Senza pace il conflitto israelo-palestinese: Francesco distante da Trump e Netanyahu

Negativa reazione della Santa Sede al piano di pace presentato dai due leader su Gerusalemme e la Palestina. Mentre Abu Mazen rompe con Stati Uniti e Israele si conferma la contrarietà del Vaticano a ogni accordo di pace senza giustizia e uguale dignità di due popoli

Senza pace il conflitto israelo-palestinese: Francesco distante da Trump e Netanyahu

Dopo la presentazione pubblica, il piano di pace a firma di Trump e Netanyahu, non poteva che naufragare sul nascere. Troppo unilaterale per poter riuscire. Più che un piano è apparso una pretesa al presiedente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. La pretesa dei più forti. Un fastidio che neppure la Santa Sede è riuscita a nascondere. E non poteva essere diversamente per dare nuovamente la sensazione che la pace in Medio Oriente sia davvero lontana. La Santa Sede, infatti, con la sua posizione sostanzialmente immutata dagli albori del conflitto, può ben rappresentare il radicamento sul diritto internazionale che non può essere ignorato da chi vuole davvero la pace. comunità cristiane e dello stesso Gesù.

Negativa reazione al piano Trump

Presentata a sorpresa, con il malcelato sapore di un espediente elettorale, il piano targato Trump non è piaciuto per nulla al Vaticano la cui diplomazia ha sempre seguito con grandissima attenzione le vicende del Medio Oriente, area dove sono presenti le vestigia delle primissime  La reazione negativa al piano, pertanto, è stata immediata. Con una dichiarazione pacata nella forma, tipica della diplomazia ecclesiastica, ma determinata nella sostanza: bocciatura per la ventilata soluzione lontanissima dalla realtà. Non solo impraticabile, ma addirittura dannosa poiché rischia “di minare ulteriormente il processo di pace israelo-palestinese e la già fragile stabilità regionale”. Ribadita pertanto da una dichiarazione ufficiale “in merito alla soluzione di due Stati per due popoli, come unica via per arrivare ad una soluzione definitiva dell’annoso conflitto”. La Santa Sede sostiene, infatti, “il diritto dello Stato d’Israele a vivere in pace e sicurezza entro i confini riconosciutigli dalla comunità internazionale, ma lo stesso diritto appartiene al popolo palestinese e deve essere riconosciuto, rispettato e attuato.

L’auspicio

La Santa Sede auspica che le due Parti, negoziando direttamente tra di loro, con l’appoggio della Comunità internazionale e in osservanza delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, possano trovare un compromesso giusto, che tenga conto delle legittime aspirazioni dei due popoli”. Del pacchetto delle proposte vaticane per la pace fa parte anche il riconoscimento di Gerusalemme come città a statuto speciale “internazionalmente riconosciuto”.

Le parole di Francesco

Francesco non si è spostato di una virgola dai predecessori e che qualche sentore il Vaticano avesse carpito di ciò che bolliva in pentola e sarebbe esploso di lì a poco si può capire rileggendo le parole pesate ed esaurienti dette lo scorso 9 gennaio al Corpo diplomatico accreditato in Vaticano.
“Nel mio secondo viaggio del 2019, mi sono recato negli Emirati Arabi Uniti, prima visita di un Successore di Pietro nella Penisola arabica. Ad Abu Dhabi ho firmato con il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyib il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Si tratta di un testo importante, volto a favorire la mutua comprensione tra cristiani e musulmani e la convivenza in società sempre più multietniche e multiculturali, poiché nel condannare fermamente l’uso del «nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione»[11], richiama l’importanza del concetto di cittadinanza, che «si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia»[12].

L’importanza del dialogo interreligioso

Ciò esige il rispetto della libertà religiosa e che ci si adoperi per rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità e prepara il terreno alle ostilità e alla discordia, discriminando i cittadini in base all’appartenenza religiosa. A tal fine è particolarmente importante formare le generazioni future al dialogo interreligioso, quale via maestra per la conoscenza, la comprensione e il sostegno reciproco fra appartenenti a diverse religioni. Pace e speranza sono stati anche al centro della mia visita in Marocco, dove con Sua Maestà il Re Mohammed VI ho sottoscritto un appello congiunto su Gerusalemme, «riconoscendo l’unicità e la sacralità di Gerusalemme / Al Qods Acharif e avendo a cuore il suo significato spirituale e la sua peculiare vocazione di Città della Pace. E da Gerusalemme, città cara ai fedeli delle tre religioni monoteiste, chiamata ad essere luogo-simbolo di incontro e di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo, il mio pensiero non può che estendersi a tutta la Terra Santa per richiamare l’urgenza che l’intera Comunità internazionale, con coraggio e sincerità e nel rispetto del diritto internazionale, riconfermi il suo impegno a sostegno del processo di pace israelo-palestinese”.

La diplomazia della Santa Sede

La storia ci ha consegnato un interesse costante dal 1947 della diplomazia della Santa Sede per la vita dei popoli del Medio Oriente e il ruolo di conciliazione e moderazione svolto nella guerra del Libano, del Golfo e nel conflitto israelo-palestinese. Solo sulla questione di Gerusalemme si è sentita parte in causa perché, come ha spiegato con chiarezza più volte, con Gerusalemme è in causa la sopravvivenza dei cristiani minoritari, la salvaguardia dei Luoghi santi, la convivenza fra ebrei, cristiani e musulmani. “Il fatto che ebrei, cristiani e musulmani – ha chiarito una volta il cardinale Tauran, figura di primissimo piano della diplomazia vaticana degli ultimi decenni - abbiano le loro radici spirituali a Gerusalemme conferisce a quella città un valore simbolico, un carattere sacro, unico e universale. E la Santa Sede è arrivata alla convinzione che – per salvaguardare tale carattere sacro e unico – sia necessario elaborare uno statuto speciale per le parti più sacre della città (cioè i Luoghi santi delle tre religioni), internazionalmente garantito”. Non solo petrolio dunque e non solo affari, ma anzitutto valori e giustizia. E questi sono parsi alla Santa Sede del tutto assenti nel piano di Trump e Netanyahu, destinato pertanto a restare un problema in più, anziché una soluzione per la pace.