Cinema e teatro: ammessi più spettatori. Ieri le proteste: “Regole astruse, così non possiamo riaprire"  

il presidente dell'Anica Rutelli aveva detto: "Non si è creata una condizione che permetta ai cinema di aprire. Gli esercenti contestano certe norme. Rendono impossibile riaprire alla gran maggioranza delle sale, che sono oltre 4000 in Italia”

Una sala cinematografica (Ansa)
Una sala cinematografica (Ansa)
TiscaliNews

Le proteste dei titolari di sale cinematografiche hanno evidentemente avuto ascolto. Rimane l'obbligo di portare la mascherina, a questo punto evidentemente affidato alla sensibilità delle singole Regioni, ma il nuovo Dpcm firmato ieri sera dal premier Conte rivede in parte le regole per il cinema e lo spettacolo dal vivo, precisando che nelle sale al chiuso potranno trovare posto fino a 200 spettatori (prima questo numero comprendeva anche il personale di sala nonché per il teatro attori, tecnici, operai ecc) . Lo stesso per gli spettacoli all'aperto, il provvedimento precisa che sono ammessi "fino a 1000 spettatori". Viene inoltre precisato che gli spettatori conviventi possono comunque sedere vicini. La precisazione sul numero degli spettatori appare particolarmente significativa ad esempio per gli spettacoli di opera sia al chiuso sia all'aperto, per i quali il numero degli addetti ai lavori è necessariamente molto alto. Per i cinema multisala si precisa poi che il limite dei 200 spettatori va inteso "per ogni singola sala".

Le proteste

Lunedì prossimo in effetti i cinema dovrebbero riaprire i battenti al pubblico, anche se resta qualche dubbio su quanto potrebbe accadere. Molti infatti non avevano intenzione di riaprire con le regole annunciate. Ora arriva la novità e bisognerà vedere.

In ogni caso, almeno in teoria, le sale cinematografiche dal 15 giugno possono di nuovo essere il luogo magico esperienziale della visione cinematografica, rispettando i protocolli di sicurezza dettati dall'emergenza coronavirus, ma quasi alla vigilia del giorno in cui si potrà tornare a vedere film sul grande schermo, l'aria che tira era tutt'altro che buona. Ovviamente "viviamo in un momento difficile e complicato e tutti devono esercitare il massimo senso di responsabilità, ma siamo in una situazione paradossale. Il presidente del Consiglio circa un mese fa ha annunciato la riapertura dei cinema, ma in questo periodo non si è creata una condizione che permetta ai cinema di aprire", aveva detto il presidente dell'Anica Francesco Rutelli, intervenendo a Studio 24 su RaiNews24. E ieri l'associazione degli esercenti, l'Anec, è stata chiara: con le mascherine durante la proiezione e il food proibito (la cosiddetta questione pop corn) le sale restano sbarrate.

Francesco Rutelli, presidente Anica (Ansa)

"Molti non riusciranno ad aprire"

La conta non è facile: si sa che il circuito Uci Cinemas, il principale circuito cinematografico in Italia del Gruppo Odeon Cinemas Group, riapre quattro delle sue proprietà: UCI Bicocca (MI), UCI Porta di Roma (RM), UCI Orio (BG) e UCI Luxe Campi Bisenzio (FI). E certamente anche altri sul territorio italiano toglieranno i lucchetti. Come il cinema Massimo a Torino, la multisala legata al Museo del cinema (dal 18 o subito dopo) "ma - dice il direttore del Museo Domenico De Gaetano - non è così scontato e semplice adeguarsi agli standard di sicurezza richiesti, infatti la maggior parte delle sale in città non riusciranno ad aprire per l'estate. Perché lo farebbero in perdita. Li capisco tutti. C'è molta confusione in materia - aggiunge De Gaetano - in questi giorni ci siano sentiti tutti più volte per individuare una strategia comune. Ma poi ognuno fa un po' come crede, in base alle proprie forze e ai propri progetti".

Starà insomma alla valutazione dei singoli esercenti decidere. I titoli a disposizione, almeno per il momento, e fino a luglio sono quelli già passati in streaming nei mesi del coronavirus o i film che erano appena usciti e sono stati spazzati via interrompendo il loro percorso in sala. Dagli Anni più belli di Muccino a Favolacce dei fratelli D'Innocenzo (Orso d'Argento per la sceneggiatura all'ultima Berlinale) che Vision mette a disposizione della sala dopo il recente passaggio in streaming.

Sala cinematografica (Ansa)

"Impatto drammatico"

Per il settore "è stato drammatico l'impatto del coronavirus - sottolinea Rutelli -. Solo nelle sale, gli esercenti calcolano che si siano persi 30 milioni di euro in questi mesi di chiusura. In questa situazione pesantissima ci si aspetterebbe, al di là dell'aspetto economico cruciale, un sostegno di praticità e concretezza, di regole chiare e comunicate per tempo". Invece "regole così astruse, come hanno detto gli esercenti, rendono impossibile riaprire alla grandissima maggioranza delle sale, che sono oltre 4000 in Italia". Rutelli fa l'esempio di come, stando alle disposizioni, si possa portare in sala un gelato confezionato acquistato nel cinema ma non si possa consumare per l'obbligo della mascherina: "Ci saranno intelligenze superiori in qualcuno di questi comitati, immagino". Per quanto riguarda le sale si parla "di 7000 lavoratori in cassa integrazione, 20 mila lavoratori dell'indotto che non hanno oggi una certezza". Nonostante questa modalità "ci saranno certamente e in modo meritorio delle sale che aprono, ma c'è una mancanza di prodotto, quindi molti lo faranno con dei film che nel frattempo sono andati sulle piattaforme o non sono potuti uscire o recuperando film di successo dell'ultimo periodo".

E questo per l'esercizio. Poi, "devono ripartire i set ma se il governo non recepisce l'accordo che tutte le parti hanno fatto per la sicurezza sui set, ovvero le distanze, i controlli sanitari, tutte le cautele per garantire la salute degli attori, delle maestranze, dei tecnici, la difficoltà è grande". Altro nodo centrale sono le assicurazioni: "Si tratta di controassicurare dai rischi che possono esserci con il Covid per le attività creative" spiega. Nella produzione, in tutta la filiera, che occupa circa 200 mila persone, "abbiamo una parte fondamentale del prestigio, del rispetto e dell'apprezzamento del nostro Paese nel mondo - ricorda il presidente dell'Anica -. La gente, pur chiusa in casa, ha visto su computer, televisioni, piattaforme e telefonini tanti prodotti italiani".