[La polemica] Il colloquio di lavoro per il supermercato è diventato un reality show con 200 mila candidati

Nel tempo del Jobs act il lavoro diventa sempre più lotteria, concorso a premi, real show per provare ad elevarsi da un destino di feroce precarietà. I colloqui non sono più rituali pre-lavorativi, ma “provini” superati all’insegna dell’uno su mille ce la fa

[La polemica] Il colloquio di lavoro per il supermercato è diventato un reality show con 200 mila candidati

In un anno 200.000 curricula per cento posti in palio. Il bilancio di Esselunga, con i suoi job day immaginati per selezionare lavoratori qualificati oggi è una fotografia che fa riflettere. È vero, si tratta di lavori qualificati e anche di incarichi gratificanti: la nota catena di supermercati, infatti, cerca “responsabili di negozio”, che potenzialmente devono saper svolgere tutte le professioni. Ed è vero anche, che i candidati a quel posto, sanno che prima di loro, nel 90% dei casi, chi è stato selezionato, è riuscito a mantenere il posto.

Tuttavia, i numeri fanno impressione: durante l’ultimo job day di Esselunga, sono arrivati tutti insieme ben 10.000 curricula. E mille e duecento persone, hanno sostenuto un colloquio. Sono numeri che fanno impressione, e che se rimbalzano, da un capo all’altro dell’Italia, ovunque ci sia la vaga speranza di prendere un posto, qualunque esso sia. C’è stato un boom di domande anche per il supermercato Globo, uno dei più grandi della Lombardia, che aveva messo in palio un tirocinio di formazione, per un posto da personal trainer. L’idea positiva di Globo è quella di offrire un corso di formazione, e non solo una opportunità.

Per non parlare del cosiddetto stage creativo di Carpisa, un vero boomerang, per l’azienda che lo aveva offerto. “Compra una borsa e vinci uno stage”, avevano suggerito i creativi per in campagna promozionale in cui la nota casa di pelletteria offriva un mese di stage retribuito (poco) con la promessa di sfruttare le eventuali creazioni partorite nel periodo di prova facendo sottoscrivere la cessione ad ogni diritto di copyright sulle proprie idee. Troppo, e la rete - giustamente - era esplosa per le troppe proteste.

Vicende separate e diversissime fra di loro, ovviamente, ma legate da un potente filo conduttore simbolico. Nel tempo del Jobs act il lavoro diventa sempre più lotteria, concorso a premi, real show per provare ad elevarsi da un destino di feroce precarietà. I colloqui non sono più rituali pre-lavorativi, ma “provini” superati all’insegna dell’uno su mille ce la fa. L’Italia era una repubblica fondata sul lavoro. Adesso - senza nemmeno una riforma costituzionale - è diventata una repubblica fondata sul talent.