La strage dei carabinieri nel casale: chi erano i 3 militari morti
Erano esperti e facevano parte di nuclei speciali. Sono stati investiti dall’esplosione nell’abitazione satura di gas
Hanno perso la vita nell’adempimento del loro dovere di carabinieri. Un’operazione delicata che si è trasformata in tragedia a Castel d’Azzano (provincia di Verona) dove tre militari sono stati uccisi dall’esplosione di una cascina causata dai proprietari (due fratelli e una sorella) che volevano opporsi allo sgombero.
Che erano le tre vittime
Il brigadiere capo Valerio Daprà, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il luogotenente Marco Piffari: sono loro le vittime del folle gesto. I primi due appartenevano al comando provinciale di Padova, il loro collega faceva parte del Battaglione mobile di Mestre ed era residente in provincia di Padova. I tre carabinieri, assieme alla polizia, facevano parte della squadra impegnata a far uscire dall’edificio tre fratelli sessantenni, destinatari di un ordine di rilascio dell’immobile. Ma appena i militari sono entrati nell’abitazione satura di gas, c’è stata una violentissima esplosione che ha travolto i tre carabinieri uccidendoli sul colpo e causato il ferimento di altri agenti e vigili del fuoco impegnati nell’operazione.
Facevano parte di nuclei speciali
Daprà, Bernardello e Piffari facevano parte del reparto delle Api dei carabinieri (le squadre speciali antiterrorismo che intervengono in situazioni ad alto rischio). I primi due erano in forza al nucleo operativo Radiomobile della Compagnia di Padova. Nato a Brescia, il cinquantaseienne Brigadiere Capo Daprà si era arruolato nel 1988: lascia anche un figlio di ventisei anni. Bernardello, di Arsego di San Giorgio delle Pertiche, aveva trentasei anni. Nato a Camposampiero, si era poi arruolato nei carabinieri nel 2014. Il Luogotenente Marco Piffari, residente a Padova ma comandante della Squadra Operativa Supporto del Battaglione Mobile di Mestre, aveva anche lui cinquantasei anni e si era arruolato nel 1987.


















