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[Il caso] Protesta contro il 41 bis, Cospito rischia la vita. Ovadia: "Pena sproporzionata e vendicativa"

Da 87 giorni l'anarchico porta avanti lo sciopero della fame, e ha già perso 35 chili. Le parole del Garante, le proteste e l'appello degli intellettuali contro il carcere duro, applicato per la prima volta a un anarchico

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
[Il caso] Protesta contro il 41 bis, Cospito rischia la vita. Ovadia: 'Pena sproporzionata e vendicativa'
Alfredo Cospito durante il processo (Foto Ansa)

E' diventata un caso la vicenda di Alfredo Cospito, l'anarchico insurrezionalista detenuto nel carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis dal 4 maggio dello scorso anno. Il Garante delle persone private della libertà, Mauro Palma, gli ha fatto visita in cella mentre all'esterno delle mura di costrizione continuano le manifestazioni e gli appelli perché gli venga revocato il regime del "carcere duro", solitamente riservato ai mafiosi e per la prima volta applicato a un anarchico.

Cospito porta avanti da 87 giorni la sua protesta personale, con uno sciopero della fame che sta mettendo a rischio la sua vita. Secondo quanto si apprende, l'uomo avrebbe già perso 35 chili con il rischio di compromettere gravemente la sua salute e sarebbe determinato ad andare avanti fino "alle estreme conseguenze".

Il Garante "rassicurato" dalla salute di Cospito

Nonostante Cospito sia risoluto ad andare avanti "fino alle estreme conseguenze", Palma si è focalizzato sulle sue attuali condizioni, dicendosi "rassicurato" dal punto di vista "strettamente sanitario". Il detenuto, ha detto il Garante, "al momento è monitorato dall'assistenza sanitaria, ma questa situazione deve fare un passo avanti. Cospito deve capire che questa battaglia deve portarla avanti con altri mezzi, soprattutto con metodi che non siano dannosi per la sua salute", ha spiegato, sorvolando sulle questioni più strettamente giudiziarie. Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha confermato che il detenuto è sottoposto "tutti i giorni" a un controllo medico e che il il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "garantisce ogni eventuale assistenza sanitaria". 

Striscione a Palazzo Vecchio

Oltre le sbarre, le proteste non si placano. Ieri due manifestanti, una ragazza e un ragazzo di area antagonista, si sono arrampicati su Palazzo Vecchio a Firenze, sopra il salone dei 500, per issare uno striscione con scritto il "41 bis uccide Stato assassino". Ma è di pochi giorni fa l'appello lanciato da 38 intellettuali ed ex giuristi affinché venga revocato il regime del 41bis a Cospito, come "atto umanitario e di coraggio" nei confronti di una persona la cui vita è fortemente a rischio.

Lo striscione appeso a Palazzo Vecchio (Ansa)

L'appello, Ovadia: "Pena sproporzionata e vendicativa"

"La pena del carcere duro decisa per Cospito è assolutamente sproporzionata al reato, è vendicativa. Non capisco quale pericolo possa rappresentare un anarchico tanto da sottoporlo a un regime di costrizione assoluta", dice lo scrittore Moni Ovadia, raggiunto da Tiscali News. "Il 41 bis è nato per combattere la malavita organizzata e serve per impedire che all'interno di un sistema verticistico, quale quello mafioso o camorristico, i boss possano comunicare, organizzare, ordinare omicidi o altri traffici", spiega l'intellettuale, per il quale il caso Cospito è altra cosa. "Intanto perché gli anarchici, piuttosto che costituire un potere arbitrario finalizzato a ottenere vantaggi economici, come quello mafioso, hanno un'organizzazione orizzontale che si pone 'contro il potere'. Gli anarchici hanno ideali e orizzonti diversi - spiega Ovadia - hanno combattuto in Spagna contro il fascismo, per dire, e si pongono contro il sistema anche se, a volte, in forma estrema. E' chiaro che ci sono le leggi che, se infrante, comportano una pena. Ma qui c'è una chiara sproporzione", insiste deciso.

La vicenda giudiziaria e il carcere ostativo

Cospito ha 55 anni e viveva a Torino insieme alla sua compagna, Anna Beniamino, proprietaria di un laboratorio di tatuaggi. Con la donna, anch'essa attualmente in carcere, l'anarchico condivide la militanza nella Federazione anarchica informale - Fronte rivoluzionario internazionale (Fai-Fri) che invoca la lotta armata contro lo Stato, il capitale e anche il marxismo, considerato "propugnatore di autoritarismo oppressivo". 

La prima condanna di Cospito risale al 2013 quando gli venne comminata una pena di 10 anni e 8 mesi di carcere per aver gambizzato a colpi di pistola il dirigente dell'Ansaldo, Roberto Adinolfi, un anno prima. Successivamente, mentre scontava la pena, venne processato per aver posizionato nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006 due ordigni davanti alla scuola allievi dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. "Un atto dimostrativo - sostenne la difesa - congegnato in maniera tale che le bombe detonassero durante la notte, quando nello stabile non c'era nessuno". L'attentato infatti non causò né vittime, né danni. Per questo fatto, Cospito e Beniamino vennero condannati, rispettivamente, a 20 e 16 anni di detenzione. L'anarchico venne inserito all'interno di un sistema penitenziario di alta sicurezza al quale vengono costretti detenuti per reati di tipo associativo, sottoposti a una sorveglianza più rigida ma che riconosce garanzie e diritti. 

Dopo un passaggio in Cassazione però, il procedimento tornò alla Corte d'appello di Torino, con una nuova ipotesi di reato ovvero "strage ai danni dello Stato", e la richiesta di condanna all'ergastolo con 12 mesi di isolamento diurno. Contro questa decisione la difesa ha presentato ricorso, ma ci vuole tempo e la possibilità che la sentenza si trasformi in carcere ostativo incombe sul detenuto. Che intanto è in sciopero della fame e deciso ad andare avanti fino "alle conseguenze estreme".

Moni Ovadia (Ansa)

La sproporzione e "disumanità" dell'ergastolo ostativo

Non è cosa da poco perché l'ergastolo ostativo significa una pena perpetua con la non possibilità di usufruire dei benefici di legge quali la libertà condizionata, il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e la semilibertà, in base a un iter processuale complesso e, non a caso, messo in discussione da diversi fronti.

Se il ministro della Giustizia assicura la massima attenzione al caso, spiegando che "non è arrivata alcuna richiesta di revoca del regime speciale 41bis né da parte del detenuto, né da parte dell'autorità giudiziaria, che a fronte dell'aggravamento delle condizioni di salute può disporre una sospensione della pena o chiedere al Ministro una revoca del regime speciale", per Moni Ovadia e gli altri intellettuali firmatari dell'appello, non c'è niente di cui stupirsi. "Cospito chiede giustizia e non indulgenza nei confronti di una sentenza chiaramente sproporzionata e vendicativa. E per questo - chiosa lo scrittore - è disposto anche a rischiare anche la vita".

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   

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