Il grande caos delle 5 inchieste sulle Ong e il traffico di migranti. Vogliamo la verità non la confusione

Sui traffici di migranti indagano anche gli uffici giudiziari di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli

Il grande caos delle 5 inchieste sulle Ong e il traffico di migranti. Vogliamo la verità non la confusione

E adesso ci voleva anche che la vicenda del soccorso e dell'accoglienza dei migranti si trasformasse in una Torre di Babele. Tutti a parlare l'un contro gli altri armati, accavallando voci e rappresentazioni della realtà. Una maionese impazzita, che se non riportata alla normalità rischia di fare danni gravissimi. Di incrinare la credibilità di un «sistema» Italia che in questi anni ha salvato la vita a decine di migliaia di disperati, ha raccolto in mare donne, vecchi e bambini. Ha assicurato un letto e un piatto caldo a centinaia di migliaia di persone. Un vanto, per il nostro Paese che ora rischia di sprofondare in un pantano di sospetti e calunnie.

Il dossier che non c'è

Magistrati contro magistrati, politici contro politici. L'ultima polemica vede il presidente del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sulla sicurezza della repubblica, il leghista Stucchi, smentire il segretario del Carroccio Salvini, sulla presunta esistenza di un dossier dei Servizi sui rapporti tra Ong e trafficanti. Quel dossier non esiste.§
Con il passare delle settimane e l'immobilismo dell'Europa, l'Italia diventa sempre di più una pentola a pressione. Migliaia di migranti arrivano e vengono bloccati, ospitati nei centri di accoglienza in attesa che vengano esaminate le loro domande di protezione umanitaria, fermati alle frontiere mentre cercano di trasferirsi in altri paesi Schengen. 

Scontro tra procure?

Ma tiene banco ancora la polemica sulle Ong. Il procuratore di Siracusa, Paolo Giordano, in una audizione al Senato ha sostenuto che dalle indagini di quella Procura «non sono emersi collegamenti obliqui o inquinanti tra i trafficanti e le ONG, o parti di esse». Ma subito la pressione delle polemiche è schizzata altissima: «Scontro tra procure», hanno voluto interpretare così le parole di Giordano mass media e politici. Come se queste affermazioni fossero una sconfessione delle ipotesi del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Nessuno ha provato a gettare acqua sul fuoco, riconoscendo che Giordano ha voluto dire che le indagini di Siracusa non hanno segnalato rapporti tra ONG e trafficanti, mentre le analisi del procuratore di Catania affermano il contrario.

Indagano 5 procure

Non è una contraddizione, una ipotesi che sconfessa l'altra. Di certo sui traffici di migranti indagano anche gli uffici giudiziari di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli. E probabilmente ogni indagine è destinata ad avere un epilogo diverso. Forse è il caso di mettersi tutti attorno a uno stesso tavolo, se già non lo si fa adesso. Sotto il coordinamento della procura antimafia nazionale e le forze di polizia che indagano sulla criminalità transnazionale. E sarebbe il caso anche che su questa materia così incandescente fosse solo il procuratore nazionale antimafia delegato a parlare con il mondo dell'informazione.

I precedenti

Ma dove si consuma il reato? C'è un problema di competenza della titolarità delle indagini? Negli anni Novanta, i gommoni che partivano da Valona, dall'Albania, per le coste del Salento, avevano contatti con i tassisti salentini che trasferivano gli albanesi o i curdi nelle stazioni ferroviarie o direttamente al nord. E le indagini, grazie a una efficace collaborazione tra Italia e Albania, hanno prodotti risultati importanti. Oggi dovremmo ripetere lo stesso modello con la Libia. Ma oggi la Libia ha delle istituzioni molto fragili se non inesistenti.
Qualche pentito tra gli «scafisti» fermati in questi mesi ha aiutato le nostre forze di polizia a ricostruire rotte e organizzazioni.  Abbiamo però bisogno di tempo e di interlocutori libici che oggi non ci sono. Nel frattempo, attaccare le ONG senza avere le prove di una collusione con i trafficanti crea solo confusione.