La mano pesante dell’Arma si abbatte su uno dei testimoni chiave del caso Stefano Cucchi

Riccardo Casamassima, l'appuntato scelto dei carabinieri che con una sua drammatica deposizione davanti ai magistrati aveva di fatto rivoluzionato l'inchiesta sulla morte del geometra, è stato diffidato “formalmente a rilasciare dichiarazioni inerenti l’attività istituzionale, oppure di natura privata connesse al servizio o alla sua posizione di stato, se non preventivamente autorizzato”.

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La mano pesante dell’Arma si è abbattuta su uno dei testimoni chiave del caso Stefano Cucchi. Riccardo Casamassima, l'appuntato scelto che con una sua drammatica deposizione davanti ai magistrati aveva di fatto rivoluzionato l'inchiesta sulla morte del geometra, è stato diffidato “formalmente a rilasciare dichiarazioni inerenti l’attività istituzionale, oppure di natura privata connesse al servizio o alla sua posizione di stato, se non preventivamente autorizzato”. Si tratta in buona sostanza di un bavaglio preventivo, teso ad evitare che il 10 febbraio il carabiniere potesse incontrare una troupe della Rai nella sua abitazione.

L'invito dei superiori

Dopo l’invito dei suoi superiori, Casamassima ha deciso di rinunciare all’intervista per evitare altre sanzioni contro la sua persona che potrebbero ripercuotersi su tutta la sua famiglia.  Il carabiniere ha comunque esternato le sue perplessità su facebook: “Anche nell’udienza di ieri sono emersi nuovi e gravi depistaggi. Un ragazzo è morto ... E la mia famiglia sta pagando a caro prezzo la verità. Nel foglio notificatomi oggi mi impediscono di rilasciare dichiarazioni. Le mie non sono semplici dichiarazioni, la mia è una richiesta di aiuto per tutto quello che stiamo subendo. Domani io chiederò un intervento del Ministro perché qualcuno ci sta negando ogni diritto. Mi è stato detto che per ora non potrò più svolgere servizio per strada. Mi stanno negando i diritti che spettano a tutela dei figli. Mi è stato detto, poiché ho richiesto nuovamente l’intervento del Ministro, che sarà emesso parere sfavorevole per l’incontro. Il Comandante Generale non mi ha ricevuto, ha delegato”.

Perplessità del sindacato

Sull’argomento è intervenuto anche Luca Marco Comellini, il segretario del sindacato dei Militari, che in una dichiarazione video ha stigmatizzato quanto contenuto nella comunicazione che il Comando Legione Allievi Carabinieri ha notificato a Casamassima. “Quando una forza armata arriva a diffidare un suo dipendente dell’esercizio di un legittimo diritto costituzionale, anche quando le dichiarazioni non riguardano questioni di servizio - bensì una situazione familiare che sta diventando difficile - è evidente che l’Arma ha grossi problemi. Se il modo per risolverli è di diffidare i dipendenti che hanno avuto il coraggio di parlare allora il ‘grosso problema’ riguarda l’intero Stato”.  

La morte di Stefano Cucchi

I fatti che hanno portato a questo dibattimento hanno scosso e diviso l’opinione pubblica. Il 22 ottobre 2009, dopo 7 giorni di custodia cautelare, moriva Cucchi, il geometra romano fermato dai carabinieri per detenzione di stupefacenti.  Il ragazzo dopo essere stato fermato dagli agenti era stato portato in una Stazione dei Carabinieri e posto in custodia cautelare. Il giorno dopo era stato processato con rito direttissimo. Già durante il processo Cucchi ha difficoltà a camminare e a parlare e mostra evidenti lividi agli occhi. Nei giorni successivi la salute di Cucchi ha un tracollo. Dal carcere viene trasferito all’ospedale Fatebenefratelli, e lì vengono refertate lesioni ed ecchimosi a gambe e viso, una frattura della mascella, un’emorragia alla vescica e al torace e due fratture alle vertebre.

Viene chiesto il ricovero ma Cucchi non dà il consenso. Tornato in carcere, continua a peggiorare. Il ragazzo morirà il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini. Come una valanga che tutto distrugge e tutto sommerge, il pestaggio di Stefano Cucchi sta trascinando con sé la credibilità acquisita dall’Arma nel corso dei secoli, anche perché sono in tanti ora a chiedersi se questo trattamento è stato ‘concesso’ anche ad altre persone in stato di fermo o detenute. Un dubbio che una istituzione così importante non può permettersi, perché ne va di mezzo la sua credibilità.