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[Il ritratto] Battisti è un criminale qualsiasi, ecco chi l'ha protetto rendendolo un eroe perseguitato

Ladro e rapinatore come molti altri, l'ex membro dei Pac si convertì al terrorismo già in carcere. Incredibile la lista dei suoi difensori famosi e influenti

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Cesare Battisti sotto il sole di Rio in una celebre foto pubblicata da Paris Match, e subito dopo la cattura (Ansa)
Cesare Battisti sotto il sole di Rio in una celebre foto pubblicata da Paris Match, e subito dopo la cattura (Ansa)

Il pasticciaccio brutto di Cesare Battisti è l’incredibile storia di un delinquente comune pluriassassino, assurto a vittima ideologica del capitalismo e della giustizia italiana, e perciò salvato dalla politica e da una certa intellighentia di sinistra che non ha ancora fatto bene i conti con il Passato del nostro Paese. Eppure, se qualcuno di loro si prendesse la briga di sfogliare le carte giudiziarie scoprirebbe che Cesare Battisti, da Cisterna di Latina, 65 anni, si è rivelato alle cronache e ai tribunali, molto banalmente, come un semplice ladro arrestato per la prima volta nel 1972, e poi da rapinatore, come Cavallero o Luciano Lutring, mica Lenin o Gramsci, quando venne rinchiuso nel carcere di Udine due anni dopo. E’ un criminale comune che subisce denunce anche per atti di libidine e per violenza privata. La sua conversione politica avviene solo dietro le sbarre, come capita oggi per molti dei jihadisti che terrorizzano le nostre città, grazie all’incontro con un terrorista vero: Arrigo Cavallina. Non a caso i Pac, i Proletari Armati per il Comunismo, il gruppo in cui militava, teorizzavano un’alleanza in funzione anticapitalista con i rapinatori comuni. Perché quello lui era. Da lì Cesare Battisti ha cominciato la sua vicenda criminale.

Trasformato in martire idealista

Quello che stupisce ancora oggi, al bivio della sua vicenda, con la cattura per le vie di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, è rileggere questi 36 anni di fuga perpetua, al riparo delle protezioni internazionali, come se si fosse trattato di un martire, di un idealista votato alla causa. Ogni volta che sembrava giunta l’ora di riportarlo in Italia, Cesare Battisti è sempre riuscito a dileguarsi, lasciando dietro di sé una scia di legami potenti e di domande: perché è stato continuamente protetto? In Italia aveva sul groppone l’ergastolo per 4 vittime innocenti ammazzate per vendetta. Era scappato dal carcere di Frosinone, il 4 ottobre del 1981, dopo l’arresto di due anni prima, quando fu trovato in un covo arsenale dei Pac. Prima di riparare a Parigi, sotto l’ombrello di Mitterrand, era scappato a Puerto Escondido sotto il falso nome di Enzo De Santis, e lui ha raccontato che il personaggio di Alex, interpretato da Claudio Bisio nel film di Gabriele Salvatores - Puerto Escondido, appunto -, tratto da un romanzo di Pino Cacucci, era ispirato alla sua storia, cominciando a darsi quella patina di innocente, perseguitato dalla Giustizia, che è diventato il suo cavallo di battaglia.

Da portiere a scrittore difeso dai big della letteratura

Rientrato a Parigi, dove conobbe la sua futura moglie, fece il portiere di uno stabile, cominciando a scrivere dei noir e a collaborare con alcune case editrici, sotto l’ala protettrice della gauche frencese, complice la dottrina Mitterrand che difendeva i terroristi ritenuti perseguitati in Patria. Attorno a lui fanno scudo grandi nomi dell’intelloghentia e della letteratura. E’ un elenco abbastanza choccante: c’è il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, l’autore del memorabile Cent’anni di solitudine, ci sono Daniel Pennac e Tahar Ben Jalloun, Serge Quadruppani e Philippe Sollers. Bernard-Henry Levy scrive una accorata prefazione al suo libro: La fuga. Lo scrittore (in realtà scrittrice) Fred Vargas lo sostiene persino economicamente. Lo ospita a casa sua, ed è lì che viene intercettato, quando nel 2004 Chirac ha preso il posto di Mitterrand e concede l’estradizione. Lui fugge di nuovo, e nel momento in cui sullo scranno più imnportante siede Sarkozy, è addirittura la first lady, sua moglie Carla Bruni, a protestare per la sua innocenza.

Negare l'evidenza

L’incredibile paradosso della sua vicenda, del criminale comune elevato a idealista dai circoli intellettuali, ricorda vagamente, con le dovute proporzioni, la storia di Johann Unterweger, detto Jack The Writer, il serial killer austriaco arrestato a Vienna e diventato scrittore in carcere, poi graziato sotto la spinta e la petizione di alcuni intellettuali, tra cui il premio Nobel Elfriede Jelinek, e in seguito assunto da un giornale e spedito negli States come inviato, fino a quando la polizia non si accorse che continuava a uccidere delle donne, picchiandole, stuprandole e stangolandole con un reggiseno. Ora, è evidente che Battisti non ha più ucciso nessuno da quando è scappato dall’Italia. Ma la difesa a oltranza che gli riservano alcuni scrittori e politici, pare avere la stessa, incomprensibile cecità, di fronte a un atto inconfutabile di giustizia, dovuto se non altro per rispetto delle vittime. Eppure, scappato dalla Francia e riparato a Rio de Janeiro, dove è rimasto 4 anni in carcere attuando uno sciopero della fame, dicendo di «preferire morire in Brasile piuttosto che tornare in Italia», il copione si è ripetuto tale e quale. Questa volta l’ombrello era del presidente Lula. Cinquecento scrittori e intellettuali brasiliani firmano una petizione perché il governo gli conceda lo status di rifugiato politico. E il ministro della Giustizia, Tarso Genro, acconsente e mette la sua firma «per il fondato timore di una persecuzione» non solo giuridica. L’8 giugno del 2011, Dilma Rousself negò di nuovo l’estradizione perché avrebbe potuto essere perseguitato «per le sue idee politiche».

Gli italiani dalla sua parte nel "pasticciaccio brutto"

Quando il vento cambia, prima con l’elezione di Michel Temer e poi con quella di Jair Bolsonaro, si prepara a fuggire di nuovo. Il mandato di cattura del Supremo Tribunale Federale arriva che lui è già uccel di bosco e l’ex giudice Walter Maierovitch spiega ai giornali che secondo lui si trova in Bolivia, perchè lì può contare su «amicizie di alto livello».
Dovunque è andato, ha sempre goduto di una rete di protezione abbastanza inspiegabile. Anche in Italia si sono mossi in sua difesa. Un sito internet ha organizzato una raccolta di firme di solidarietà, coinvolgendo oltre 1500 persone, fra cui Wu Ming, Vauro Senesi, Giovanni Russo Spena, Nanni Balestrini, Sandrone Dazieri, Pino Cacucci, Tiziano Scarpa, Massimo Carlotto, oltre a vari esponenti del mondo cattolico, compresi alcuni frati francescani, e a un poliziotto francese. Solo Roberto Saviano ha ritirato la sua firma. Ha detto che lo faceva per rispetto delle vittime. Ma nel pasticciaccio brutto di Cesare Battisti, sono in tanti a essersi dimenticati di loro, inventando un mito che non esiste.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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