[L'analisi] Trionfo del centrodestra in Basilicata, la sinistra cede dopo 25 anni. Il M5S perde la metà dei voti

La Lega sfiora il 20 per cento, un anno fa era appena sopra il 6. Il Pd finisce sotto il 10% e il Movimento si ferma al 20% mentre era al 44% nel 2018. Berlusconi mantiene Forza Italia intorno al dieci per cento

Vito Bardi, candidato di centrodestra vittorioso, all'incontro con la stampa ad urne chiuse (Ansa)
Vito Bardi, candidato di centrodestra vittorioso, all'incontro con la stampa ad urne chiuse (Ansa)

Ci sono alcuni numeri chiave in questo voto regionale lucano che aiutano a fissare l’analisi della consultazione elettorale. Dopo 25 anni si chiude in Basilicata l’era biancorossa, un regno del centrosinistra fortemente caratterizzata verso il centro che ha avuto negli anni due nomi di riferimento: Emilio Colombo e la famiglia Pittella. Sette è il numero delle regioni che il traino di Salvini, negli ultimi dieci mesi, ha consegnato stabilmente al centrodestra spazzando via l’egemonia del centrosinistra. Undici sono a questo punto le regioni a guida centrodestra contro le 10 che ancora restano al centrosinistra, un “sorpasso” che nei fatti segna una svolta nazionale che potrebbe preludere a risultati schiaccianti alle Europee e alle amministrative tra un paio di mesi. E alle Politiche, se e quando si dovesse tornare a votare. Per molti, tra pochi mesi, al massimo ai primi del 2020. Infine il 3: per le terza volta in due mesi, dopo Abruzzo, Sardegna e Basilicata, il Movimento 5 Stelle dimezza il proprio consenso rispetto alle Politiche di un anno fa. A vantaggio dell’alleato di governo, la Lega per Salvini premier.

Spoglio lentissimo

Le urne hanno chiuso alle 23 ma è stato necessario aspettare l’alba per avere dati certi. Alle 2 di notte erano state scrutinate solo 7 sezioni su 681. Un tempo lunghissimo figlio, probabilmente, di una legge elettorale nuova, al suo primo test. E se i maligni suggeriscono che è stata strutturata per cercare di blindare il potere uscente, quello della famiglia Pittella, va anche detto che lo scrutinio doveva essere molto più semplice grazie all’abolizione del voto disgiunto. E al fatto che i candidati governatori erano solo 4: il generale Vito Bardi che Berlusconi ha voluto alla guida del centrodestra; il farmacista Carlo Trerotola che alla fine il centrosinistra riunito con gli scissionisti di Articolo 1 ha voluto al posto dell’indagato e divisivo governatore uscente Pittella; il fisico Valerio Tremutoli per la sinistra radicale, da Potere al popolo ai NoTRiv che un tempo votavano 5 Stelle; Antonio Mattia, il candidato dei 5 Stelle che nella vita organizza eventi pubblici e feste per bambini. Nella notte, l’unico dato certo è quello dell’affluenza: sono andati a votare il 53,5% per cento degli elettori (574 mila aventi diritto), sei punti in più rispetto alle Regionali del 2013.

Il generale e il riscatto

Pur nell’incertezza del dettaglio, il candidato del centrodestra, l’ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi, alle 2 del mattino, con appena 7 sezioni scrutinate, ha dichiarato la vittoria. “La Lucania ha scelto il riscatto, dopo decenni di centrosinistra arriva finalmente la svolta e gli elettori hanno scritto la Storia” ha detto tra l’emozionato e il preoccupato prima di ripetere i punti fermi del suo programma: “Lavoro, giovani, opportunità nella nostra regione, trasparenza, meritocrazia e legalità”. Come tutti gli appuntamenti elettorali del ultimi mesi, anche in quello lucano vanno seguite due dinamiche, quella locale e quella nazionale. Anche la Basilicata nelle ultime due settimane è stata battuta paese dopo paese dai leader nazionali, Salvini più tutti, a seguire Berlusconi e Meloni, Di Maio è andato e tornato più volte da Roma. Persino il neo segretario del Pd Zingaretti è andato due volte in un settimana. Per lui è stato il primo vero test elettorale. E se una settimana è troppo poco (Zingaretti è stato proclamato il 17 marzo) , va detto subito che la promessa del centrosinistra unito e allargato al campo largo, il ritorno alla tradizionale Ditta, ha trascinato meno del previsto.

Vince l’oro nero

Nelle dinamiche locali paga la promessa, di tutto il centrodestra e che Salvini ha rappresentato indossando il caschetto dell’Eni in quasi ogni comizio, di un migliore e più efficace sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas. Soprattutto per le ricadute sul territorio. La Basilicata potrebbe essere la regione più ricca d’Italia grazie all’oro nero. Il reddito procapite la inchioda invece nella fascia povera del paese. Non convince, invece, il Reddito di cittadinanza: quello lucano doveva essere il primo test per la misura chiave del Movimento, a tre settimane dall’inizio della raccolta delle domande, ma il 20% scarso, contro il 44% delle politiche, dimostra che la misura non fa crescere il consenso per Di Maio. Che paga anche la delusione dei comitati No-Triv, contro l’estrazione del petrolio e che accusano il Movimento di non aver saputo fermare le concessioni come invece avevano promesso. Ma il voto lucano si conferma, soprattutto, un voto di clientele. Una regione piccola, da 25 anni nelle mani degli stessi gruppi di potere costretti ad abdicare causa inchieste giudiziarie (Pittella, indagato per abuso e falso sarebbe, per il gip, il “deus ex machina di un sistema di favori intorno alla Sanità), ha visto in questi mesi i signori dei voti fiutare l’aria e trasferire i loro tesoretti di consenso verso i vincenti del centrodestra. E’ facile quindi che poco possa cambiare veramente nella gestione della cosa pubblica lucana. “Ha vinto il peggior centrodestra di sempre” è stato il primo commento di Antonio Mattia, il candidato grillino e che ha puntato il dito sul nodo delle alleanze: “Restiamo il primo partito ma gli altri vincono perchè fanno cartelli di 5 (centrodestra, ndr) e 7 liste (centrosinistra, ndr). Così è impossibile”.

Il “solito” trionfo di Salvini

Il candidato è stato scelto da Berlusconi e da Forza Italia, il generale Vito Bardi è un “vecchio” amico del Cavaliere e ai tempi delle indagini sul barese Tarantini e il giro di escort fu sospettato di aver anticipato alcune informazioni coperte da segreto. Sospetto da cui Bardi fu poi totalmente scagionato. A Berlusconi è andato il primo pensiero del generale appena avuta certezza della vittoria. Ma la scelta del governatore non è bastata per “frenare” la corsa di Salvini che corsa della Lega che arriva al 19,2 mentre nel 2013 non c’era e alle Politiche, un anno fa, era al 6,2%. Tredici punti percentuali in più in dodici mesi. Solo lo 0,7 di differenza rispetto al Movimento (19,9). Un salto mai visto prima che dà ragione al vicepremier della scommessa sul sud “perchè è lì, nelle Regioni più in difficoltà che si conquista il Paese” e che consegna al centrodestra, ma soprattutto a Salvini la guida della prima regione del sud. Forza Italia “tiene” tra il 9 e il 10%, non crolla e questa è senza dubbio una buona notizia per il Cavaliere che dimostra e conferma di avere uno zoccolo duro di affezionati non disposti a cedere del tutto alla sirene del ministro dell’Interno. Il voto in Basilicata è l’ultimo appuntamento elettorale prima delle Europee e delle regionali in Piemonte. In base agli accordi, il candidato deve essere scelto da Forza Italia. Il risultato potrebbe convincere la Lega a pretendere un proprio nome. Ma sarebbe uno strappo troppo grosso per una coalizione che unita vince e deve affrontare anche il voto in circa quattromila comuni. Non vale la pena, neppure per Salvini strappare adesso. In fondo è il centrodestra l’unica alternativa in caso di voto anticipato.

Zingaretti e la Ditta che non basta più

Il centrosinistra cede una sua roccaforte storica anche se tutto sommato tiene con il 33,3% dei consensi. Diciamo pure che poteva andare molto peggio. Ma l’analisi del dato conferma la grande crisi del Pd che si ferma sotto il 10% (8,3%) quando un anno fa era al 16,3%. Anche lo schema dell’allargamento a sinistra non paga più di tanto: tra le 7 liste in supporto al farmacista Trerotola c’era anche quella di Articolo1-Mdp (intorno al 4%). A dimostrazione, poi, di quando in Basilicata il voto sia ancora molto clientelare e risponda alle logiche dei pacchetti di voti che si spostano in blocco, è il dato della lista Pittella: il governatore uscente, una delle 7 liste del centrosinistra, ha superato la lista del Pd. Una regione, così particolare come la Basilicata, è un campione troppo piccolo per indicare una strada. Certo è che se Zingaretti pensa di poter tornare vincitore allargando a sinistra, magari mettendo dentro anche quella più radicale (in Basilicata al 4%), il voto lucano dimostra che questa formula non sarà mai vincente. La Ditta, nel vecchio formato, non ha più una vocazione maggioritaria. Può, forse, tornare ad essere il secondo polo, ma non è vincitore.

Il Movimento frena la caduta

Poteva essere il crollo dopo gli arresti e le indagini che stanno travolgendo la giunta Raggi a Roma. Doveva essere il primo incasso del divedendo politico legato al Reddito di cittadinanza e, chissà, magari anche al memorandum Italia-Cina e a quella promessa di miliardi in arrivo (2? 20?) cui Di Maio e Conte hanno affidato la ripresa del Paese. Nè l’uno nè l’altro. Il voto in Basilicata conferma, per le terza volta di fila, che il Movimento non incanta più. Perde il 24% dei consensi in un anno. Il candidato Mattia si sofferma sul 7% in più rispetto alle regionali del 2013. Ma non è questo il confronto da fare. C’è da dire piuttosto che il Movimento tiene intorno al 20 per cento e che è il primo partito della regione. In prospettiva nazionale, è ancora sopra la Lega. E Salvini e Di Maio insieme hanno ancora il 40 per cento del consenso nazionale. Un tesoretto superiore a quello del centrodestra. Un calcolo molto in considerazione in queste prime ore di analisi post voto. Utile per mettere a tacere chi fa il tifo per la fine anticipata della legislatura.