cadavere vilipeso dalle percosse di Stefano. "Possiamo dirlo con certezza: quando scegliemmo di pubblicare le foto di Stefano martoriato sul tavolo dell'autopsia fu uno choc. Le foto del proprio figlio, pubblicate solo per far aprire gli occhi svegliare le coscienze ci è costato tantissimo ma è stato un simbolo. Mi sono chiesta se una famiglia debba essere sottoposta ad una ulteriore violenza, purtroppo sì è stato necessario", ha spiegato.

La ragione poi di tanta ostinazione nell'arrivare a un epilogo giudiziario è che "una sentenza in simili processi rappresenta un monito, un segnale, ai cittadini che devono continuare ad avere fiducia nelle istituzioni", che da questa vicenda escono con le ossa rotte. 

Infine l'immagine dei carabinieri protagonisti di quei giorni tragici e delle loro responsabilità. "Cosa devo chiedere oggi ai carabinieri imputati? Niente. Solo rispetto per Stefano e per tutti i loro colleghi onesti che ogni giorno svolgono un lavoro onesto e non devono essere accostati a persone del genere", ha precisato Ilaria.