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[Il reportage] Nell’inferno di fuoco della Calabria: la regione messa in ginocchio dagli incendi

Tutta la regione nella morsa delle fiamme. A pagare il prezzo più alto è la provincia di Reggio Calabria e, in particolare, l’Aspromonte. Quattro le vittime

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
Calabria in fiamme (Foto Cordova)
Calabria in fiamme (Foto Cordova)

Il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha chiesto la presenza del premier Mario Draghi in Calabria nel giorno di Ferragosto, per dimostrare la vicinanza del Governo alla regione, devastata da almeno una sessantina di incendi attivi nelle ultime ore. Per adesso, il premier ha concesso “solo” una telefonata al giovane sindaco del Pd, in cui, tuttavia, ha promesso il sostegno dell’Esecutivo e ristori immediati alle comunità colpite.

Nella morsa delle fiamme

Ma è tutta la Calabria, di fatto, a essere nella morsa delle fiamme. A pagare il prezzo più alto, nelle ultime due giornate, è la provincia di Reggio Calabria e, in particolare, l’Aspromonte. Lì sono andati e stanno andando in fumo ettari ed ettari di vegetazione. Le fiamme hanno minacciato e, in alcuni casi, avvolto piante, arbusti e alberi che erano anche patrimonio dell’Unesco. La Calabria è allo stremo. Gli incendi continuano ad alimentarsi, soprattutto nel Parco dell’Aspromonte. Dove è già andato in fumo il bosco di Acatti e le faggete considerate bellezze naturali di valore mondiale.

Ma, soprattutto, le fiamme hanno causato anche alcune vittime. Quattro in tutto. Agricoltori e allevatori. Nella regione, infatti, la pastorizia e i raccolti continuano a essere una fonte di sostentamento importante per numerose famiglie. Soprattutto dell’entroterra. Tentavano, quindi, di salvare i propri animali, i propri pascoli, le proprie coltivazioni. Quando sono stati avvolti dalle fiamme.

Calabria in fiamme (Foto Cordova)

I vigili del fuoco al lavoro da giorni

Eppure, da giorni, i vigili del fuoco lavorano incessantemente. Sono stremati sotto il profilo fisico. Fiaccati sotto il profilo psicologico e morale: “Solo turni ininterrotti per il personale già in sottorganico da anni, per tamponare il disastro ambientale a cui stiamo assistendo” dicono dall’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco. Sembra, infatti, una battaglia persa. Da cui non se ne uscirà mai. La regione si è fatta trovare totalmente impreparata all’emergenza, peraltro acuita dal grande caldo e dalle temperature elevate di questi giorni. Il fuoco degli ultimi giorni ha portato a galla le enormi mancanze, le mastodontiche inadempienze di un sistema che non si regge in piedi. Nonostante i celeberrimi “forestali calabresi” siano tra i più numerosi della Penisola.

Le criticità maggiori si registrano in provincia di Reggio Calabria: da Cardeto a Grotteria, da Mammola a San Luca e Cittanova. Il fuoco, quindi, sta allargando il proprio regno. Non solo la montagna incontaminata, ma anche le due fasce: la jonica (soprattutto) e la tirrenica. La Giunta regionale ha chiesto formalmente (e, forse, tardivamente) al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza. Nelle zone più colpite del Meridione (anche la Sicilia è in ginocchio) sono in arrivo anche tre canadair francesi attraverso il meccanismo di Protezione civile europeo. Lo stesso Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha deciso di coordinare le operazioni direttamente da Reggio Calabria.

Situazione dramamtica

Perché la situazione è drammatica. Uno scenario apocalittico, a tratti inverosimile quello che vigili del fuoco e protezione civile stanno fronteggiando. A decine gli interventi. E non si tratta di piccoli focolai. Appena due giorni fa, sono intervenuti anche i carabinieri per spegnere un incendio sulle colline di Reggio Calabria. In un’area che superava i 500mq. Tutti stanno tentando di fare la propria parte. In seno ai vigili del fuoco è partita anche la mobilitazione nazionale e diverse unità stanno raggiungendo la Calabria dal Nord. In alcuni casi anche con mezzo proprio.

Origine dolosa

Quasi tutti i roghi, secondo quanto trapela, sarebbero di origine dolosa. Le dinamiche dovrebbero essere le “solite”. Piromani isolati, che godono nell’osservare il disastro causato. Nei loro confronti, i Vescovi calabresi hanno anche, di fatto, pronunciato una “scomunica” per l’inferno scatenato: “Ricorrere agli incendi è del tutto estraneo ad ogni etica umana e cristiana! Il Signore fermi la mano degli sciagurati piromani e dia forza a tutti coloro che stanno lavorando per frenare il disastro” è stato l’intervento della Conferenza Episcopale Calabra. Ma potrebbe trattarsi di una parte marginale del fenomeno. Molto più preoccupante è ciò che può riguardare i tentativi di lucro sui terreni. E, ovviamente, un territorio in larghi tratti incontrollato e disabitato. E dove, quindi, ogni focolaio viene scoperto e affrontato con ritardo. Quando le proporzioni delle fiamme sono già proibitive.

Calabria in fiamme (Foto Cordova)

Misure prevenzione scarse

“Sono 10 anni che ripetiamo che le misure di prevenzione degli incendi sono scarse e spesso mal realizzate” dice Francesco Cufari, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria. Sul banco degli imputati, quindi, c’è l’incuria delle amministrazioni pubbliche, che ignorano il valore del patrimonio forestale e boschivo della Calabria. E così la Calabria brucia. Alcuni centri aspromontani e pre-aspromontani sono stati evacuati. Appena in tempo, prima che le fiamme avvolgessero le case rurali che, soprattutto nell’entroterra, sono assai diffuse sul territorio. E, per di più, difficili da raggiungere. In zone come Roccaforte del Greco (una 50ina di chilometri dal capoluogo Reggio Calabria) o nella fascia collinare e montana della Locride, le strade sono più che altro sentieri e mulattiere. Tra i tanti mali della regione, infatti, c’è anche la sua rete stradale che, in determinate condizioni (si pensi all’inverno e alle nevicate) di fatto isola i territori. Che possono, quindi, essere raggiunti solo dall’alto. Ma i canadair sono pochi e anche i tre mezzi che sono in arrivo dalla Francia potrebbero non essere sufficienti.

Regione avvolta dalle fiamme

La regione è letteralmente avvolta da fiamme e fumo. Nelle scorse ore, anche la città di Catanzaro ha corso gravi pericoli, con la casa circondariale che è stata minacciata dai roghi. In Prefettura a Vibo Valentia, è stato convocato un vertice per monitorare la situazione. E l’Amministrazione Comunale di Crotone ha diramato un’allerta, richiamando i cittadini ad attenzione e prudenza. Una situazione fuori controllo che, ovviamente, ha scatenato anche le polemiche politiche. La Calabria, infatti, dovrebbe tornare al voto il 3 ottobre. In piena campagna elettorale, quindi, tutti i candidati stanno soffiando sul fuoco (è il caso di dirlo, purtroppo) per mettere di fronte alle proprie colpe la Giunta Regionale a trazione leghista.

Secondo quanto riferito dal sindaco di Reggio Calabria, Falcomatà, il premier Draghi si sarebbe impegnato per “un progetto straordinario di messa in sicurezza del territorio metropolitano e per il rimboschimento di tutte le aree verdi andate distrutte”. Intanto, la Calabria continua a bruciare. E in fumo vanno secoli di tradizioni boschive e paesaggistiche. Che, poi, sono tradizioni culturali.

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   

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