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Coronavirus: paura la Sud, in Calabria c’è una nuova Codogno. E ora si teme il peggio

Nonostante i numeri non siano ancora drammatici, già da giorni il territorio ha provato a blindarsi. Obbligo di registrazione al rientro sul territorio regionale, quarantene obbligatorie, misure ancor più restrittive sulla vita sociale.

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
Coronavirus: paura la Sud, in Calabria c’è una nuova Codogno. E ora si teme il peggio

Aspettando la tempesta. La Calabria sa di non essere pronta a fronteggiare un’emergenza sanitaria paragonabile a quella che sta investendo il nord dell’Italia con il contagio del Coronavirus. Per questo, nonostante i numeri non siano ancora drammatici, già da giorni il territorio ha provato a blindarsi.

Obbligo di registrazione al rientro sul territorio regionale, quarantene obbligatorie, misure ancor più restrittive sulla vita sociale rispetto a quelle disposte dal Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Le ordinanze dei sindaci, che hanno chiuso spazi verdi, vie e piazze, ma anche le centinaia di denunce da parte delle forze dell’ordine, stanno tentando di inculcare la necessità di rimanere in casa per provare ad arginare il Coronavirus.

Tutto questo, però, non ha impedito la crescita costante dei casi di COVID-19, l’arrivo della prima vittima, nello scorso fine settimana e la decisione di chiudere i confini di Montebello Jonico, piccolo centro dell’Area Grecanica in provincia di Reggio Calabria, di fatto equiparato a Codogno. Da quel paesino di poco più di seimila abitanti proveniva il 65enne Domenico Crea, ex dipendente comunale deceduto sabato scorso e lì è stato contagiato anche il sindaco, Ugo Suraci.

Il presidente della Regione, Jole Santelli, ha firmato un’ordinanza che prevede il divieto di allontanamento dal territorio comunale da parte di tutti gli individui presenti, il divieto di accesso nel territorio comunale, la sospensione delle attività degli uffici pubblici: “Potranno varcare i confini comunali gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nelle attività collegate all'emergenza, gli esercenti che hanno attività consentite sul territorio e quelle strettamente strumentali ma tutti avranno l'obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale. L'ordinanza consente il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” la decisione.

Di fatto, Montebello Jonico viene equiparato a Codogno, il comune del Lodigiano divenuto famoso a causa del focolaio di Coronavirus che ne ha imposto la chiusura per settimane: “E’ iniziato tutto quando un commerciante ed autotrasportatore di animali proveniente dall'Emilia Romagna, si è recato negli uffici comunali per una pratica amministrativa. Stiamo parlando delle prime giornate di marzo, quando ancora non era piena la consapevolezza di cosa potesse accadere, ed è drammaticamente accaduto, prima con il ricovero in terapia intensiva al Grande ospedale Metropolitano di Reggio Calabria del paziente zero, poi con la scomparsa di Domenico Crea, e successivamente con la contaminazione del sindaco Ugo Suraci, ed altri casi sono ormai conclamati, a partire da quanti hanno avuto accesso agli uffici dell'ente a Montebello Jonico, anche residente in altre contrade” dice una testimone.

Le stime pronosticano un peggioramento della situazione nel Sud nei prossimi giorni, anche a causa dell’esodo di migliaia di persone che si sono riversate dal Settentrione negli scorsi giorni. La Calabria non è pronta.

Lo ha detto più volte la governatrice Santelli, sottolineando come i posti letto disponibili non siano assolutamente sufficienti ad accogliere numeri nemmeno minimamente vicini a quelli di Lombardia o Veneto. E, del resto, come potrebbe essere pronta? Tra ospedali chiusi, altri mai completati, sprechi e ruberie, la sanità calabrese è tra le peggiori d’Italia.

La Regione ha istituito ben due task force, una di tipo sanitario e una di tipo economico. Come nel resto d’Italia e, anzi, ancor più, l’obiettivo è tentare di resistere non solo sotto il profilo medico, ma anche della tutela del tessuto economico e sociale, che in Calabria parte da livelli ancor più depressi e deprimenti. Nel primo caso, la Regione ha varato un piano di assunzioni e l’aumento di posti letto, non escludendo la possibilità di richiamare i medici in pensione. Sotto il profilo finanziario, attraverso il confronto con i rappresentanti del sistema economico-produttivo e delle rappresentanze sindacali si tenterà di non fare sprofondare la Calabria.

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
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