Covid, Tar del Lazio: a casa non bastano Tachipirina e vigile attesa

Covid, Tar del Lazio: a casa non bastano Tachipirina e vigile attesa
di Askanews

Roma, 8 mar. (askanews) - No a solo "Tachipirina e vigila attesa" per la cura a casa del Covid-19. Il Tar del Lazio nei giorni scorsi ha accolto l'istanza cautelare promossa dai medici del "Comitato Cura Domiciliare Covid-19", per mano del presidente del Comitato, l'avvocato Erich Grimaldi, affiancato dalla collega Valentina Piraino, nei confronti di Aifa e Ministero della Salute - con riferimento alla nota Aifa del 9-12-2020 contenente i "principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare", che prevede nei primi giorni di malattia la sola "vigile attesa" e la somministrazione di fans e paracetamolo o dell'eparina, ma solo per le persone allettate, ponendo indicazioni di non utilizzo di altri farmaci generalmente usati dai medici di medicina generale per curare il Coronavirus.E a poche ore dalla sentenza, la Regione Molise ha accolto la proposta di terapia domiciliare del comitato, attuata dalle decine di medici riuniti nel gruppo Facebook "Terapia Domiciliare Covid-19" che quotidianamente e volontariamente assistono a distanza e hanno curato a casa centinaia di pazienti con il virus evitandone il ricovero, e che hanno stilato un protocollo che prevede l'utilizzo di una serie di farmaci da somministrare tempestivamente, entro i tre giorni dalla comparsa dei sintomi. "Sono favorevole ai principi enunciati nella proposta al fine di supportare a distanza pazienti positivi, sintomatici, attraverso una adeguata assistenza a domicilio - ha spiegato il Commissario regionale ad Acta Angelo Giustini - siamo persuasi che questa sia la strada corretta per far finalmente protocollare lo schema terapeutico dei nostri medici, che da un anno si prodigano per curare le persone in scienza e coscienza".Nel dettaglio, nell'ordinanza del Tar del Lazio si legge che il ricorso "appare fondato" in relazione alla richiesta dei medici di "far valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza in sede sia civile che penale, di prescrivere i farmaci che ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza e che non può essere "compresso nell'ottica di un'attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi".Sospesa quindi con effetto immediato l'efficacia del provvedimento emanato da Aifa e rinviata la trattazione del merito al 20 luglio prossimo. "Finalmente si è compreso che lasciare i pazienti senza cure precoci a domicilio è assolutamente inaccettabile - ha commentato l'avvocato Grimaldi - ci aspettiamo ora una revisione delle linee guida ministeriali, tenendo conto dello schema terapeutico redatto dai nostri medici per le cure domiciliari precoci, nell'interesse di tutto il Pese".