Coronavirus, Conte: "Prime dosi di vaccino a inizio dicembre". Crisanti: "Previsione irrealistica"

La corsa al vaccino per il Covid è entrata nella fase decisiva, con diversi candidati che sembrano molto vicini ad avere i dati preliminari dei test, necessari per le prime richieste di approvazione

Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova
Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova
TiscaliNews

La situazione è più o meno questa: c’è chi dice che il vaccino anti covid 19 sarà pronto a dicembre e c’è chi dice che la previsione è "irrealistica". L'ottimista è Giuseppe Conte, premier, il pessimista Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova. Viste le brutte albe di questi ultimi mesi, meglio non farsi cogliere dallo scoramento. “Se le ultime fasi di preparazione (il cosiddetto 'rolling value') del vaccino Oxford-Irbm Pomezia-Astrazeneca) saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all'inizio di dicembre", ha detto il presidente del Consiglio da Bruno Vespa per il libro "Perché l'Italia amò Mussolini (e come ha resistito alla dittatura del Covid)" in uscita il 29 ottobre da Mondadori Rai Libri. "Già all'inizio avremo i primi due o tre milioni di dosi - ha precisato il presidente del Consiglio - Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha commissionato ad Astrazeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi. Penso che per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera". E allora, tutti a sperare che Conte abbia ragione. Crisanti però lo ha prestamente redarguito.

Numeri contro

"La situazione è sicuramente molto preoccupante, lo dicono i numeri. Anche retrospettivamente guardando a come stavamo a fine giugno e luglio, quando avevamo 150 casi, sicuramente i numeri di oggi dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown", ha detto a Buongiorno, su Sky TG24 Crisanti. "Rimane sempre il problema di come consolidare i guadagni fatti riducendo la trasmissione - ha aggiunto -. Una volta ridotta la trasmissione, supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, quali strumenti abbiamo per tenerli bassi? Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita che per l’economia".

Rete di controllo

Per Crisanti "bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento sul territorio che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce". "Questa rete - ha continuato - se c’è sicuramente non è sufficiente e già diverse Regioni hanno ammesso di non essere in grado di fare nessun tracciamento e di non essere in grado di bloccare la trasmissione, questo è il vero problema. Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesi e se tutto funziona, e poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati".

Tamponi inattendibili

Quanto ai tamponi rapidi, per il virologo "hanno dei grossi problemi e a mio avviso non dovrebbero essere usati in azioni né di sorveglianza né di prevenzione. Purtroppo hanno una sensibilità che è intorno al 70%, perché su dieci positivi ne mancano tre". Infine, Ed ecco la stoccata contro Conte: mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico". "Forse - ha spiegato - fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi".

Così in Brasile

Per completare il quadro di questa convulsa giornata di cronaca, il Brasile. Lo stato sudamericano ha deciso di adottare un vaccino cinese nel quadro della sua campagna di immunizzazione al covid: lo ha annunciato il ministro della Sanità del Paese, Eduardo Pazuello, malgrado le polemiche che circondano questa terapia. Il vaccino CoronaVac, sviluppato dal laboratorio cinese Sinovac, è stato testato su migliaia di volontari in sei stati del Paese, tra cui quello di San Paolo, il più colpito dalla pandemia.  Il governo brasiliano ha raggiunto un accordo per acquistare 46 milioni di dosi che dovrebbero essere somministrate dal prossimo gennaio, ha detto Pazuello durante una videoconferenza con i governatori dei 27 stati del Paese.

Vaccino cinese

"Sarà il vaccino del Brasile", ha sottolineato il ministro, ricordando che il colosso latinoamericano di 212 milioni di abitanti contava anche sulla partnership tra l'Università britannica di Oxford e il gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca. "Questa è la nostra grande novità. Questo riequilibra il processo", ha aggiunto, mentre il Brasile è il secondo Paese più colpito dalla malattia, con oltre 154mila morti, dietro gli Stati Uniti. Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha criticato più volte il vaccino cinese, contestando la decisione del governatore dello Stato di San Paolo, Joao Doria, uno dei suoi principali rivali politici. E’ cominciata la guerra del vaccino? Così sembra.