Colpo di scena al processo Cucchi: carabiniere imputato ammette il pestaggio e chiama in causa due colleghi

In verbale il carabiniere Tedesco descrive il pestaggio di Cucchi avvenuto in caserma ad opera dei colleghi D'Alessandro e Di Bernardo. Ilaria Cucchi: adesso chiedano scusa a Stefano e alla famiglia

Ilaria Cucchi tiene in mano un manifesto con la faccia tumefatta del fratello morto
TiscaliNews

Il caso di Stefano Cucchi forse alla svolta finale. E' un vero colpo di scena quello che apre l'udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte del geometra di 31 anni, avvenuta nel 2009 nell'ospedale Pertini di Roma. Il pm Giovanni Musarò ha reso noto un'attività integrativa di indagine dopo che uno dei militari imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei carabinieri imputati per il pestaggio. "Il 20 giugno 2018 - ha detto il pm - Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio". In successive dichiarazioni ha poi chiamato "in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto". I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che "è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza".

"Gli dissi 'basta, che c... fate, non vi permettete". Parole quelle di Tedesco rivolte ai colleghi carabinieri che picchiavano Cucchi ma cadute nel vuoto. Di Di Bernardo e D'Alessandro (anche loro imputati come lui di omicidio preterintenzionale, ndr) dice che lui urlava di smetterla mentre uno "colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto" l'altro "gli dava un forte calcio con la punta del piede".

E' quanto si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. "Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore", ha spiegato Francesco Tedesco, sempre descrivendo le fasi del pestaggio di Cucchi nel verbale e accusando i carabinieri D'Alessandro e Di Bernardo. "Spinsi Di Bernardo - aggiunge Tedesco - ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra".

Ilaria Cucchi: chiedeteci scusa, chiedete scusa a Stefano

"Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi", scrive Ilaria, sorella di Stefano, il detenuto di 31 anni morto all'ospedale Sandro Pertini di Roma nove anni fa, nella sua pagina facebook. "Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni - scrive Ilaria -. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi".

"Oggi - ha dichiarato l'avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco - c'è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini - ha aggiunto Pini - individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo". 

Anche Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, esprime la sua gioia. "Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità". 

 Nove anni di silenzio alla fine dei quali Tedesco ha deciso di parlare. "All'inizio avevo molta paura per la mia carriera - dice al termine dell'interrogatorio - poi mi sono reso conto che il muro si stava sgretolando e diversi colleghi hanno iniziato a dire la verità". Tra questi il collega Riccardo Casamassima, l'appuntato che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta e che oggi dice a Tedesco "bravo, ti sei ripreso la tua dignità". "In tanti dovranno chiedere scusa", dice Ilaria  Cucchi. Salvini chiede che siano puniti "eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa". Gli fa eco il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: "Quanto accaduto è inaccettabile". La testimonianza di Tedesco attende ora di essere acquisita agli atti del processo: forse dopo nove anni la morte di Stefano Cucchi troverà la verità.