[La polemica] La solidarietà diffusa di Cara di Castelnuovo, alla fine i migranti se li sono davvero portati a casa loro

Proprio come invocano sarcasticamente ogni volta i soliti razzisti dell’Illinois che mai hanno aiutato nessuno, ma sempre che sono maestri nel fare la morale agli altri

[La polemica] La solidarietà diffusa di Cara di Castelnuovo, alla fine i migranti se li sono davvero portati a casa loro

Alla fine se li sono “portati a casa loro”, proprio come invocano sarcasticamente ogni volta i soliti razzisti dell’Illinois che mai hanno aiutato nessuno, ma sempre che sono maestri nel fare la morale agli altri. Alla fine, la chiusura brutale del Cara di Castelnuovo Di porto, la deportazione ad aria condizionata degli stranieri residenti del centro, ha provocato una risposta civile, un grande atto di solidarietà, per cui è stato già coniato un altro nome nebuloso: “Solidarietà diffusa”. Ma importa poco, l’onomastica, basta che si faccia. Ci sarà un piccolo contributo (di molto inferiore ai 45 euro che costavano i migranti) e i bambini strappati da scuola senza una parola di preavviso potranno tornare nelle classi dai loro compagni e finire il loro anno scolastico. Il cattivismo ottuso ha prodotto in modo insperato il suo migliore contravveleno, una solidarietà insperata. La gente questa volta ha manifestato per difendere i migranti e non per cacciarli: questo è un grande segnale, un’altra prova del fatto che l’Italia profonda è solidale, e non xenofoba.

Anche famiglie con minori

Fra i migranti che resteranno a Castelnuovo di Porto e dintorni “almeno per 6 mesi”, dunque, ci sono 4 famiglie con altrettanti minori che avevano iniziato il loro percorso di studi e che almeno per questo mannó avranno la possibilità di non essere sbalestrati altrove. E la prossima stagione cosa accadrà? Si vedrà. Oltre a questi nuclei familiari, verranno collocati nelle case dei cittadini che si sono resi disponibili altri 4 ragazzi ( anche loro scelti fra quelli che dovevano essere trasferiti) che hanno mostrato di essersi pienamente integrati nel territori. È stata una selezione faticosa, avvenuta tra i nomi di chi nei mesi scorsi era stato indicato dallo stesso Comune alle autorità di pubblica di sicurezza per quello che aveva fatto in questi anni di soggiorno nel centro. Ragazzi che a Castelnuovo si sono distinti nell’ambito scolastico, in quello del volontariato, nelle arti, dei mestieri e anche dello sport (ad esempio Anszou Cissé, 19 anni, senegalese, 8 goal nella squadra locale. Il suo mister alla notizia del trasferimento coatto aveva pianto). Questa accoglienza - dunque - è stata certificata, garantita dall’ente locale e “vidimata” dall’accordo con la Prefettura, che prevederà anche un rimborso di un contributo alle famiglie che con slancio e spirito di sacrificio si sono disponibili all’accoglienza: se li prendono loro, garantiscono loro. Il contributo economico che sarà dato per ogni sopite sarà addirittura inferiore a quello che Salvini ha previsto si paghi per ogni immigrato ispirato sul territorio nazionale (quando ha fissato la cifra - riducendola - a 35 euro). I servizi sociali comunali, insieme a una task-force della Regione Lazio e della Asl territoriale, in settimana hanno vagliato tutte le proposte giunte in settimana al primo cittadino, valutando lo stato dei luoghi messi a disposizione e i requisiti minimi personali (assenza di precedenti penali) dei migranti inseriti nel progetto.

Normali cittadini

Ma conta poco: conta molto, invece, il fatto che siano dei normali cittadini italiani a farsi carico dei deficit provocati dalle istituzioni. Prima, con il centrosinistra, allestendo il baraccone dei Cara (centri funestati in questi anni da sprechi e scandali). E ora, con il centrodestra, trasformando i richiedenti asilo in simboli, “ostaggi” da spostare e da esibire. Se questo è buonismo siamo - sono - fiero di essere considerato “buonista”. Quello del “portateli a casa tua”, ovviamente non si sono mai mosso dal divano: sono il popolo de rancore, della paura e dell’intolleranza. Sono quelli che ha scritto sui social “Chissenefrega se sono bambini”, “cosa vuoi che sia cambiare città, “li trasferiscono con l’aria condizionata” e altre citrullate di questo tipo. Il punto è questo: disumanizzare le persone significa trattatarle come pacchi, umiliarle, riservare loro un trattamento differenziato dagli altri. Salvarle, invece, significa tutelarle dal disprezzo, indicare una alternativa. Un bambino che viene sottratto dai suoi amici senza aver fatto nulla impara una cosa: che se vieni trattato male puoi odiare. Un bambino che viene ospitato in segno di solidarietà, impara due cose: che se vieni trattato male puoi odiare, e che se vieni difeso puoi capire. Un bambino umiliato domani diventa sans papi e un potenziale nemico, rancoroso e ferito. Un bambino salvato, fin da oggi, diventa un cittadino di questo paese, integrato e riconoscente.