Cassazione: "La puzza di fritto è un reato". Via alle nuove guerre di condominio

Due famiglie torinesi in guerra nello stesso palazzo, fino alla denuncia, e alla sorprendente sentenza. Che getta benzina sui dissidi fra vicini di casa

Da oggi chi l'olfatto ferisce di Cassazione perisce
Da oggi chi l'olfatto ferisce di Cassazione perisce
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Tutto nasce dalle tensioni fra due nuclei familiari in una palazzina di Torino. I proprietari di un appartamento denunciano i vicini per l'insopportabile puzza di fritto che invade la loro casa, gli accusati rispondono che quella denuncia è solo l'ennesimo segnale di ostilità nei loro confronti. Si va a giudizio e si arriva fino al pronunciamento della Cassazione. Che spiazza tutti: la sentenza 14467/017 aggiorna quanto disposto dall'articolo 674 del Codice penale. Dove è scritto: "Chiunque getta o versa (1), in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone (2) , ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a duecentosei euro".

Puzzi? Paga!

Secondo la sentenza della Cassazione, che conferma dunque i precedenti gradi di giudizio, il reato "è configurabile anche nel caso di molestie olfattive a prescindere dal soggetto emittente con la specificazione che quando non esiste una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo, al criterio della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c.". Cosa dice quell'articolo del Codice civile? Disciplina la tolleranza: "Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi". Ma qui il limite di tolleranza, secondo i giudici, è stato superato. In quella palazzina torinese è ufficialmente stabilito, provato e punito il reato di frittura.

"Getto pericoloso di cose"

La definizione comprende anche gli odori molesti, se ripetuti e particolarmente nauseabondi. Contrariamente a quanto sosteneva la famiglia di friggitori domestici denunciati, e infine condannati. In attesa di capire come sia possibile misurare il limite "entro e non cui friggere", nell'Italia sempre più multietnica e sempre più piena di rabbia compressa nei condomini, c'è da aspettarsi un rigurgito di guerre di pianerottolo. Viene in mente lo spietato libro satirico Il Condominio, di James Ballard, dove le scaramucce in un grattacielo iper-tecnologico, tra accuse e malunzionamenti, degenerano in agguati piano per piano e sventagliate di mitra, a far valere i propri millesimi. Con risalita fino all'attico, dove risiede l'architetto che ha progettato il mostro di cemento e cristallo. Regredito a uomo primitivo che gira nudo e pensa solo ai suoi bisogni. Ma perfino lui mica si era sognato di arrivare fino all'orrore della frittura.