Strage bus Avellino, i parenti delle vittime hanno il diritto a non essere d’accordo con la sentenza

Otto condanne e sette assoluzioni per i 15 imputati nel processo per la strage sulla A16 avvenuta nel 2013. Assolto l'ad di Autostrade

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“Venduti”, “vergogna”, “non è giustizia”. La rabbia, l’amarezza, la delusione dei familiari delle vittime  è l’ennesima ferita aperta in questa Italia dannata, che sembra aver tradito quello che dovrebbe essere, diventare l’epitaffio per ciascun processo: «giustizia è fatta». Assolto l’amministratore delegato di “Autostrade per l’Italia”. Assolti manager e funzionari della società che sembra aver scalato la classifica delle aziende più odiate in Italia. Otto condanne e sette assoluzioni per i 15 imputati nel processo per la strage sulla A16 avvenuta nel 2013. 

Ottantatré”, gridano dall’aula del Tribunale di Avellino, i parenti delle quaranta vittime della tragedia del 28 luglio del 2013 quando un bus pieno di Pellegrini e devoti di Padre Pio, tornando a casa, precipitò dal viadotto Acqualonga dell’autostrada Bari-Napoli, all’altezza di Monteforte Irpino. Ben quaranta le vittime, che sommandole alle quarantatré del Viadotto Morandi di Genova fanno appunto ottantatré.

E nonostante le condanne di diversi imputati, dal responsabile dell’agenzia di viaggi che noleggiò il bus, Gennaro Lametta, fratello dell’autista Ciro che morì precipitando nella scarpata, a funzionari e dirigenti di “Autostrade”, un profondo senso di “ingiustizia” è stato manifestato dai parenti delle vittime, alla lettura del dispositivo di condanna del giudice monocratico Luigi Buono.

Il procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, non ha rilasciato dichiarazioni ma sembra scontato che con il deposito delle motivazioni della sentenza, la Procura preparerà i motivi di Appello, ricorrendo al giudizio di secondo grado.

Condannati per omicidio colposo plurimo, per disastro colposo, con Lametta diversi funzionari di Autostrada e della Motorizzazione. Ma altrettanti sono stati assolti. Prima di Natale, il difensore dell’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci, l’ex Guardasigilli Paola Severino nella sua arringa difensiva ha spiegato perché doveva essere assolto il suo assistito: «Abbiamo documentato e provato tutte le scelte di organizzazione volte ad assicurare alle strutture tecniche la possibilità di decidere, con ampia autonomia, gli interventi di adeguamento delle barriere. Lo stesso perito nominato dal Giudice, ha perentoriamente affermato che le barriere presenti sul luogo dell’incidente erano tecnicamente idonee a contenere l’urto, se correttamente manutenute. E dunque non si può contestare all’amministratore delegato una condotta omissiva».

E dunque, il bus carico di pellegrini di fronte al guasto meccanico - al venir meno dell’impianto frenante per essersi svitato il giunto cardanico finito sull’asfalto - dopo aver tamponato una quindicina di auto non si è arrestato neppure sbattendo contro le barriere protettive, precipitando nel burrone. A quelle barriere andava garantita una manutenzione che non c’è stata. Questa è stata la tesi dei periti e il giudice monocratico si è convinto che l’amministratore delegato di Autostrade non avesse responsabilità.

La protesta dei familiari delle vittime contro questa assoluzione va al di là del merito del processo. Dichiarato innocente il massimo responsabile di Autostrade, è come se non fosse stata fatta giustizia. E molti ad Avellino hanno pensato alla tragedia di Genova. Temendo che anche per il crollo del viadotto Morandi le 43 vittime non avranno giustizia.

Bisogna aspettare, leggere le motivazioni del giudice, della sentenza. Non è vero che le sentenze si rispettano. O meglio, i parenti delle vittime hanno il diritto a non essere d’accordo con le decisioni dei giudici. Anche quando queste sono giuste. È una contraddizione che va rispettata.