Il carabiniere punito perché si schiera contro la violenza sulle donne

Ecco il documento in esclusiva, l’Arma vieta ai carabinieri di iscriversi ad associazioni senza il vaglio preventivo del superiore gerarchico

La comunicazione di conclusione del procedimento disciplinare
di Luca Marco Comellini   -   Facebook: lmc

E’ successo ad un vice brigadiere e tiscali.it pubblica in esclusiva il documento che racconta l’assurda punizione. Si tratta di un carabiniere che fuori da quello che è il normale orario di servizio ha scelto di impegnarsi concretamente contro qualsiasi forma di violenza mettendo la sua esperienza al servizio del prossimo, uno che del suo impegno sociale nella lotta contro la violenza sulle donne ne ha fatto un motivo di orgoglio.

Nella comunicazione della sanzione disciplinare che il vice brigadiere ha ricevuto dai suoi superiori si legge «...svolgeva attività quale “direttore delle attività sociali di associazione antiviolenza” nella medesima località di servizio nonostante l’adesione al sodalizio non fosse stata preventivamente avallata dal Comando di Corpo in quanto pregiudizievole per le prioritarie esigenze di servizio e condizionante l’adempimento dei doveri connessi con lo status di militare».

Secondo i dati riferiti al 2014 pubblicati dall’Istat, sono 6 milioni 788 mila le donne che nel corso della propria vita hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Sempre secondo l’Istituto di statistica sono 652 mila le donne che hanno subito stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. Nel 2016 i femminicidi sono stati 116. L’importanza di questi numeri è certamente di assoluto rilievo ed è anche grazie alla martellante campagna mediatica che ha tra i suoi protagonisti anche le più alte cariche dello Stato che nel nostro Paese sono sempre più frequenti iniziative e dibattiti dei quali, purtroppo, nella maggior parte dei casi, resta solo qualche annotazione citazione di stampa.

Avremmo potuto continuare a scrivere della questione in tanti altri modi differenti. Avremmo potuto continuare a elencare i numeri e le statistiche o magari fare un elenco delle differenti tipologie di reati di cui sono quotidianamente vittime le donne o, ancora, avremmo potuto raccontare delle tante ragazze che proprio nelle forze armate sono vittime di abusi di ogni tipo o del fatto che i reati di natura sessuale sono sottratti al vaglio del giudice militare. Avremmo potuto scrivere tanto altro ma in mezzo a tante belle parole e buoni propositi di questi giorni la notizia della punizione inflitta è arrivata come un pugno nello stomaco e c’è sembrata l’occasione, forse quella giusta, per porre sul piatto della bilancia una riflessione sulle possibilità che potrebbe avere l’Arma per conseguire sempre maggiori successi nella battaglia contro gli odiosissimi crimini di genere se solo decidesse di sfruttare, in modo costruttivo, anche le scelte di quei carabinieri che fuori dal normale orario di servizio decidono di continuare a lottare dalla parte della legalità, aderendo alle associazioni antiviolenza regolarmente iscritte negli elenchi regionali e nazionali che sempre più spesso rappresentano una presenza rassicurante per il territorio nel quale nascono, si sviluppano e operano. Molte volte sono la sola soluzione per ridurre i fattori di rischio perché, come ha dichiarato in queste ore anche il capitano Francesca Lauria, comandante della sezione "Atti persecutori" del Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche che conta attualmente solo 15 militari, “Il clima culturale è in parte cambiato e la consapevolezza del problema è cresciuta. Ma resta una forte resistenza delle donne a denunciare”.

Se per un verso è l’articolo 18 della nostra bellissima Costituzione ad affermare che: “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”, dall’altro, il continuare a vietare ai cittadini carabinieri di iscriversi ad associazioni o subordinarne l’adesione al vaglio preventivo del superiore gerarchico equivale senza alcuna ombra di dubbio al sottrarre alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne, ma anche alla lotta alla violenza più in generale, quelle particolari e specifiche capacità e professionalità che un cittadino comune certamente non possiede. Sempre con l’occhio alla Carta costituzionale non va dimenticato che i militari che si iscrivono o rivestono cariche nelle più svariate associazioni, da quelle sportive a quelle culturali, sono moltissimi e nessuno di questi ha mai ricevuto una sanzione disciplinare. A attualmente sul fronte del diritto di associazione chi indossa le stellette ancora non può costituire o aderire alle associazioni di carattere sindacale è questo, assieme al divieto di fare propaganda politica, è uno dei pochi ma non trascurabili impedimenti che restano a separarli dal resto della società civile. 

Nella giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è anche doveroso ricordare che il personale dell’Arma dei carabinieri è impegnato nella costante azione di prevenzione e contrasto alla criminalità che colloca la Benemerita tra le istituzioni maggiormente impegnate anche sul delicato fronte della violenza sulle donne.