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Il giallo di Davide Cervia, un sergente scomparso nel nulla. Conosceva i segreti militari della guerra elettronica

Allontanamento volontario, dissero subito gli inquirenti, che rinunciarono sulle prime a indagare. Per poi scoprire, un poco alla volta, anche sull’onda di inchieste giornalistiche e libri di denuncia, che in quella storia c’era puzza di bruciato

Antonio Mennadi Antonio Menna   
Davide Cervia
Davide Cervia

Il risarcimento è simbolico. Ma almeno c’è una parola certa. Lo Stato italiano dovrà pagare un euro per aver violato il diritto alla verità di una famiglia in ansia. “Riconosciamo il nostro errore – ha detto il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta - verso una famiglia che merita rispetto”. Il ministro ha pronunciato queste parole avendo di fronte una donna di nome Marisa Gentile. Da 28 anni è senza marito. Ma non è una vedova. L’uomo che ha sposato è sparito nel nulla. Si chiama Davide Cervia, ed è il protagonista di un vero e proprio giallo sullo sfondo di un intreccio spionistico e militare che piacerebbe a John Le Carrè.

Non è un romanzo

È vita vera. Non è un romanzo. Cervia oggi ha (o avrebbe) 59 anni. È sparito nel nulla nel 1990. Ne aveva 31. Viveva a Velletri con la moglie e due figli, che erano piccoli (6 e 4 anni) e sono cresciuti nella memoria di questo padre fantasma. Stava tornando a casa dal lavoro. Era un tecnico elettronico ed era impiegato presso la ditta Enertecnel Sud di Cecchina, nell'area industriale di Albano Laziale. Ogni giorno faceva su e giù, e quel 12 settembre 1990 aveva comprato un mazzo di fiori per la moglie. Ma a casa non è mai tornato.

La verità

Allontanamento volontario, dissero subito gli inquirenti, che rinunciarono sulle prime a indagare. Per poi scoprire, un poco alla volta, anche sull’onda di inchieste giornalistiche e libri di denuncia, che in quella storia c’era puzza di bruciato. Rivelazione dopo rivelazione si è arrivati solo nel 1999 a escludere la scomparsa volontaria e ad ammettere che si era trattato di un rapimento, finendo comunque col chiudere l’indagine per impossibilità di individuare i colpevoli. Già, chi sono i rapitori? E per quale motivo Davide è stato rapito? L’accertamento della verità si è fermato qui. Ben lontano dalla meta, lasciando il cammino poco dopo l’inizio.

Cervello militare

Quello che è certo, nella vita di Davide Cervia, è la sua storia. La storia dei suoi primi 31 anni. In particolare, a colpire è un tratto della sua biografia, quella esperienza militare in Marina. Cervia si era arruolato volontario nel 1978, e si era congedato nel 1984 come sergente. In quel tempo, con i suoi studi pregressi e le sue competenze, aveva acquisito una vera specializzazione nella guerra elettronica. Era esperto "Ge", così si chiamano sotto le armi. Aveva brevetti Ecm (contromisure elettroniche delle radio altrui), Esm (comunicazione radar) ed Eccm (disturbo del nemico). E conosceva i misteri di alcune armi di precisione. Insomma, era un cervello utilissimo nei conflitti, così tanto che era vincolato al segreto militare. Non poteva dire, e non aveva detto, a nessuno quello che sapeva e quello che aveva fatto. Neppure la moglie ne era a conoscenza.

La determinazione

Ma come ignorare questa sua specificità, nell’affrontare la vicenda della sua sparizione? Eppure viene ignorata. Se ne è andato di suo, dicono sulle prime gli investigatori. E dal mondo militare si rimane vincolati per anni al silenzio. C’è voluta tutta la determinazione della famiglia Cervia per costringere le autorità militari a tirare fuori almeno il dossier personale di Davide. Dovettero occupare la stanza del vicecapo di gabinetto del ministro della Difesa, per una parola di verità sulle competenze militari di Cervia, che arrivò comunque gravemente contaminata. Cinque versioni diverse del foglio matricolare, pezzi di brevetti che uscivano uno dopo l’altro. Il vero curriculum che tardava ad arrivare.

Depistaggio

Anni di depistaggi e mezze verità che non potevano che alimentare sospetti, insieme a molti altri episodi dubbi. L’auto di Davide, per esempio, viene ritrovata un anno dopo, all’improvviso. La moglie di Davide viene interrogato solo sei mesi dopo la scomparsa. Mentre già nel 1990 due testimoni parlano di sequestro. Il primo si chiama Mario Cavagnero, era un vicino di casa, che aveva sentito le urla di Davide. Il secondo è l'autista di un pullman che incrocia due auto che uscivano con manovre sospette dal viale di casa Cervia. Due testimonianze ignorate. Intanto, però, viene alla luce, grazie a un giornalista, che il 6 gennaio 1991 un tale Cervia vola con Air France da Parigi al Cairo e il biglietto viene comprato dal Ministero degli Affari pubblici francese. Chi è questo Cervia? Le autorità francesi dicono che è un militare corso. Ma di lui non si hanno tracce né notizie.

L’offerta

Intanto alla famiglia, in tutti questi anni, non hanno mai smesso di giungere segnali ambigui. Un'offerta da parte di un mediatore misterioso di un miliardo di lire per non insistere sulla ricerca della verità, e tacere. Ovviamente respinta. Lettere anonime con svariate ipotesi: Cervia morto in un bombardamento a Baghdad, prigioniero in Libia, in Iran, in Russia o nel Sahara. Una telefonata  alla moglie con la voce di Cervia registrata e una nota riservata del Sismi dove si ipotizza un sequestro di persona operato da organizzazioni straniere con la complicità di organismi italiani.

Complotto militare

Nessuna certezza. Ma l’idea di tutti, ormai, è formata. Esperto militare, cervello strategico, e la guerra del Golfo alle porte. Come non pensare che Davide sia finito in una colossale macchina strategica tra servizi segreti militari, traffici, trame e complotti internazionali tra Occidente e Oriente? Per i familiari, ormai, è quasi una certezza. Altrimenti, chi avrebbe dovuto rapire questo elettrotecnico di Velletri di 30 anni con moglie e figli e piccola casa col mutuo e utilitaria? La soluzione è lì. Ma comunque non arriva. Di Davide non si può parlare al passato. È vivo? È morto? Che cosa gli è successo? Nessuno offre una parola di pace a una moglie che ha visto sparire il marito da un giorno all’altro, a due bambini che hanno visto sparire il padre un pomeriggio qualunque. E senza un perché. E senza sapere ancora oggi se è vivo o se è morto.

Il risarcimento

Nei giorni scorsi, la sentenza di risarcimento. La causa era iniziata nel 2012. Una provocazione: richiesta di risarcimento danni di un euro a carico dell’Italia per aver negato la verità. Lo Stato viene condannato. Non ha collaborato all’accertamento dei fatti. Il governo pensa addirittura di fare appello. Ma poi desiste. Dal Ministro Trenta un gesto di apertura: nessun appello e incontro con la famiglia, per pagare il risarcimento. “Questo euro – ha detto ai giornali la moglie di Cervia - ha un grandissimo valore simbolico e rappresenta 28 anni di grande battaglie per capire cosa fosse successo a Davide. Ancora non lo abbiamo scoperto in realtà, però ringraziamo il Ministro per aver avuto la sensibilità di leggere le carte. Forse se le istituzioni si fossero impegnate di più, Davide lo avremmo potuto salvare”. Ma il giallo non è ancora chiuso. Proprio il ministro della Difesa ha annunciato di volere un’inchiesta parlamentare. Potrebbe scoperchiarsi la pentola. O forse chiudersi per sempre.

 

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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