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Chi è Baris Boyun, il boss della mafia turca arrestato a Viterbo. Preparava un attentato con un kamikaze

Fermato in tempo. Secondo la polizia turca, avrebbe commesso 19 omicidi (riusciti e tentati). A marzo subì un attentato a Crotone. Le intercettazioni: ecco cosa hanno scoperto gli investigatori

di Tiscali News   
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E' stata anche una microspia inserita nel braccialetto elettronico, oltre alle cimici piazzate in tutta la casa in modo da poterlo 'ascoltare' 24 ore su 24, a incastrare Baris Boyun, il presunto boss della mafia turca arrestato stamane assieme ai componenti della sua rete protagonista di crimini in tutta Europa e in Turchia. In questo modo gli investigatori, coordinati dall'antiterrorismo milanese, sono riusciti ad aggirare i problema delle telefonate tramite piattaforme criptate, e a sentire ogni sua conversazione dalle quali emerge che dagli arresti domiciliari ordinava al suo 'gruppo' attentati, blitz, e dava istruzioni in merito al traffico di armi, di droga e all'ingresso di cittadini turchi in Italia (dal confine a Trieste) usando le rotte balcaniche.

Preparava un attentato

Boyun stava programmando un “attentato” terroristico una fabbrica “di alluminio” in Turchia, a farsi esplodere sarebbe stato un “kamikaze”. Con la casa piena zeppa di ‘cimici’ – con cui la polizia italiana lo ‘ascoltava’ 24 ore su 24 – il piano terroristico è stato intercettato e subito sventato grazie “all'intervento della polizia turca”, allertata dagli investigatori italiani. “Dammi una settimana di tempo, sto facendo grandi preparatorie: tutta la Turchia ne parlerà”, aveva detto Boyun ai suoi.

Chi è Baris Boyun

Di origine curda, Baris Boyun è un membro del Pkk, partito malvisto dal governo di Erdogan. E con l'attentato Boyun voleva mandare un messaggio forte ai suoi avversari politici. A marzo subì un attentato a Crotone.  Nel 2022, la Turchia aveva presentato una richiesta di estradizione per Baris Boyun, 39 anni, già ritenuto personaggio ad alto rischio. Secondo la polizia di Ankara, infatti, sarebbe l’autore di 19 omicidi e tentati omicidi in patria tra il 2019-2020. Due anni fa era stato fermato a Rimini, dove era di passaggio, su mandato di cattura internazionale.

Sette mesi di carcere, dall’agosto 2022 al 21 marzo 2023, poi la Corte di Appello di Bologna aveva negato l’estradizione chiesta da Ankara per la mancanza di garanzie sui diritti umani nelle carceri turche. All'epoca dei fatti Boyul risultava "indagato nell'ambito di un procedimento penale pendente in Turchia nel quale era chiamato a rispondere dei reati di omicidio, lesioni personali, minacce, partecipazione a un'associazione per delinquere e violazione della disciplina sulle armi".

Mandante di un omicidio in Germania

E la sua responsabilità come mandante dell'omicidio commesso lo scorso marzo in Germania "è stata accertata, ancora una volta, attraverso le conversazioni captate (...) nell'appartamento di Crotone", riporta l'ordinanza del gip Roberto Crepaldi. In quei giorni. mentre il presunto boss era in bagno, la moglie gli leggeva alcuni messaggi ricevuti, "informandolo che tale Kamil nel congratularsi, evidentemente per il buon esito di una non meglio indicata attività, aveva scritto che 'è stato finito, felicitazioni'". A questo punto Boyun diceva alla donna di cercare in rubrica la voce "Germania" dove avrebbe trovato il contatto a cui scrivere su Telegram "felicitazioni, è risolto". Nell'indagine, poi, ci sono due avvocati difensori indagati per ricettazione in quanto retribuiti con denaro di provenienza illecita: il giudice ha ritenuto di rigettare la misura interdittiva chiesta nei loro confronti dal pm della dda Bruna Albertini. 

"Userò razzi e bombe e raderò al suolo tutto"

"Boyun Baris dice che d'ora in poi non farà lavorare pistole, dice "razzi, bombe, tutto…D'ora in poi non mi fermerò, che tutti stiano attenti ormai…d'ora in poi che tutti escano dai propri luoghi di lavoro, che escano dalle loro fabbriche, raderò al suolo ovunque, sono uscito per strada ora". Così la moglie del capo della mafia turca Baris Boyun, in una intercettazione telefonica che fa riferimento all'attentato fallito alla fabbrica non molto distante da Istanbul legata al gruppo rivale noto come Saralar.

Era stato vitima di intimidazione 

L'episodio risale al 18 marzo scorso, quando persone non identificate spararono alcuni colpi di pistola contro la porta d'ingresso della casa in cui Boyun si trovava agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Provvedimento restrittivo applicatogli perché accusato della detenzione di un'arma clandestina contestatagli dalla Squadra mobile di Milano, Boyun era arrivato a Crotone nell'ottobre del 2022 prima di andare via e tornarvi il 2 febbraio scorso per scontare la detenzione domiciliare nella casa della compagna. Nel corso della notte ignoti s'introdussero nel condominio in cui abitava Boyun e spararono quattro colpi di pistola contro il portone dell'appartamento, nessuno dei quali comunque ferì il boss turco e la compagna, che in quel momento erano a letto.

Gruppo pericoloso

Dai dialoghi intercettati emerge la "determinazione" del presunto boss della mafia turca "a riorganizzare un attacco armato nei confronti di coloro che riteneva responsabili di aver attentato alla sua vita e a quella della moglie - annota il gip Roberto Crepaldi nel provvedimento - sembra intenzionato a rilanciare, utilizzando armi sempre più devastanti".

Inoltre , osserva il giudice , "il tenore delle conversazioni impone di ritenere provato - almeno con il canone dei gravi indizi - come l'obiettivo diretto dell'attentato fosse proprio il Saral ma l'intenzione di Boyun e dei suoi uomini fosse, comunque, di interferire con lo status quo esistente Turchia": infatti ha più volte manifestato "la sua volontà di scalzare il gruppo attualmente al potere, che corrompe lo Stato e lo considera come un criminale di 'quarta categoria'. E proprio per dimostrare la propria potenza al potere politico turco, per Boyun è indifferente che si riesca davvero ad uccidere il rivale o meno".

Ankara si congratula con l'Italia

"Mi congratulo con le Autorità di Sicurezza italiane", ha scritto il ministro dell'Interno turco, Ali Yerlikay su X, affermando che "durante l'operazione sono stati catturati complessivamente 19 sospetti, di cui 17 turchi e 2 italiani, membri di un gruppo del crimine organizzato, tra cui il capobanda Baris Boyun". Yerlikaya ha aggiunto che finora erano già state fermate in Turchia 317 persone sospettate di fare parte dell'organizzazione di Boyun, e per 175 di loro è stato confermato l'arresto mentre altri 100 si trovano in libertà vigilata. Boyun "è ricercato dalle autorità giudiziarie del nostro paese per 23 reati distinti, tra cui aver fondato un'organizzazione con l'obiettivo di commettere crimini e un omicidio intenzionale, e ha un totale di 56 precedenti penali distinti, di cui 3 omicidi", ha affermato Yerlikaya.

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