[L’analisi] Il coraggio di Di Maio che ha colpito la lobby delle scommesse. E rinunciato a soldi facili

La proposta di vietare la pubblicità, in tutte le sue forme, dalle televisioni ai siti alle sponsorizzazioni, è senza alcun dubbio una scelta di coraggio. Intanto perché si colloca contro consolidati e potenti interessi economici: nel 2016 il giro d’affari è stato quantificato in 96 miliardi di euro tra videolottery, bingo, scommesse virtuali, pronostici sportivi e altri giochi. E perché compie un’importante scelta politica mettendo in conto una riduzione delle entrate per l’Erario che finora è stata di 10 miliardi l’anno, invertendo, finalmente!, una continuità politica che utilizzava l’espansione delle scommesse per fare cassa

[L’analisi] Il coraggio di Di Maio che ha colpito la lobby delle scommesse. E rinunciato a soldi facili

Non tutti sanno che questi sono giorni particolarmente caldi sul fronte delle scommesse. C’è una speciale eccitazione che tenderà a crescere nei prossimi giorni con i quarti di finale, le semifinali, la finale di Mosca. I campionati mondiali di calcio, come ogni altro evento sportivo, attraggono l’interesse di centinaia di migliaia di giocatori nelle sale scommesse distribuite in ogni angolo dell’intero territorio nazionale (per non dire dei circuiti clandestini che comunque continuano a coprire un non irrilevante segmento nel mondo dell’azzardo) al punto da trasformare lo stesso paesaggio urbano dei nostri meravigliosi centri storici. Altro che polemica per i panini di McDonald’s a piazza del Pantheon!

Ormai è disputa di retroguardia: dove l’anno prima trovavi una salumeria, un bar, una gelateria, un negozio di vestiti, magari con decenni di storia a segnare la via di quel centro storico, adesso trovi le brutte insegne, con colori ancora peggio, di sale scommesse aperte e chiuse con improbabili poster sulle vetrine d’ingresso. Accade a Napoli, come a Roma e Palermo. Ma qui tu non entri e non vedi. Poi, invece, c’è la tristezza, un misto di melanconia e rabbia, quando al mattino entri in un bar a fare colazione, e già c’è chi alle otto o alle nove è aggrappato a quelle diaboliche macchinette dell’alea, e compulsivamente preme bottoni o tira maniglie, nella speranza di un esito fortunato che nella stragrande maggioranza dei casi non arriva. Incontri donne e uomini dall’aspetto modesto, umili pensionati, disoccupati, anche giovani. Poi, ancora, se vai a comprare le sigarette al tabacchino devi rassegnarti alla fila, essendo il tabaccaio diventato gestore dei punti di gioco dei monopoli; e qui ti colpisce lo sguardo perso di chi è concetrato sui numeri che appaiono sugli schermi.

Il coraggio di Di Maio

Il governo, e in particolare il ministro Di Maio, ha mostrato in queste ore non solo uno speciale tempismo ma un coraggio non indifferente. La proposta di vietare la pubblicità, in tutte le sue forme, dalle televisioni ai siti alle sponsorizzazioni, è senza alcun dubbio una scelta di coraggio. Intanto perché si colloca contro consolidati e potenti interessi economici: nel 2016 il giro d’affari è stato quantificato in 96 miliardi di euro tra videolottery, bingo, scommesse virtuali, pronostici sportivi e altri giochi. E perché compie un’importante scelta politica mettendo in conto una riduzione delle entrate per l’Erario che finora è stata di 10 miliardi l’anno, invertendo, finalmente!, una continuità politica che utilizzava l’espansione delle scommesse per fare cassa.

E’ giusto, quindi, riconoscere il valore di questa scelta politica intestata prevalentemente al movimento cinquestelle. E’ una importantissima inversione politica e come tale va valutata. Certo, la questione della ludopatia non si potrà mai risolvere con una legge né è pensabile una radicale cancellazione di queste attività: l’ipotesi proibizionista sarebbe semplicemente stupida perché alimenterebbe i circuiti illegali e criminali; lo abbiamo visto in grande con quanto accaduto nei primi decenni del secolo scorso in America con il divieto della produzione e del consumo dell’alcol.

Il proibizionismo fu di fatto il volano che ha fatto decollare le organizzazioni mafiose in termini di ricchezza e di potere; non si può che convivere col l’alea. Il problema è semplicemente quello di tenere sotto controllo il fenomeno e, soprattutto, non incoraggiarne la crescita.

Importante scelta di campo

Grazie a Di Maio adesso lo Stato si schiera, compie una scelta di campo, interviene per limitare gli effetti devastanti della dipendenza. Adesso lo Stato invia un segnale non solo alle potenti lobby ma, soprattutto, a quella parte dei due milioni e mezzo di giocatori che hanno bisogno d’essere aiutati a liberarsi dalla dipendenza. Se si calcolano tra 7 e 12 mila le persone che attualmente sono in cura presso centri specializzati, è fuor di dubbio che costoro rappresentano una piccolissima minoranza di coloro che avrebbero bisogno di un concreto aiuto. Quasi sempre è la vergogna, e l’ignoranza, a ostacolare la richiesta d’aiuto. La misura del governo non potrà operare come una bacchetta magica, serve altro e da altri soggetti. Ma sicuramente pone un primo importantissimo punto fermo, una premessa per promuovere un dibattito pubblico, serio e approfondito, con la finalità di contenere l’insidiosa diffusione delle ludopatie.

Un’ultima considerazione. La misura del governo non è solo una misura “contro”, è un intervento a difesa dei settori più deboli, più emarginati, meno protetti delle nostre comunità, perché è in questo ambito che il gioco ha la più diffusa clientela ed è in questo ambito che spesso le scommesse diventano un fenomeno d’ingresso per quell’altro fenomeno ancora più pericoloso che è l’usura.