Il corvo del Csm: sospetti sulla segretaria di Davigo. Ermini: "In corso manovre opache e destabilizzanti"

Durissima presa di posizione del numero 2 del Csm. Il Pg della Cassazione Giovanni Salvi avvia l’inchiesta disciplinare. “Davigo accennò vagamente senza dire che aveva i verbali”. Milano non ha imboscato inchieste, anzi. Il procuratore Greco in scadenza tra pochi mesi. A metà maggio la ministra Cartabia presenta la riforma del Csm

Piercamillo Davigo (foto Ansa)
Piercamillo Davigo (foto Ansa)

A metà pomeriggio il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini rompe il silenzio e, dopo essersi consultato con il Quirinale, scrive quello che deve dire. "Il Consiglio Superiore della Magistratura è del tutto estraneo a manovre opache e destabilizzanti”, semmai è  "l’obiettivo di un'opera di delegittimazione e condizionamento tesa ad alimentare, in un momento particolarmente grave per il Paese, la sfiducia dei cittadini verso la magistratura". Negli stessi minuti viene diffuso anche il comunicato del Procuratore generale Giovanni Salvi, tirato per la giacchetta in questa storia del collega Piercamillo Davigo.  Salvi annuncia "iniziative disciplinari per rivelazione di segreto".

La guerra di potere nella magistratura

Ancora nel pieno del caso Palamara scoppiato a maggio 2019 e che ha costretto alle dimissioni sei membri togati del Csm e  l’ex procuratore generale in Cassazione gettando schizzi di fango sulla procura di Roma, la magistratura viene investita da un altro affaire che questa volta sembra voler puntare dritto su un ufficio di procura del calibro di Milano. Il cui numero 1, il procuratore Francesco Greco, andrà in pensione giustappunto tra pochi mesi. E’ chiaro che la guerra di successione è già aperta. Allora mettiamola così: nel 2019 il caso Palamara che è ancora nel pieno della sua carica esplosiva, il processo per corruzione è in corso a Perugia e potrebbe “saltare” per via dell’uso del trojan e il  libro Il Sistema ha aperto domande sul sistema giustizia che esigono risposte; alcune delle procure più importanti, parliamo di Roma e Palermo, sono sub iudice per i ricorsi conto le nomine dei procuratori; la politica ci mette del suo ed è convinta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta  sulla magistratura, cioè un potere dello stato, il legislativo, che indaga su quello giudiziario. In mezzo altre ed eventuali di questo genere, magistrati arrestati, lo scontro tra le correnti della magistratura che essendo probabilmente alle loro ultime battute danno continui colpi di coda, tensioni per magistrati che devono andare in pensione e non vogliono lasciare. Da due anni la magistratura è nel pieno di una guerra di potere che ancora non è chiaro come andrà a finire. Di sicuro con una riforma che difficilmente piacerà alle toghe. Ecco che l’ultimo fattaccio che coinvolge lo stesso Consiglio superiore in una brutta storia di corvi e dossieraggio rischia di far diventare ingestibile una situazione già difficile.

I verbali dell’avvocato Amara

La nuova tempesta nasce dai verbali delle dichiarazioni rese nel 2019 da Piero Amara, l'avvocato siciliano arrestato nel 2018, indagato per i depistaggi nell'inchiesta Eni e per vari episodi di corruzione di giudici tra cui anche Luca Palamara, presidente Anm, membro del Csm, sostituto a Roma prima di essere radiato dalla magistratura. “Il Sistema” è uscito subito dopo. L’avvocato Amara, quindi, è al centro di storie dubbie e controverse ma di grande clamore che da due anni minano le istituzioni. In questi suoi verbali resi a Milano (dove ha patteggiato 2 anni e 8 mesi per il depistaggio Eni) tra il 2018 e il 2019, intreccia nomi, relazioni, riferisce - ad esempio - di aver aiutato l'ex premier Giuseppe Conte a ottenere tra il 2012 e il 2013 una cospicua consulenza con il gruppo Acqua Marcia e, soprattutto racconta di una presunta loggia massonica denominata “Ungheria” di cui avrebbero fatto parte figure istituzionali, diversi magistrati e un consigliere del Csm in carica. E’ successo che il pm di Milano Paolo Storari, nel pool di magistrati titolari dell’inchiesta Eni e quindi anche depositari dei verbali di Amara, nell’aprile 2020 consegna quei verbali al membro togato del Csm Piercamillo Davigo, tra i più in vista e ascoltati a palazzo Marescialli. Da notare che quei verbali erano e sono tuttora coperti da segreto e al centro di varie inchieste a Roma e a Perugia. Storari fa questa scelta senza informare il procuratore Greco per ragioni, ha spiegato in questi giorni, di “autotutela” visto che quando ha consegnato a Davigo erano circa sei mesi che chiedeva ai vertici del suo ufficio di poter procedere all’iscrizione di alcuni indagati. Quei sei mesi sono quelli della nascita del Conte 2 e dello scoppio della pandemia. Diciamo che un’inchiesta, per quanto a fini conoscitivi, che magari avrebbe gettato schizzi di nuovo sul Csm e sull’allora premier non avrebbe facilitato un periodo già molto difficile. Il tutto poi per le dichiarazioni di personaggio col profilo di Amara… Storari aveva fretta, la procura un po’ meno, e poi comunque le indagini sono state “avviate” e le carte mandate per competenza alle procure di Roma e Perugia.

Il corvo di palazzo Marescialli

La storia diventa pubblica in questi giorni perché la procura di Roma, titolare dell’inchiesta per calunnia e rivelazione di segreto, perquisisce una funzionaria di palazzo Marescialli  ed ex segretaria di Davigo. Ex perché il 20 ottobre 2020, tra mille polemiche, Davigo, fondatore della corrente della magistratura “Autonomia & indipendenza”, è andato in pensione nonostante le sue personali e robuste resistenze. La funzionaria si chiama Marcella Contraffatto, al momento è sospesa dall’incarico, ed è stata lei a spedire ad alcuni giornali le copie dei verbali annunciando che quella sarebbe stata solo la prima spedizione e che molto altro ci sarebbe stato da scrivere, “roba da far tremare il Paese”. I giornalisti destinatari dei dossier, Massari al Fatto quotidiano e Milella a Repubblica, hanno fatto il loro dovere: hanno preso quei verbali sospetti (mancavano anche le firme) e li hanno portati in procura a Milano e a Roma. Siamo tra febbraio e marzo. Due settimane fa le perquisizioni nell’ufficio e in casa della funzionaria (compagna di un magistrato ora in pensione). Nel pc di Marcella Contraffatto le copie dei verbali.  Sentita dai pm ha deciso di non rispondere. Oltre che ai giornalisti, una copia di quei verbali arriva anche ad un membro del Csm, il pm antimafia Nino Di Matteo che ha denunciato il fatto alla procura di Perugia (già titolare die due fascicoli, Palamara che è a processo e su alcune nomine pilotate).  Insomma, una diffusione larga e capillare su cui lavorano tre procure  e una funzionaria del Csm indagata per calunnia e rivelazione di segreto.

La difesa di Davigo

"Non c’è nulla di irrituale” ha detto ieri Davigo in difesa del pm Storari che a sua volta si è detto “disponibile” a spiegare tutto in ogni sede. Davigo spiega che il collega si è rivolto a lui proprio per il suo ruolo istituzionale (oltre il fatto che Davigo, l’architetto giuridico del pool di Mani Pulite,  è un mito per tanti magistrati più giovani) e ha escluso che siano state violate norme “perché il segreto non è opponibile ai consiglieri del Csm”. Non solo, Davigo dice anche di “aver informato chi di dovere a suo tempo”. E cioè il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi che è anche membro di diritto del Csm. Il Fatto quotidiano sostiene che Davigo (testata con cui collabora) avrebbe denunciato il fatto anche al Capo dello Stato paragonando il gesto del magistrato a quello dei suoi colleghi che scoperchiarono la P2. Dando insomma già per acquisito che la Loggia Ungheria di cui parla Amara  è la nuova P2. Ovviamente, Davigo ha lasciato - tra mille polemiche - palazzo Marescialli il 20 ottobre e nulla può sapere di quello che è successo poi e tanto meno della sua ex segretaria. La quale, appunto, non risponde.

Csm e Quirinale non hanno, ora, titolo per agire

Nonostante le rassicurazioni di Davigo, individuato il presunto Corvo, sono state avviate una serie di inchieste: a Brescia, competente sui magistrati di Milano; a Roma per il corvo e a Perugia per verificare l’esistenza della presunta loggia Ungheria a cui sarebbero iscritti alcuni magistrati della Capitale. Il tutto è passibile di trasmissione ad altri uffici in base a come evolvono le indagini.
Soprattutto ha avviato l’indagine disciplinare l’unico soggetto autorizzato a farlo, il Pg della Cassazione. Questo per chiarire che chi da ieri si sta esercitando nel tentativo di coinvolgere Quirinale e Csm, sta in effetti cercato si sollevare l’ennesimo polverone.

Ora, in questa fase, può e deve agire - in parallelo con le inchieste giudiziarie - il procuratore generale della Cassazione.  Il comunicato di Giovanni Salvi va quindi con attenzione.  Salvi spiega che Davigo gli parlò “nella tarda primavera dell’anno scorso”  di “contrasti” alla Procura di Milano su un “fascicolo molto delicato”, che, a dire di un sostituto, “rimaneva fermo”, ma “mai” gli disse di essere in possesso di copie dei verbali di Amara. Salvi spiega anche di aver “immediatamente informato il procuratore della Repubblica Francesco Greco”. Tra i due c’è stato un colloquio in Cassazione “il 16 giugno”. “In quella occasione Greco mi informò per grandi linee della situazione e delle iniziative assunte. Si convenne sull’opportunità di coordinamento con le procure di Roma e Perugia. Il coordinamento fu avviato immediatamente e e risulta proficuo”.  Quindi l’obbligo dell’azione penale (che le sollecitazioni di Storari sembravano mettere in dubbio) è stato non solo rispettato ma ha dato anche i suoi frutti visto la scoperta del Corvo. Altro e diverso tema è il possesso e la diffusione dei verbali.

Il Procuratore generale fa chiarezza

Ancora Salvi: “Della disponibilità di copie dei verbali di interrogatorio da parte del consigliere Davigo ho appreso solo a seguito delle indagini delle procure interessate. Si tratta di per sé di una grave violazione dei doveri del magistrato, ancora più grave se la diffusione anonima dei verbali fosse da scriversi alla medesima provenienza”. La diffusione dei verbali ai giornali (che non li hanno pubblicati) è un’iniziativa autonoma della funzionaria del Csm? O è stata ispirata da altri? Perchè il pm Storari ha consegnato i verbali a Davigo? Temeva che l’inchiesta venisse insabbiata? E visto che così non è stato - abbiamo visto che le inchieste sono state avviate in primavera 2020 - perché sei mesi dopo la segretaria decide, almeno così sembra,  di inviare il materiale? Forse perché l’obiettivo non erano solo le indagini mirate ma l’eco mediatica che la pubblicano e di quei verbali avrebbe scatenato? Di sicuro, la pubblicazione dei verbali sui giornali avrebbe scatenato un processo mediatico senza alcune base indiziaria. Il solito ventilatore acceso al momento opportuno negli ultimi vent’anni.
Come si vede sono tante le domande a cui cercherà di rispondere l’inchiesta disciplinare della Procura generale. “Non appena pervenuti gli atti necessari da parte delle procure competenti  - scrive Salvi - la Procura generale valuterà le iniziative disciplinari conseguenti alla violazione del segreto".

Il ministro ha pronta la riforma

E’ chiaro che tutto questo avrà conseguenze ulteriori sull’istituzione che si chiama magistratura. La preoccupazione, ma anche la stanchezza, emerge nel comunicato del vicepresidente del Csm David Ermini, da due anni impegnato suo malgrado a fare pulizia a palazzo Marescialli. Ermini auspica “la più ferma e risoluta attività d’indagine da parte dell’autorità giudiziaria al fine di accertare chi tenga le fila di tutta queste operazione”. Cioè “manovre opache e destabilizzanti” che hanno “per obiettivo la delegittimazione e il condizionamento del Csm”. Un comunicato durissimo. Chi ha parlato con il vicepresidente del Csm assicura la sua “convinta determinazione” ad andare fino in fondo.  Passo dopo passo.

Di sicuro assume ora più che mai massima urgenza la riforma del Csm nell’ambito della riforma più generale della Giustizia. Dunque l’altro protagonista di questa partita così delicata per le istituzioni è il ministero della Giustizia. La ministra Cartabia ha messo al lavoro tre commissioni che dovranno consegnare le conclusioni entro il 15 maggio. Una delle Commissioni, presieduta dal professor Luciani, si occupa di riformare il Csm. Le altre due del civile e del penale.  La Consigliatura di Ermini scade a settembre 2022. Ma già in primavera la magistratura dovrà indicare i propri candidati. “Ecco perché - si spiega - è urgente che la riforma sia approvata nei prossimi mesi, comunque entro l’estate. Solo con la riforma, dando quindi la prova di un cambiamento, sarà possibile gestire i colpi di coda di un sistema malato che sta per finire”.   Sempre che siano “solo” le correnti e i giochi di potere il marcio della magistratura. Molto ha fatto - e fa - un malsano senso di protagonismo, giustizialismo e il gusto sempre in agguato per il complottismo.