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Centomila decessi sono stati superati oltre due mesi fa: la stima reale della mortalità e qualche ipotesi sui contagi

Il dato a cui giungono i ricercatori dell’Istat è di circa 108mila decessi dovuti al Covid-19 a confronto dei circa 76mila riportati dalle statistiche ufficiali, 32mila in più

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
Centomila decessi sono stati superati oltre due mesi fa: la stima reale della mortalità e qualche...

Ogni giorno viene messa a disposizione dai media una quantità di dati sull’epidemia che alla fine lascia un po’ disorientati. Ma un dato eclatante come quello delle 100mila vittime dovute alla pandemia arriva diretto allo stomaco, al cuore, al cervello. Un numero enorme, tragico. E purtroppo già superato da tempo. Le 100mila vittime, infatti, l’Italia le ha registrate oltre due mesi fa, a dicembre 2020. 

Il rapporto Istat

Lo scorso 5 marzo l’Istat ha reso noto il dato sull’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente per il 2020. Si tratta di una stima accurata di quanti siano stati realmente lo scorso anno i decessi dovuti al coronavirus basata su un confronto tra la mortalità del 2020 e la media dei cinque anni precedenti. Il dato a cui giungono i ricercatori dell’Istituto centrale di statistica è di circa 108mila decessi dovuti al Covid-19 a confronto dei circa 76mila riportati dalle statistiche ufficiali, 32mila in più. A fine dicembre, quindi, la soglia dei 100mila era in realtà già stata abbondantemente oltrepassata. 

Quanti sono i contagi?

D’altra parte afferrare i reali contorni della pandemia, delle sue dimensioni è stato un problema sin dall’inizio. Il dato Istat, tuttavia, pone un punto sufficientemente fermo e consente di fare qualche ipotesi, sicuramente avventata, su un elemento che rimane abbastanza misterioso, in Italia come in tutti i paesi del mondo, ovvero il numero reale dei contagi. Un numero assai distante da quello dei casi accertati.

La prima ondata

Una prima stima era stata fatta a luglio sempre dall’Istat che, dopo la prima ondata, sulla base di un’indagine condotta attraverso 65mila test sierologici aveva indicato i contagi reali al 15 luglio in circa 1,5 milioni di casi a fronte dei 244mila riportati dalle statistiche ufficiali. Sei volte tanto. Il tutto a fronte di decessi stimati in 38mila, il 2,57%.

Traslare il tutto alla seconda ondata e quindi al 2020 non avrebbe però senso. In autunno, nonostante tutto, il paese era molto più preparato all’emergenza. Al contrario della primavera l’epidemia era nota così come i suoi effetti, l’allarme era scattato prima, gli ospedali erano preparati ed esistevano protocolli di cura. 

Procedimento inverso

Si può però provare a ragionare al contrario, partendo dal dato dei decessi e arrivando a ipotizzare quello dei contagiati. Se nel 2020 i morti per Covid-19 sono stati 108mila e quelli fino al 15 luglio 38mila, vuol dire che alla seconda ondata sono purtroppo attribuibili circa 70mila morti.

Partendo da questo dato si può provare a fare qualche ragionamento distinguendo e utilizzando due parametri: (i) il numero di decessi per casi confermati attraverso un tampone, il Case Fatality Ratio o CFR, e il numero di decessi rispetto ai contagi, di cui si abbia notizia o meno, l’Infection Fatality Ratio o IFR. 

La seconda ondata

A gennaio un rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto ISS COVID-19 n. 1/2021) ha evidenziato come in Italia nel mese di ottobre i decessi per ogni cento casi confermati fossero stati circa un terzo di quelli della primavera. A determinare il dato diverso soprattutto il fatto che in autunno c’era stata maggiore consapevolezza, erano stati fatti molti più tamponi e il numero dei casi accertati era stato quindi molto più alto. 

Non sarebbe fuori dal mondo pensare anche il numero di decessi rispetto agli infetti, casi confermati e quelli mai scoperti, abbia avuto più o meno lo stesso destino e si sia almeno dimezzato rispetto al 2,57% della primavera. Si avrebbe così un IFR intorno all’1,30%, stando larghi si potrebbe ipotizzare una forchetta tra l’1,10% e l’1,50 e un’ipotesi limite del 2%. Ecco cosa ne verrebbe fuori.

A seconda delle ipotesi fatte, per il 2020 si andrebbe dai 6 ai quasi 8 milioni di contagiati. Nell’ipotesi abbastanza elevata di 2 decessi per ogni 100 infetti si avrebbero 5 milioni di contagiati. Il tutto a fronte di un dato ufficiale di 2,1 milioni. Sono conti fatti molto più che a spanne, con la matita dietro l’orecchio e il taccuino di fronte. Ma servono per dare un’idea. Che è poi quella che abbiamo tutti in testa, ovvero che i contagi sono stati molti, molti di più di quelli accertati. E che statistici, fisici e infettivologi mi perdonino.

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
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