Ragazze uccise dal treno e la gogna social: "Come vi permettete di giudicare il papà di Alessia e Giulia?"

Incapaci di qualsiasi empatia, in molti si sono sentiti autorizzati a giudicare senza pietà questo padre che ha perso due figlie. Massimiliano Lussana ha voluto esprimere in un post tutto il suo sdegno contro questi giudici da tastiera

Ragazze uccise dal treno e la gogna social: 'Come vi permettete di giudicare il papà di Alessia e Giulia?'

Qualche minuto prima di morire travolte da un treno in transito alla stazione di Riccione, Giulia e Alessia, 17 e 15 anni, sorelle di Madonna di Castenaso nel Bolognese, avevano parlato al telefono con il padre per rassicurarlo che stavano tornando a casa. Una chiamata fatta con un cellulare chiesto in prestito che dimostra sia  l'attaccamento che avevano verso il genitore e la consapevolezza che ad aspettarle a casa avevano un padre che si preoccupava per loro. Purtroppo  in quella casa loro non sono più tornate. Nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli lo dicono tutti. E’ un dolore, una ferita così profonda dalla quale Vittorio Pisanu difficilmente potrà guarire. Eppure, incapaci di qualsiasi empatia in molti si sono sentiti autorizzati a criticare e giudicare senza pietà le due sorelle e questo povero uomo che che da domenica mattina non si dà pace per aver perso le figlie.

"Ho aspettato, perché volevo rendermi conto se magari ero stato sfortunato io a imbattermi in così tanti commenti che criminalizzavano le due ragazze morte domenica mattina travolte da un treno alla stazione di Riccione. E soprattutto criminalizzavamo la loro famiglia, descritta come una banda di irresponsabili che lasciavano andare in giro le loro figlie sole tutta la notte. E invece no. Non ero stato sfortunato io a imbattermi in tutti questi, era proprio il comune sentire di moltissimi, sempre pronti a giudicare, a condannare, a moralizzare e a puntare il dito.

Quello che ho trovato era proprio l’incapacità di fermarsi davanti a nulla, persino davanti al dramma della perdita di due figlie da parte di moralisti che, come avviene generalmente ad ogni moralista, vanno sempre moralizzati. Vale in politica per gente sempre pronta a puntare il dito contro quelli che “è tutto un magna magna” ma che, ovviamente, poi “se non le vuole la fattura sono dieci euro in meno”, e vale a maggior ragione per cose umane.

Di fronte agli insulti al povero papà di Castenaso e addirittura alle ragazze morte (“ma le avete viste come erano conciate?, chissà cosa ci facevano tutta la notte in discoteca”) e mi fermo a cose vergognose, ma riproducibili – purtroppo gli insulti sono moltissimi – il Comune di Riccione ha dovuto addirittura chiudere la possibilità di commenti social sotto il post dove la comunità del Comune esprimeva il proprio cordoglio. Perché lì sotto si era scatenata la fogna. Ovviamente, non parlo di tutti, ma parlo di molti. Non una parola, una virgola di pietas per Giulia e Alessia, 17 e 15 anni, morte travolte da un treno.

Non una lacrima per il loro papà che le ha perse entrambe in una volta sola. No, solo odio. Solo giudizi. E talvolta pregiudizi. Solo la solita maledetta incapacità di ascoltare gli altri, le loro esigenze, le loro sofferenze, di essere empatici, di mettersi nei panni degli altri. Niente. Niente di niente. Nemmeno di fronte alla tragedia più grave che può capitare a un padre, la perdita di un figlio. Anzi, in questo caso di due figlie.

Tutti pronti a sparare sentenze. E, per l’ennesima volta, mi fa piacere dire che scrivo per Tiscali News, dove non si abdica nemmeno un minuto all’umanità e anche questa volta hanno raccontato questa storia con dolcezza e sensibilità. Prendersela con le ragazze, colpevoli solo di essere adolescenti e di volersi divertire, è allucinante, disumano. Lo so anche io che quando si è così giovani sarebbe meglio non stare in giro a ballare tutta la notte, ma so anche che dire “ai miei tempi non si usciva di casa” non è il miglior modo di affrontare i discorsi.

E’ vero che ai nostri tempi era diverso, ma i tempi cambiano e quindi occorre ragionare sul contesto, non semplicemente sul testo. Eppure, qui, anche il testo ha pagine alte e nobili. Anche e soprattutto di fronte all’ultimo gesto di generosità e di amore di una delle due, che vivevano in modo simbiotico, che ha sacrificato la sua vita per provare a salvare sua sorella. Questa è la storia che racconterei e urlerei, perchè è una storia di eroismo, di grandezza. No, le ragazze non stavano attraversando incautamente i binari.

Ma, se possibile, ancora peggio sono le cose dette contro il loro papà, reo di “permettere loro di andare in discoteca il sabato sera”, per tutta la notte e lontano da casa. Questo povero uomo badava da solo alle ragazze, la cui madre se ne era andata di casa ed era tornata in Romania, il suo Paese d’origine, lasciando la famiglia in Italia, con tutto il peso della gestione della famiglia, dell’educazione, della cura delle ragazze sul papà. Che lavorava tutto il giorno per assicurare un buon tenore di vita a loro e alla terza sorella più grande.

E, per queste due ragazze, faceva qualsiasi cosa. Compreso andarle a prendere il sabato notte all’uscita dalla discoteca, che tanto amavano. Prendendo la macchina, in piena notte per partire da Castenaso e arrivare in Romagna. Ma il destino, quando vuole, sa essere cieco e cattivo. Più di quanto il cuore umano possa sopportare. E sabato scorso il papà si è sentito poco bene ed ha chiesto alle ragazze se se la sentivano di tornare in treno. “Certo, papà. Fra poco partiamo”. Queste erano Alessia e Giulia.E questo era il loro papà. Poi, certo, insultare e giudicare gratuitamente è molto più facile".