Nella spazzatura cento milioni di vaccini in scadenza, l'appello: "Donatele ai Paesi poveri"

Solo il 2 per cento della popolazione del Sud del mondo è protetta. Eppure si rischia di buttare dosi preziose: le responsabilità degli Stati del G7. Anche l'Italia poco sensibile

(Foto Ansa)
(Foto Ansa)

Sul tavolo del Global Vaccine Summit c'è già un rapporto scottante. Nell'agenda dei Paesi occidentali riuniti per fare il punto sulla vaccinazione anti Covid, ci sarà la questione dei 100 milioni di dosi in scadenza stoccate nei frigoriferi dei Paesi occidentali ma che, visti i tempi ristretti, nessuno inoculerà mai. Sieri preziosi che, come certifica il rapporto stilato dai ricercatori di Airfinity (agenzia di ricerca indipendente che si occupa di analisi dati con sede a Londra), rischiano il macero mentre potrebbero andare ai Paesi poveri, quelli che hanno serie difficoltà a reperire le dosi necessarie. Miliardi di persone senza copertura, una bomba sanitaria globale ancora innescata.

Tra i vaccini, solo Moderna ne ha prodotto uno che resiste sette mesi. Tutti gli altri, ovvero Pfizer BioNTech, Johnson&Johnson, Novavax e AstraZeneca, hanno una scadenza di non più di sei. Che tradotto in termini numerici, visti i contratti stipulati dai singoli Paesi, significa che su 1 miliardo di unità disponibili in più rispetto a quelle necessarie (entro fine anno) il 10 per cento non verrà utilizzato perché la scadenza è prossima. Dice Airfinity che i Paesi del G7, cioè tutti gli Stati europei più gli Usa, il Giappone, il Canada e il Regno Unito, possono decidere però di destinarli a chi è indietro con le vaccinazioni. A beneficiarne sarebbe il mondo intero. 

Sul tema non sfugge che proprio l'Ue sia chiamata in causa: dei 100 milioni di vaccini che finiranno nella spazzatura, 41 sono stoccati nei freezer europei

Vaccinato solo il 2% delle popolazioni povere

Attualmente, denuncia il comitato Right2cure – No profit on pandemic, a fronte degli Stati occidentali che hanno acquistato il 75% delle dosi disponibili nel mondo (tra questi l'Italia), e che infatti oggi stanno somministrando la terza dose, ci sono Stati africani, asiatici o centroamericani che non arrivano a proteggere il 2% dei cittadini. E questo nonostante l'obiettivo dichiarato dell'Oms sia quello di vaccinare il 40 per cento della popolazione mondiale entro il 2021. Una potenziale catastrofe in termini di diffusione ulteriore del virus e delle sue varianti. 

Inascoltati gli appelli alla moratoria

E allora la soluzione più efficace non può che essere quella di stabilire una moratoria sui vaccini: finché tre o quattro case farmaceutiche deterranno i diritti esclusivi sui farmaci anti Covid, è chiaro che i prezzi continueranno a salire e solo gli Stati ricchi potranno permettersi di acquistarli. Per stare sul punto: su 5,7 miliardi di dosi di vaccino anti Covid somministrate nel mondo, solo il 2% riguarda l’Africa e nel continente sono arrivate appena lo 0,2% delle fiale Pfizer. La campagna sulla moratoria però è ferma al palo. Molti Paesi occidentali - tra cui l'Italia di Mario Draghi - hanno votato contro e optato per la donazione. Atti di liberalità, come visto, per niente scontati.

Covax arranca, l'Italia dona poco

Il programma dell'Oms chiamato Covax che mira infatti a distribuire vaccini tramite donazione non risulta adeguatamente finanziato e sta arrancando: le 1,2 miliardi di dosi che è previsto vengano regalate entro la metà del 2022 alle nazioni a reddito basso e medio basso è probabile che rimangano solo sulla carta. Airfinity certifica che solo l'11,2% di queste dosi è per ora giunto a destinazione. E anche il governo guidato da Mario Draghi non dà prova di maggiore sensibilità: su 15 milioni di inoculazioni promesse, solo 4,2 sono state realmente donate. 

Eppure se le promesse venissero mantenute - dati alla mano - non verrebbe intaccata la campagna di vaccinazione in corso con il richiamo nei Paesi del G7 e "1,2 miliardi di dosi potrebbero già essere regalate entro la fine del 2021 solo da queste nazioni potenti". Se le promesse fossero state mantenute si sarebbero evitate 6 mila morti, afferma la società britannica ed entro la metà del prossimo anno si eviterebbero 400 milioni di contagi e quindi un milione di morti.