[l’inchiesta] Tra anomalie, indizi, testimonianze e coincidenze: la strana storia di babbo e mamma Renzi

L’impianto accusatorio parla di “programma criminoso realizzato da molto tempo e in modo professionale”. L’intercettazione: “Tiziano, qui mancano 300 mila”

Matteo Renzi e i suoi genitori: Laura Bovoli e Tiziano Renzi
Matteo Renzi e i suoi genitori: Laura Bovoli e Tiziano Renzi

“Sapremo spiegare le accuse nell’interrogatorio di garanzia, risponderemo alla domande del giudice e chiederemo subito la revoca della misura. In questa storia ci sono molte cose da chiarire e altre che sembrano sproporzionate”. Federico Bagattini, avvocato di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori dell’ex premier Matteo Renzi, sta studiando con il suo team di collaboratori gli atti per venire a capo di quello che il gip Angela Fantechi definisce “un unico programma criminoso in atto da molto tempo, realizzato in modo professionale, coinvolgendo numerosi soggetti e pervicacemente portato avanti anche dopo l’inizio delle indagini”. Questo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che da lunedì sera costringe agli arresti domiciliari i due genitori Renzi, entrambi settantenni ed incensurati. E’ un passaggio molto severo e sembra alludere ad altri indizi al momento coperti dal segreto. A condotte, ad esempio, per cui “sussiste il concreto e attuale pericolo - scrive il gip - che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per cui si procede”.

Leggi l'ordinanza integrale di arresto

Il passo indietro

Uno scenario con cui la difesa vuole subito fare i conti. E che ieri mattina ha convinto l’ex premier a rinunciare ad una conferenza stampa che sarebbe stata, in questo momento, soprattutto lo sfogo di un figlio ferito e addolorato che cerca di difendere l’onore del padre e della madre. “Se non avessi fatto politica oggi i miei genitori non dovrebbero subire tutto questo” è un grido comprensibile che Matteo Renzi ha deciso ieri mattina di consegnare alla e-news evitando, saggiamente, di farne il tormentone politico di oggi e dei giorni a venire. Di consegnarlo in pasto alla stampa e alle tivù ingaggiando un conflitto tra politica e magistratura dannoso per tutti. Verrà il tempo, poi, per stabilire la verità. E anche l’onore. Ora è necessario prendere molto sul serio le indagini e le ricostruzioni degli investigatori della Guardia di Finanza messe in fila dall’aggiunto Luca Turco e fatte proprie dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo che ha firmato la richiesta di arresto con il suo aggiunto. “Spiegheremo e contesteremo tutto, punto su punto” assicurano i legali.

Bancarotta e fatture false

I coniugi Renzi sono accusati di bancarotta fraudolenta e di aver messo in piedi un sistema di fatture false. Il meccanismo è spiegato nelle 96 pagine dell’ordinanza che, scrive il gip, “condivide la ricostruzione dell’accusa così come emerge da un materiale investigativo solido costituito da plurime e diversificate fonti di prova sostanzialmente convergenti”. Si tratta di documenti, testimonianze di dipendenti e intercettazioni telefoniche. Tutto parte dal fallimento di due società cooperative, la Delivery Service (fallita nel 2015) e la Europe service (fallita nel 2018). “Ad avviso del pm – scrive il gip – le 2 cooperative dichiarate già fallite e una terza cooperativa, la Marmodiv (per cui il pm ha avanzato la richiesta di fallimento il 4 settembre 2018) sono state costituite essenzialmente per consentire alla srl Chil Post/Eventi6”, la società madre dei coniugi Renzi il cui core business è la distribuzione di vini, giornali, volantini di promozione e che dal 2014 ha aumentato il fatturato da uno a 7 milioni, “di avere a disposizione lavoratori dipendenti senza dover sostenere i costi previdenziali e erariali tutti infatti spostati in capo alle cooperative”.

Apri-chiudi, il gioco delle cooperative

In sostanza la Chil post, che poi diventa Eventi 6, “si sarebbe avvalsa del personale formalmente assunto dalle cooperative le quali, non appena raggiunta una situazione di difficoltà economica, sono state dolosamente caricate di debiti previdenziali e fiscali e poi abbandonate al fallimento”. Le cooperative passano ma i dipendenti e i clienti restano gli stessi. L’importante era lasciare “pulite” le società capofila come Eventi 6, Chil, Mail service, One posted Eukos. La cooperativa Marmodiv, la terza, quella ancora in via di fallimento, “avrebbe svolto attività di sovraffaturazione per consentire alla Eventi 6 l’evasione delle imposte”. Il calcolo presunto è di circa 200 mila euro di false fatture. Il gip e l’accusa sono convinti che “Tiziano Renzi e Laura Bovoli abbiano fatto queste scelte non per fronteggiare una contingente crisi di impresa. Bensì, sono state condotte imprenditoriali finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative”.

“Un buco da 300 mila euro…”

Se questo è lo scheletro dell’impianto accusatorio, qua e là spuntano dettagli utili a sostenere questo impianto. Alcune intercettazioni, ad esempio. Come quella di Daniele Goglio, l’imprenditore cui è stata ceduta la Marmodiv, che il 18 maggio scorso al telefono con un amico racconta di aver detto a Tiziano “guarda che c’è da pagare i fornitori, c’è un buco da 300 mila euro, non pensare che li metta io che sono appena arrivato”. Il gip è convinto che i coniugi Renzi siano stati “i promotori della cooperativa e si siano intromessi nell'amministrazione della stessa fintanto che non l'hanno ceduta a Periale Aldo e Goglio Daniele”.

Soci o prestanome?

Nella ricostruzione della vita delle cooperative destinate a nascere e morire in funzione dell’ammiraglia Eventi 6, spuntano fuori soci che non sanno di esserlo, amici e parenti messi nei cda per fare numero. Una nipote - C.C – ha dichiarato di aver partecipato alla costituzione della cooperativa Delivery service (fallita nel 2015) “su richiesta di un uomo di cui non ricorda il nome” e di aver versato “una somma per la costituzione della società di cui non ricorda l’ammontare”. Lavorava da casa e riceveva buste paga. Indagini bancarie hanno ricostruito che la somma versata in più tranche era di 14.800 euro anche se la quota sociale stabilita era di 50 euro. In questo caso il gip parla di “provvista materialmente fornita da altri soggetti”. Si tratta di accuse molto gravi che dovranno essere smontate. Ad esempio, le false fatturazioni servono, in genere, per creare un vantaggio patrimoniale. Le indagini, però, non lo avrebbero accertato.

18 indagati

Le misure cautelari sono tre (coinvolto Mariano Massone, un vecchio socio dai tempi di Genova dove ad un certo punto è transitata la Chil) e gli indagati sono saliti a 18. Insomma, un quadro indiziario complesso che adesso deve affrontare la fase della verifica e del riscontro. Molti aspetti potrebbero già essere spiegati nell’interrogatorio di garanzia atteso tra venerdì e martedì. “Da uomo delle istituzioni mi fido della giustizia. Non riusciranno a farmi parlar male dell’Italia o dei giudici. Non farò fallo di reazione” ha scritto ieri Matteo Renzi nella enews. Il senatore aspetta “un processo giusto e rapido”, nelle aule di tribunale “e non nelle piazze populiste, sul web o sui giornali”.

Non tornano i tempi. E neppure i modi

Ieri l’ex premier ha ricevuto solidarietà da tutto il mondo politico, compresi Salvini e Di Maio che hanno evitato di sfruttare politicamente questa storia. Al netto del senatore grillino Giarrusso che, dopo aver salvato Salvini in giunta, ha fatto il segno delle manette ai senatori Pd che gridavano “onestà-onestà”. Persino nel Pd per un giorno sono state messe da parte faide e rancori. Anche perché ci sono molti aspetti di questa vicenda che hanno imbarazzato politici, amici ma soprattutto avversari, da Berlusconi a Crosetto, da Gentiloni a Calenda, da Fassino a De Falco, ex del Movimento 5 Stelle. Nessuno commenta l’indagine, tutti però alzano il dito su modi, tempi e protagonisti dell’indagine. E si fanno una domanda: perchè tanto accanimento e umiliazione verso due signori anziani e incensurati? Non tornano i tempi: la richiesta di arresto è del 23 ottobre 2018, la misura è stata data dal gip il 13 febbraio 2019, ben quattro mesi dopo, ed eseguita il 18 sera alle 18 e 50. La Finanza ha suonato, Laura Bovoli ha aperto la porta. La notifica degli arresti ha una propria ritualità, in genere nelle prime ore del mattino. E’ molto raro vedere la polizia giudiziaria che va ad arrestare due anziani, incensurati, alle 7 di sera. Una concatenazione di date e orari strana e desueta che non può essere casuale.

L’ex premier ha notato la concomitanza della notifica ai suoi genitori con la votazione sulla piattaforma Rousseau circa il via libera al processo a Salvini per il caso Diciotti. E con la decisione dei vertici del Movimento di rinnegare una delle stelle più importanti: la legge è uguale per tutti. “Nessun complotto “ ha precisato “però lasciatemi almeno dire che la vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato ciò che è accaduto ieri. Un capolavoro mediatico, tanto di cappello”.

La gara per la procura di Roma

I più raffinati notano anche altre anomalie in questa inchiesta. Ad esempio che il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo ha voluto mettere la sua firma sulla richiesta accanto a quella dell’aggiunto Turco. E ieri in Transatlantico, due deputati di spicco di Forza Italia, entrambi avvocati, facevano notare un’altra coincidenza: tra poche settimane il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone lascerà l’incarico per andare in pensione. Quello di piazzale Clodio, sede della cittadella giudiziaria della Capitale, è uno degli incarichi più delicati e potenti di tutta la geografia giudiziaria. La sua conquista sta scatenando appetiti e ansia da prestazione. Lo choc è forte, nel Pd e, soprattutto per Matteo Renzi da una settimana impegnato in giro per l’Italia per presentare il suo ultimo libro “Un’altra strada”. Non un nuovo partito nè una scissione. Piuttosto un manifesto per una nuova politica. “Non arretro di un centimetro” ha assicurato l’ex premier. Il 22 riprende il tour.