Tifoso morto, il Viminale processa la polizia di Milano per gli errori commessi a Santo Stefano

Dalle 15 del pomeriggio alle 19.30 la zona di San Siro sembra terra di nessuno. Le forze di polizia non si accorgono degli ultrà interisti che si danno appuntamento al baretto, che alle 17.30 si trasferiscono al pub “Cartoons” in via Emanuele Filiberto. E da lì poi nel parco di via Fratelli Zoia dove aspettano l’arrivo della colonna di mezzi degli ultrà napoletani

Scontri
Scontri

Anche il Viminale vuole capire cosa è successo, perché non è stato impedito l’incontro ravvicinato tra le due tifoserie avversarie. E stamani sentirà i vertici delle Digos di Milano e Napoli. Se questi chiarimenti produrranno l’apertura di un procedimento amministrativo o disciplinare interno è presto per dirlo.

Brucia ancora quello che è successo a Milano la sera di Santo Stefano, quando un centinaio di ultrà interisti appoggiati da una quarantina di “gemellati” di Varese e Nizza hanno teso un agguato a una carovana di auto e Van di ultrà napoletani.

Purtroppo, durante gli scontri un capo ultrà interista di Varese, Daniele Belardinelli, è morto investito da un’auto probabilmente di tifosi napoletani.

Immagini inedite di quella terribile serata le ha mandate in onda “Quarto grado” su Retequattro. Si vede anche un gruppo di tifosi che solleva da terra il corpo di Daniele Belardinelli e si allontana per poi metterlo in una macchina diretta al pronto soccorso.

Le indagini

Le indagini della Procura di Milano vanno avanti per chiarire la dinamica dell’incidente stradale, e cioè per capire se l’investimento di Belardinelli sia stato un evento non voluto, provocato magari dal panico e da quei momenti concitati. Se invece si è trattatodi un investimento voluto, per individuare i vari responsabili.

Gli inquirenti procedono comunque per omicidio volontario, l’ipotesi di reato più grave ma in assenza  di “riscontri tecnici” (autopsia e rilievi sulle auto che potrebbero aver investito l’ultrà) il reato potrebbe essere derubricato a omicidio stradale. Anche perché finora le testimonianze di ultrà interisti sono contraddittorie (c’è chi parla di auto che procede spedita investendo Belardinelli, chi invece sostiene che l’auto procedesse lentamente).

Le targhe

Finora le telecamere fisse di via Novara hanno aiutato gli investigatori a individuare le targhe di tre auto e di un Van della colonna dei mezzi degli ultrà napoletani, e dunque a risalire a parte dei suoi occupanti. Un mezzo, una Volvo, è già stata posta sotto sequestro. Nelle prossime ore dovrebbero essere sequestrate altre due auto e un Van.

Anche gli inquirenti milanesi stanno ricostruendo la “vigilia” degli scontri. La Digos di Napoli una settimana prima del 26 dicembre aveva inviato una relazione alla questura di Milano annunciando che un gruppo di centocinquanta ultrà della curva A sarebbero arrivati a Milano a bordo di Van e di auto.

Erano stati espliciti gli “sbirri” napoletani: c’è il rischio “elevato” di incidenti. Non che la Digos sapesse o ipotizzasse che i napoletani volessero aggredire gli interisti, o che le due tifoserie avversarie si fossero date appuntamento per suonarsele di santa ragione.

Del resto, nelle prime relazioni-informative della questura milanese, si fa riferimento a una reazione dei tifosi napoletani aggrediti che si sono limitati a difendersi (offendendo) con aste di striscioni e bandiere e con le proprie cinture, a fronte di coltelli, roncole, bastoni, spranghe, petardi e fumogeni (l’armamentario interista).

Il "rischio"

Dunque, “elevato” rischio di incidenti. Ma allora perché la Digos napoletana è così preoccupata, se non vi sono indicazioni di progetti di aggressione nei confronti degli interisti? Il motivo è la rivalità storica tra le due tifoserie che ha portato nel tempo a scontri violenti.

Durante un incontro per la Coppa Italia a Napoli, nel 2016, i tifosi azzurri entrarono nel settore “ospiti” nei giorni precedenti la partita sostituendo un catenaccio con lucchetto che chiudeva un cancello che separava la curva dal settore ospiti.

Nel giorno dell’incontro, prendendo alla sprovvista tifosi interisti e forze di polizia, i napoletani aprirono il cancello aggredendo i tifosi interisti. Nel codice degli ultrà una aggressione vigliacca, un gesto di cattiveria. I napoletani ricordano il precedente di una Smart “azzurra” incendiata in un’area di servizio in autostrada.

La Digos di Napoli avverte Milano che almeno 120-150 ultrà della curva A sarebbero partiti la mattina del 26 diretti a Milanoe che una volta in città sarebbero andati verso lo stadio separati fino a riunirsi nel pressi dello stadio per entrare insieme nel settore ospiti.

E come interpreta il questore Marcello Cardona questo “allarme”? Mandando una “pattuglia di vigilanza generica”, per dirla con le parola del gip Guido Salvini in una ordinanza di custodia cautelare contro un ultrà interista. Una pattuglia che appena iniziano gli scontri si allontana.

Certo che dalle 15 del pomeriggio alle 19.30 la zona dello stadio di San Siro sembra terra di nessuno. Le forze di polizia non si accorgono degli ultrà interisti che si danno appuntamento al baretto di San Siro, che alle 17.30 si trasferiscono al pub “Cartoons” in via Emanuele Filiberto. E da lì poi nel parco di via Fratelli Zoia dove aspettano l’arrivo della colonna di mezzi degli ultrà napoletani.

Alle 19,23 le vedette annunciano l’arrivo dei napoletani. Viene esploso un petardo e i centoventi ultrà interisti partono con l’assalto agli azzurri.

Quasi cinque ore senza che nessuno si accorgesse degli “invisibili”. oggi, il Viminale proverà a capire se si potevano evitarele falle nel sistema di prevenzione.