[La storia] Badar giura da carabiniere: il sogno realizzato del ragazzo musulmano

Ha 23 anni e ha promesso fedeltà all'Arma. Da militare prese un encomio e nella scuola allievi di Torino la religione è stata solo un vantaggio: "Durante il Ramadan davo coraggio ai miei commilitoni"

[La storia] Badar giura da carabiniere: il sogno realizzato del ragazzo musulmano
di An. Loi

L'alta uniforme dell'Arma dei carabinieri lo riempie di orgoglio. Come molti altri ragazzi, indossare il pennacchio e la sciabola durante la cerimonia di investitura è la realizzazione di un sogno. Per Badar Eddine Mennani, 23 anni, è proprio un obiettivo raggiunto. È nato a Santa Maria Capua Vetere, Caserta, dove si è diplomato tecnico della comunicazione, e da cui si è trasferito con la famiglia nel Bergamasco dopo che il padre ha perso il lavoro. I genitori sono marocchini. Lui è italiano, anzi italianissimo, a giudicare dall'accento e all'attaccamento per tutto ciò che è italiano. 

"L’ho voluto fin da bambino - racconta al Corriere della sera -. La realtà in cui vivevo, a Caserta, non era tranquilla. Vedevo i carabinieri in azione tutti i giorni e pensavo che sarei diventato uno di loro". L'immagine che più colpisce del giorno della cerimonia è la mamma di Badar, vestita con l'eleganza del suo abito tradizionale rosa e panna, abito lungo e velo a coprirle i capelli. Nella foto che hanno riportato tutti gli organi di stampa lei lo stringe e lo bacia con orgoglio. Con la mamma e il padre Salah, a festeggiare Badar ci sono anche le due sorelle e il fratello. La più grande ha 22 anni, si veste con il velo, e studia da ingegnera all'università di Bergamo. 

E poi - fino a pochi anni fa sarebbe apparso impèossibile - il carabiniere Badar, è islamico. "Sì, sono musulmano praticante", dice. Forse è questo l'aspetto più curioso e significativo di un'Italia che diventa multietnica a prescindere dalle prese di posizione dell'attuale governo. Alla scuola per diventare militare, a Torino, spiega il 23enne, la religione non è stata un ostacolo. "Ho fatto il Ramadan, andavo a pregare alla moschea di Torino, i comandanti sono stati disponibili rispetto alle mie esigenze e hanno spesso chiesto, per capire", spiega il ragazzo. Di più: Badar ha fatto da stimolo per i suoi compagni di corso. "I miei colleghi erano stupiti perché, nonostante il digiuno, riuscivo a studiare per gli esami. Ho trasmesso la forza anche a loro", ammette timidamente.

"C'è ancora bisogno di integrazione"

Poi, ovviamente, la vita in Italia non è tutta rose e fiori. "Mi sento un esempio importante anche per i miei coetanei di origini simili alle mie che sono allo sbaraglio. C’è comunque ancora bisogno di integrazione, non sempre mia sorella con il velo viene presa bene", racconta. Eppure Badar quella divisa se l'è guadagnata anche sul campo. Quando era nell’esercito a Roma è intervenuto in stazione, dove un uomo aveva iniziato a urlare “Allah Akbar”. Le cronache raccontano che, complice la conoscenza dell'arabo, è riuscito ad avvicinare l'uomo - disarmato - e portarlo in un luogo isolato fino all'arrivo delle forze dell'ordine. Anche alla luce di questo episodio appare chiaro che per Badar, l'essere carabiniere, è cosa scritta nel Dna.