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[Il caso] Rwm, pacifisti: "L'Italia complice della strage in Yemen, esposto contro 5 ministri"

Lo Yemen è in preda ad un sanguinoso conflitto dal 2015 che ha già procurato oltre 10 mila morti e 55 mila feriti. A confrontarsi sono da una parte i ribelli sciiti houti, dall'altra i sunniti sorretti dalla coalizione saudita-occidentale che acquista in parte i suoi armamenti dalla tedesca Rheinmetall, prodotti nella fabbrica sarda Rwm. Gli attivisti eco-pacifisti denunciano da tempo la violazione della legge italiana che vieta l'export di armi a paesi in guerra, ed ora presentano un esposto contro cinque ministri della Repubblica per "concorso in strage aggravata"

Paola Pintusdi Paola Pintus   
[Il caso] Rwm, pacifisti: 'L'Italia complice della strage in Yemen, esposto contro 5 ministri'

Un esposto contro cinque ministri sul traffico internazionale di armamenti verso l’Arabia Saudita. A firmarlo sono i rappresentanti di Sardegna Pulita, Angelo Cremone ed Ennio Cabiddu, che da tempo denunciano come, nonostante la legge lo impedisca, l’Italia continui a vendere armi prodotte nella fabbrica Rwm di Domusnovas in provincia di Cagliari e destinate alla guerra in Yemen. L’autorizzazione all’esportazione degli armi - denuncia l’esposto, presentato alla procura di Roma nei giorni scorsi ed ora a quella di Cagliari - avviene col benestare del governo Italiano attraverso il Comitato consultivo Interministeriale che include i ministri della Difesa, degli Esteri, dell’Interno, dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Bombe che massacrano i bambini yemeniti, come nel caso del raid aereo che l’8 ottobre 2016 ha sterminato un’intera famiglia nel villaggio di Deir Al Hajari, nella parte occidentale del paese. Fatti simili, denunciano gli attivisti di Sardegna Pulita, sono documentati da diverse fonti fra cui l’organizzazione non governativa Save The Children, che parla di più di 6500 bambini uccisi in quattro anni, mentre fonti Onu testimoniano che fra i codici di identificazione degli ordigni rinvenuti nei luoghi dei bombardamenti ci sarebbero anche quelli riconducibili alla fabbrica sarda Rwm.

L'esposto: concorso in strage aggravata

Si chiede  quindi nell’esposto di valutare l’ipotesi di concorso in “strage aggravata”, che coinvolge minori “Visto che l’isitituzione dello Stato che ha il potere di autorizzare l’esportazione di materiale da armamenti è il Ministero degli Affari Esteri e per la cooperazione internazionale (Maeci) attraverso l’Unità per le autorizzazioni di Armamento (UAMA)”.  Il quale a sua volta “deve richiedere , ai sensi della l.185/90 il parere del Comitato Consultivo Interministeriale composto dai ministri Trenta, Moavero Milanesi, Costa, Salvini, Di Maio.

"Dopo averlo fatto a Roma anche a Cagliari abbiamo depositato l’esposto che chiede conto di verificare  quali siano le responsabilità dello Stato italiano alla luce delle violazioni umanitarie in corso in Yemen e alla triangolazione di armamenti che dal nostro paese, attraverso l’Inghilterra, conduce ai signori della guerra sauditi", spiega Angelo Cremone, storico portavoce di Sardegna Pulita. “L’Arabia Saudita con l’appoggio della coalizione occidentale è impegnata in una guerra sanguinosa  in Yemen che dal 2015 fa strage con bombardamenti indiscriminati sulla popolazione definiti da rapporto Onu 2017 Crimini di guerra. Quanto sta avvenendo”, prosegue Cremone “accade a dispetto della legge italiana che esclude categoricamente la commercializzazione di armi verso paesi in guerra. Chiediamo quindi di verificare gli estremi dell’esistenza di un traffico d’armi internazionale, oltre che eventuali responsabilità sotto il profilo del concorso in strage”. 

La maxi commessa di armi autorizzata da Gentiloni

In Italia la legge 185 del 1990 vieta l’esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali d’armamento verso paesi in stato di conflitto armato. Nonostante ciò il governo Gentiloni ha dato l’autorizzazione alla più grande commessa singola della storia del dopoguerra italiano: 411 milioni di armamenti prodotti dalla Rwm Italia, corrispondenti a circa 20 mila ordigni fabbricati per l’acquirente unico saudita. Una commessa fortemente criticata dal M5S quando era all’opposizione ma che prosegue a tutt’oggi.

La timida iniziativa della ministra della Difesa Elisabetta Trenta, che lo scorso mese di settembre aveva inviato un sollecito al collega della Farnesina Moavero Milanesi sollevando la questione dell’export di armamenti verso i Saud è apparsa troppo timida e isolata per tradursi, come si legge nella missiva, in un’interruzione delle commesse e nel “decadimento dei contratti in essere”. In quell’occasione a rispondere era stato il sottosegretario agli Esteri Picchi della Lega : "L’export di armi è legale, se cambia l’indirizzo politico il governo sia consapevole di ogni conseguenza negativa in termini occupazionali e commerciali".

Il M5S vuole la "lista nera"

Ora la Trenta e il M5S puntano sul disegno di legge depositato al Senato dal pentastellato Gianluca Ferrara, per modificare l’attuale normativa, rendendo più chiari e stringenti i criteri di individuazione dei paesi a cui non sarà possibile vendere armi, con tanto di “lista nera” di stati continuamente aggiornata. “Ma queste sono le classiche iniziative che servono solo a prendere tempo: quando non si vuole intervenire, si annuncia un’iniziativa di legge anziché fare quel che si potrebbe già fare”, denuncia Cremone. “La legge  185 esiste, è in vigore e vieta chiaramente l’export di armi con paesi in guerra”.

Intanto a Cagliari sul tavolo della sostituta Rossella Spano c’è anche un altro fascicolo, aperto sulla base di un precedente esposto in cui si contestano i lavori di ampliamento della fabbrica Rwm, evidenziati in un servizio della tv tedesca. Gli eco-pacifisti chiedono di verificare se le movimentazioni di materiali e le discariche interne abbiano le autorizzazioni richieste. 

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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