Crocetta: "Mi lecco le ferite, contro di me chiacchiere e pregiudizi sessuali: ora però rischio di perdere anche la casa”

L'ex governatore siciliano Rosario Crocetta
L'ex governatore siciliano Rosario Crocetta
TiscaliNews

“Un po’ mi lecco le ferite. Di un’esperienza in cui ho messo tutto. E che dire drammatica è poco. Ha assunto aspetti persino surreali in alcuni momenti”. Le parole di Rosario Crocetta, ex governatore della Sicilia, colpiscono. Nell’intervista rilasciata a Salvo Toscano sul sito LiveSicilia si nota una profonda amarezza. I fatti dell’ultimo periodo l’hanno provato. La ferita più dolorosa è quella “relativa al fantomatico video hard di cui si parla nelle carte dell'inchiesta sull'ex presidente di Confindustria Antonello Montante”. Ma ce ne sono anche altre.

In definitiva sono “vicende che poi si sono sgonfiare da sole. Ma che hanno avuto le prime pagine dei tg, vedi la finta, inesistente intercettazione su Lucia Borsellino che mi ha visto al centro di massacri mediatici”, afferma Crocetta.

"Una regione quasi al default"

Quanto al suo impegno politico-amministrativo precisa: “Avevo trovato una Regione quasi al default e ho cercato di imprimere un modo diverso di amministrare. E invece sono anche stato accusato dalla Corte dei conti per la questione di Sicilia e-Servizi, lo capiva chiunque che non c’era altro da fare se non assumere quei dipendenti. Ultima la vicenda Spartacus, in cui io sarei lo sprecone della formazione professionale”. Crocetta fa notare quanto fatto a riguardo della formazione che “costava 350 milioni e io l’ho portata a 175 milioni”.

Il guaio assicurazione

Certe vicende lasciano il segno però. Adesso “il broker che ha quasi il monopolio dell’assicurazione di tutti i dipendenti della Regione non mi rinnova l’assicurazione. E quindi per i sinistri con la Corte dei conti dovrei rispondere col mio patrimonio. Cioè la mia casa che mi ero fatto con 25 anni di mutuo. Il paradosso è questo, ci vuole la continuazione dell’assicurazione”. Morale: rischia – dice –di finire senza casa.

Del resto la pensione “da presidente della Regione e da deputato regionale” è “di trecentosessantasei euro netti”, precisa esibendo il cedolino. E chiarisce di “non volere vitalizi”, solo di “essere lasciato in pace”.

Morace e Montante

Quanto all’inchiesta Morace e Montante afferma di “avere rispetto per la magistratura e confidare che tutto si concluderà positivamente”. Riguardo a Montante sostiene di non saperne nulla. “Dall’avviso di garanzia non capisco a quali fatti ci si riferisca”, spiega. Soldi per la campagna elettorale? “Chiarirò con i magistrati. Per rispetto della magistratura non mi sembra corretto. Io dai giornali ho letto che si parla di un milione di euro, o due... Io la mia campagna elettorale l’ho fatta sobria, parca, senza fuochi d’artificio. Spese ed entrate sono tutte documentate. E il 70 per cento degli imprenditori che hanno contribuito sono gelesi. A quelle spese ho contribuito io con circa 56mila euro, con i soldi della mia liquidazione”.

Chiede quindi “di che parliamo?” e si risponde: “O li ho spesi o dovrei averli in tasca. Io vivo in una casetta semplicissima, ho uno stile di vita sobrio, non mi interessa la ricchezza. Sarei un co… che ha due milioni di euro e vive come un poveraccio? Poi mi pare che siamo davanti a un pregiudizio omosessuale ripetuto”.

Il presunto video hard

Il riferimento è ovviamente al presunto video hard di cui “qualcuno parla nell'indagine”. “Il presunto video – sospira Crocetta - Ho denunciato io, nel 2008, che qualcuno metteva in giro questa voce. Nel processo contro Panorama ne ho parlato, l'ho fatto anche nel processo contro l’Espresso. Se questo materiale ci fosse stato io penso che sarebbe in rete da molto tempo. E poi non lo avrei denunciato io. E mi faccia dire: mi si infanga con insinuazioni indegne, peggio che dire che io sono un assassino. Io ho familiari, nipoti che possono leggere che loro zio ha i video pedopornografici. Io denuncerò per diffamazione chi usa questi argomenti parlando per sentito dire”.

Rosario Crocetta

Aggiunge che “il pettegolezzo è diventato inchiesta giudiziaria”. Una cosa per cui l’ex governatore si dice “addolorato, non preoccupato. Penso a tutta la mia vita, le testimonianze che ho fatto nei processi, i miei conti aperti con la mafia, le mie revoche degli affidamenti nei bandi a tutte le imprese mafiose.

"Non mi sono arricchito"

Poi chi lo intervista gli fa notare che di “Lo Bello si parlava, di Montante non risulta”. E lui risponde: “Sui giornali. Ma nelle sedi politiche che contavano si parlava anche di Montante.  Io perché avrei dovuto rifiutare quel sostegno? Se quel sostegno deve apparire corruttivo, allora omnia munda mundis. Io nella mia vita non mi sono appropriato di un centesimo. Non mi sono arricchito. Non possiedo nulla se non quello che è venuto col mio lavoro e non da politico. Se io mi devo trovare inserito in uno scontro che non riguarda me, ma la Confindustria siciliana per sostenere la tesi che Antonello Montante è un mostro che controllava la Regione, dico che con me la Regione non l’ha controllata nessuno, né Montante ci ha tentato. E poi mi faccia dire una cosa. “Tutto questo patto corruttivo sarebbe avvenuto perché allo Sviluppo economico davano qualche migliaio di euro alla pasticceria che forse era di Montante? Io gestivo miliardi. Avrei dovuto fare un patto corruttivo per un piccolo contributo alla pasticceria che adesso apprendo potrebbe essere di Montante? Non mi faccia aggiungere altro, parlerò ai magistrati, con il massimo rispetto”.

L'iscrizione al Pd

Quando infine gli viene chiesto se è ancora iscritto al Pd risponde: “Sinceramente se dovessi valutare per come sono stato trattato avrei dovuto mandare a quel paese già dalle Regionali il Pd. Ho fatto il disciplinato militante, e sono stato ripagato” Come? “In modo ignobile. Non rispettando neppure le promesse. Sono schifato del modo come è stata condotta la politica regionale. Nel Pd ci sono tante persone perbene che avvertono il disagio come me. O il Pd diventa un’altra cosa o sinceramente non capisco perché dovrei continuare a fare politica”.