La bufala del furgone bianco che rapisce i bambini travolge il sindaco di Zerbo

In provincia di Pavia e dintorni (l’avviso è stato affisso anche in altri paesi vicini) si è scatenato il panico

Il sindaco di Zerbo, Antonio Petrali Razzini
di G.M.B.   -   Twitter: @GMBellu

Esiste, anzi non esiste, un furgone bianco. Che rapisce i bambini. Si aggira da anni come un fantasma da un capo all’altro del Paese. La settimana scorsa è arrivato a Zerbo, 434 abitanti in provincia di Pavia, ed è riuscito a farsi ricevere, o almeno a farsi prendere in considerazione, dal sindaco, Antonio Petrali Razzini. Il quale non solo ha creduto alla bufala, ma ha fa preso un foglio di carta intestata del Comune e ha lanciato l’allarme: “Si avvisa la cittadinanza di prestare massima attenzione a furgone Mercedes bianco (segue il numero di una targa, ndr) in quanto avvicina i bambini con lo scopo di rapirli. In caso di avvistamento chiamare i carabinieri al numero 112”.

Inutile dire che a Zerbo e dintorni (l’avviso è stato affisso anche in altri paesi vicini) si è scatenato il panico. E qualcuno si è sentito in dovere di contattare subito i carabinieri, immaginando che fossero informati. Non lo erano. Non ne sapevano nulla. Peccato perché, essendo nota la targa del mezzo usato dai sequestratori, ci sarebbero voluti pochi secondi per sapere a chi apparteneva. E soprattutto se esisteva. Hanno convocato il sindaco per chiedere spiegazioni. E il primo cittadino di Zerbo ha dovuto ammettere di aver preso l’iniziativa di lanciare l’allarme solo sulla base di voci. Non si conoscono altri particolari del colloquio, ma tutto fa ritenere che i carabinieri non si siano congratulati col sindaco-detective. Che, infatti, poco dopo ha ritirato l’avviso. Ne hanno invece diffuso uno i carabinieri: “In relazione alla notizia che impazza soprattutto sui social non abbiamo riscontri sulla veridicità. Il furgone avvistato vicino alle scuole ci è sconosciuto. Sia per i presunti tentativi di rapimento di bambini che per la presenza effettiva del mezzo».

Questo furgone bianco, dicevamo, vaga da anni per le strade italiane.  E’ una delle leggende metropolitane più diffuse. Una colossale bufala che, col passare del tempo (e delle smentite) anziché dissolversi prende sempre più corpo.

Ancora una volta a metà novembre, ma quattro anni fa, il furgone bianco si aggirava per le strade della Sardegna dopo essere transitato, l’anno prima, in Campania e nel Salento.  Anzi, in quell’occasione si era sdoppiato, e aveva trovato un gemellino rosso. I furgoni, insomma, erano due e i genitori allarmati non sapevano quale scegliere. In Sardegna tornò a essere uno solo. La presenza del fantasma a quattro ruote fu anche segnalata, con altri particolari, da un giornale locale: “Qualche settimana fa – era possibile leggere - è partita una segnalazione da Bosa, in provincia di Oristano. Due gli uomini all’interno del veicolo, uno dei due, alto, magro, con i capelli bianchi e una collana d’oro al collo, scende dal furgoncino bianco e con la scusa di fare una foto cercherebbe di portare via il bambino di turno. Dopo si sono aggiunti altri episodi simili a Flussio, sempre in provincia di Oristano, e a Olbia, in prossimità delle scuole elementari, e sono state avvertite le autorità competenti. Secondo la testimonianza di un’insegnante, due uomini, all’interno di un furgone bianco, fotografavano i bambini”.

Tutto completamente inventato. Ma ciò nonostante due anni fa, nel 2014, al solito a novembre, il furgone è ricomparso in Lombardia, tra Rho e Lainate.  In quell’occasione l’abbigliamento dei sequestratori è diventato particolarmente originale: secondo le voci si trattava di cittadini di nazionalità bulgara che, vestiti a volte da preti, a volte da clown, si appostavano fuori dalle scuole e dagli asili adescando i bambini. Due dei quali erano stati rapiti e se ne erano perse le tracce.

L’aspetto incredibile di questa bufala è che riesce a diffondersi anche quando contiene in sé la smentita. Se davvero un fatto del genere fosse avvenuto, i giornali e i telegiornali non avrebbero parlato d’altro. Ma la logica e il buon senso possono poco davanti alla forza delle leggende metropolitane e alla capacità dei social di diffonderle. Anche in quell’occasione dovettero intervenire i carabinieri. Non per arrestare i banditi, ma per smentire la balla: “La notizia – fece sapere Andrea Domenici, il comandante della compagnia dei carabinieri di Rho -   E’ destituita di ogni fondamento. È  una fandonia e sta semplicemente creando una psicosi collettiva di allarme tra la popolazione”.

   Il furgone bianco, poco dopo, sparì dagli incubi degli abitanti della zona. Per ricomparire qualche giorno fa nella stessa regione ed essere preso in considerazione nientemeno che da un sindaco, cioè dalla figura istituzionale che ha, nel suo comune, anche il compito di vigilare sulla sicurezza e l’ordine pubblico. Roba da matti, viene da dire. E, in effetti, se dopo il falso furgone bianco entrasse in azione uno di quei furgoni bianchi veri, con una croce rossa sulla fiancata e all’interno due nerboruti infermieri vestiti di bianco, forse la leggenda metropolitana finirebbe per sempre.