"Vorrei andarmene in silenzio così come sono venuto al mondo"

Loris Francesco Capovilla, segretario di Papa Giovanni XXIII, aveva quasi perso la parola. Fino alla morte che lo ha colto oggi. Ecco le sue ultime disposizioni

'Vorrei andarmene in silenzio così come sono venuto al mondo'
Il cardinale Capovilla con Papa Giovanni XXIII (foto Avvenire)

Francesco lo aveva salutato un’ultima volta al telefono il 16 maggio scorso rendendolo felice. Dopo questa felicità espressa ai suoi più stretti amici e collaboratori che lo attorniavano nella clinica del Palazzolo a Bergamo, Loris Francesco Capovilla aveva quasi perso la parola. Fino alla morte che lo ha colto oggi a metà del giorno, ha mantenuto la sua piena e invidiabile lucidità  di mente e di cuore, ma la comunicazione con l’esterno è andata scemando per una crescente afonia. Il saluto di Francesco è stato un amichevole viatico. Capovilla, segretario di Papa Giovanni XXIII, il Papa del concilio Vaticano II, del quale era stato fedele e intelligente esecutore testamentario e curatore della sua eredità documentaria, è voluto andarsene  nello stile giovanneo e perciò era felice della chiamata di Francesco.

"Vorrei andarmene in silenzio così come sono venuto al mondo – si legge nelle sueultime disposizioni per il suo funerale e la sepoltura (Ecco il documento esclusivo) che Tiscali diffonde in anteprima - . Senza battimani o clamori. La mia bara deposta nella cappella di Camaitino. Una cerimonia riservata agli amici più intimi e fedeli che mi sono stati vicini nel corso di moltissimi anni. La messa celebrata alla mattina presto da preti a me familiari, compagni di viaggio di una vita. Dopo la celebrazione il viaggio verso il Cimitero di Fontanella dove è sepolto David Maria Turoldo, uno dei gradi poeti che la Chiesa cattolica ha avuto. Nessuna celebrazione pubblica. Se riterranno, potranno poi fare una messa in mio suffragio ma solo dopo che le mie ossa mortali saranno poste nella nuda terra”.

Sapore di san Giovanni XXIII in queste disposizioni. Il cimitero di Fontanella è un cimitero semi abbandonato, con pochi corpi di frati inumati  in terra a cinque chilometri da Sotto il Monte, dove Capovilla ha trascorso gli ultimi 5 lustri. Le sue ultime volontà mantengono integra la fedeltà alla semplicità di vita che la Chiesa del concilio aperto da Papa Giovanni  richiede ai cristiani e ai pastori della Chiesa in particolare. Semplicità che Capovilla non ha mai abbandonato, neppure quando il 22 febbraio del 2014 Papa Francesco lo aveva nominato cardinale sul filo dei cento anni compiuti il 14 ottobre del 2015.

Il feeling di Capovilla con Papa Bergoglio era nato da subito. Fin dall’apparire di Francesco alla loggia centrale di san Pietro. Aveva commentato estasiato davanti alla televisione: "Mi pare di rivedere Papa Giovanni".

Una convinzione che più volte aveva confidato ai suoi amici più stretti. “I segni che Papa Francesco va seminando, accendendo l’entusiasmo per una Chiesa fraterna e umile sono una vera Pentecoste”, mi ripeteva più volte. “Non solo fisicamente Francesco e Giovanni si somigliano in qualche misura, ma è l’anima che si specchia nella stessa sequela di Gesù e nel desiderio che la Chiesa sia segno rinnovato della testimonianza del Vangelo per i poveri e il mondo intero”. Era stato sorpreso della porpora cardinalizia che non si aspettava certamente a una età tanto avanzata. “Mi è stata riservata in coincidenza con i 50 anni della conclusione del concilio aperto da papa Giovanni. Un segno chiarissimo della volontà di Francesco di onorare quel santo Pontefice che iniziò il concilio con il famoso discorso della gioia e dei segni dei tempi: Gaudet mater Ecclesia”, Gioisce la madre Chiesa che ora propone l’aggiornamento della Chiesa per stare più vicina alla gente di ogni cultura e di ogni colore perché tutti siamo fratelli della stessa famiglia umana”.  E in altra circostanza, quando Francesco ha pubblicato Amoris laetitia, Capovilla osservò: “Mi convinco che Dio donando Francesco alla Chiesa sta spingendo la storia per far intendere la bellezza della fraternità universale e che il vangelo da predicare è quello delle beatitudini. Francesco lo ripete sempre e la Chiesa viene onorata anche da chi non crede ed è lontano da noi”.

Nelle ultime telefonate l’anziano cardinale  pieno di giovanile entusiasmo spirituale terminava sempre ricordato la gratitudine che aveva per il dono di Papa Francesco fatto da Dio alla Chiesa. “Proclamando santo Papa Giovanni, Francesco ha voluto sigillare la verità del messaggio portato da Giovanni XXIII al mondo: Dio è amore e noi tutti siamo fratelli. Basta con le lotte, le incomprensioni, le divisioni. Bisogna davvero riprendere in mano il suggerimento di Papa Giovanni: coltiviamo quello che ci unisce e il mondo potrà diventare la casa per tutti, anche dei più diseredati”.

Con la morte del cardinale Capovilla che il prossimo 14 ottobre avrebbe compiuto 101 anni, si conclude il ciclo temporale del concilio Vaticano II, che lui come una vestale fedele ha custodito diffondendo il pensiero di Papa Giovanni. Ora è morto, raggiungendo il suo amato Padre spirituale, con la gioia di lasciare un successore di Pietro garanzia che il concilio non è stato una favola, ma un impegno che la Chiesa non deve più tanto discutere quanto piuttosto attuare con fermezza e convinzione.