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[Il commento] I 15 provini con la vasca e le accuse di violenza. Fausto Brizzi prima lapidato poi innocente. Ma non è finita

Per la procura di Roma che ha chiesto l’archiviazione “il fatto non sussiste”. Ora toccherà al giudice per le indagini preliminari decidere se archiviare definitivamente o chiedere altre indagini. Tante donne in tv ad accusarlo, ma in fondo questa era una storia di spettacolo, non solo di dolore. Il regista ha sempre negato tutto. Per i giudici basta. Ma per gli altri? Quindici testimoni e una macchia indelebile

Fausto Brizzi
Fausto Brizzi

Come ha deciso il pm, «il fatto non sussiste», e Fausto Brizzi può tornare dietro la macchina da presa, già fra pochi giorni, nuovo film e nuova casa di produzione, quella di Luca Barbareschi, perché la Warner aveva disdetto il suo contratto subito dopo i sospetti e le accuse che i servizi di Dino Giarrusso sulle Iene avevano scatenato a metà novembre dell’anno scorso. Dopo otto mesi e mezzo è tutto finito? Un po’ sì e un po’ no. Quando i peccati finiscono sui giornali e in televisione, sono macchie che non si cancellano più, anche se non hai fatto niente. In questo caso, poi, la situazione è un po’ più complicata. Dei tre procedimenti per molestie sessuali avviati ad aprile nella Procura di Roma, due denunce erano state presentate oltre i termini previsti dalla legge (che sembra incredibile ma sono solo di sei mesi per questi reati) e la terza non era minimamente suffragata da prove. Già allora si parlò subito di una prevedibile archiviazione.

La notizia in fondo non è questa, ma il senso di una vicenda che da Harvey Weinstein in poi ha sollevato il velo su una realtà che tutti noi facevamo finta molto ipocritamente di non vedere. Solo che il modo in cui Fausto Brizzi ne è rimasto coinvolto è altrettanto discutibile. E’ giusto che un reato, qualsiasi reato, venga denunciato in televisione anzichè agli organi competenti, quasi con modalità da gossip, per renderlo ancora più spettacolare, nonostante la drammaticità dei racconti?

Non è una domanda pleonastica. C’è dentro questa storia tutta l’immagine della nostra società, così volgare e televisiva, così omertosa e scenografica insieme, con le sue finzioni edulcorate,le sue divisioni di genere e di ceto consolidate nelle proprie radici secolari. Dino Giarrusso ha fatto il suo mestiere e l’ha fatto anche bene. E’ tutto quello che ne è seguito che lascia perplessi. Da quel giorno, Fausto Brizzi ha avuto e avrà tatuata addosso una macchia indelebile. Quindici testimoni hanno descritto lo stesso appartamento con vasca idromassaggio, che dovrebbe essere il suo loft, dove riceveva le attrici per i provini. Ma una di loro, senza fare il suo nome, ha descritto «gli occhi da pazzo», e ha raccontato che tentò di toglierle la maglia e i pantaloni: «Lui era ingestibile, nel senso che io provavo a spostarlo con le spalle, dato che era dietro di me, e niente. Continuava a prendermi con la mano il mento e il collo per tenermi stretta». Ha spiegato che «era immobilizzata. Non capivo più niente, non so neanche cosa mi passasse per la testa». Altre testimoni avevano raccontato di averlo respinto, senza fare il suo nome né quello di qualunque altro, e rifiutato la successiva richiesta di «masturbarlo». Una che ci mise la faccia, Clarissa Marchese, ex Miss Italia, disse: «Mi sono sentita brutalizzata. Fausto Brizzi prima deve chiedere scusa e poi farsi curare». Era andata da lui convinta che gli desse delle lezioni, ma dopo un po’ «mi fece tutto un discorso per dirmi che un regista si deve fidare delle suer attrici, e non posso darti un film se non so che sei pronta a tutto. Adesso ti vuoi spogliare? Gli risposi che non mi interessava più continuare quelle lezioni e me ne uscii in brutto modo, sbattendo la porta». Clarissa andò anche da Bianca Berlinguer, su Rai3, a rifare il suo racconto, perché in fondo questa era una storia di spettacolo, non solo di dolore, gli applausi del pubblico e le luci della ribalta, un film sulla pelle degli altri, soprattutto delle vittime, come quella ragazza che confessò che «andandomene dallo studio ero sconvolta, piangevo come una bambina. Mi sentivo una puttana: fino a quando non lo vivi, non puoi capire».

Fausto Brizzi

Fausto Brizzi ha sempre negato tutto. Per i giudici basta. Ma per gli altri? Molte attrici hanno preso le sue difese, da Cristiana Capotondi a Lodovica Comello, mentre in 124 hanno firmato una lettera, non contro di lui, ma contro il sistema del mondo dello spettacolo, il suo ambiente maschilista e prevaricatore. Naturalmente tutto questo non è servito a niente, né da una parte né dall’altra. Lo show non perde le sue abitudini. E l’enfant prodige della commedia senza impegno, cresciuto come sceneggiatore in alcuni film di Natale diretti da Neri Parenti, e nato come regista con «Notte prima degli esami», una sfilza di premi nel cassetto, David di Donatello, Ciak d’oro, Telegatto, Sky Award, Festival di Annecy e incassi da 12 milioni al primo colpo, non è più uscito dalla scomoda prigione della gogna mediatica. La moglie, Claudia Zanella, prima l’ha lasciato e poi l’ha ripreso: «Mi addolora molto ascoltare le accuse rivolte a Fausto perché non corrispondono in nessun modo alla persona che conosco, pur restando il massimo rispetto per le donne che si sono sentite ferite. Mio marito ha ribadito più volte di non aver mai avuto rapporti non consenzienti. In questo momento gli sono vicina. Queste accuse formulate in tv, nei salotti televisivi di trasmissioni di gossip, senza nessuna garanzia, possono distruggere la carriera di un uomo, il suo matrimonio, la sua esistenza». Ma se questo è il quadro, «il fatto non sussiste» solo in Tribunale. Fuori da lì, nell’incomoprensibile leggerezza dell’etere, secondo noi non è ancora finito. 

 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno, editorialista   
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