E adesso per salvare l'Italia servirà un bazooka: saliranno lo spread e i tassi di interesse dei titoli italiani

L'Italia diventerà potenzialmente insicura, la Germania sarà bene rifugio, ma ambedue andranno in crisi. Navigheremo a vista

La Gran Bretagna ha scelto di uscire dalla Ue
La Gran Bretagna ha scelto di uscire dalla Ue

Cosi la Gran Bretagna se ne va dall'Europa. Chi ha vinto, davvero? Quanto e come pagheremo noi italiani? Difficile dirlo, se non altro perché nessuno lo sa. Certo, nel breve periodo una cosa è certa. Deve far festa chi ha il mutuo a tasso fisso: salirà lo spread, saliranno i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani, precipiteranno a valori negativi i titoli di Stato tedeschi. In entrambi i casi saranno due pressioni non facili da sostenere, sia per l'Italia che per la Germania. Noi diventiamo potenzialmente insicuri, loro bene-rifugio, ma entrambi finiremo in difficoltà. Per difendere i paesi più deboli, come noi, Draghi sarà costretto ad usare il bazooka, e nessuno sa se riuscirà a stabilizzare l'area euro. Da ieri sera, insomma, si naviga a vista, in terre ignote. La sterlina precipita, le borse europee anche, i mercati dovranno metabolizzare l'elettrochoc, Cameron, che dovrebbe dimettersi, passerà alla storia come uno dei leader più sprovveduti della storia d'Europa. Aveva convocato un referendum convinto di vincerle, ha sbagliato ogni pronostico. 

Ma prima di capire cosa accadrà bisogna provare a capire cosa è successo.

Fra le tante cantilene propagandistiche prodotte dalla lotta tra "leave" e "remain" ce n'era una, prodotta dai tifosi del Brexit - particolarmente efficace - che recitava così: "Padre nostro: 66 parole. Dieci comandamenti: 179 parole. Discorso di Gettysburg: 286 parole. Regolamento della comunità europea sul commercio dei cavoli: 29.611 parole”.

Se l'Europa è una gabbia e non una ricchezza

Questo scioglilingua è la sintesi migliore del pensiero degli euroscettici e, allo stesso tempo, la spiegazione della loro sorprendente forza: l'istituzione Europa viene vista sempre più dai popoli che abitano nel continente non come una ricchezza ma come una gabbia. Nazionalismo, monete, rifiuto dei trattati: ogni scusa sembra buona per andarsene. La prima domanda da farsi è: in quanti paesi si chiuderà un referendum consultivo sul modello britannico. Cosa accadrebbe se si votasse da noi? I grandi eventi hanno questo, di bello: cambiano le prospettive e i rapporti di forza.

Ha pesato la differenza fra ricchi e poveri

Il fatto nuovo è questo: l'altro ieri ad entrare in fibrillazione era la stata la Grecia, ieri era la Spagna, oggi la Gran Bretagna. Domani sarà il turno della Svezia? Fra le tante motivazioni che hanno spinto i sudditi della regina verso il sì all'uscita dall'Europa, quella più rilevante - forse - è la differenza tra ricchi e poveri. Solo il 38% di chi si definiva professionista o manager voleva il divorzio da Bruxelles. Mentre erano il 52% dei colletti blu - nei sondaggi della vigilia - e dei disoccupati a dire andiamocene. Il voto di ieri sembra aver ribadito questo rapporto di forza. Tra i ceti più poveri solo il 31% dichiarava di voler continuare il matrimonio europeo. A Londra ha vinto il Sì, ma con meno forza di quanto previsto.

La Scozia per il "Remain"

L'unico bastione che ha retto è stata la Scozia, che ha alimentato questo paradosso: gli scozzesi che un anno fa volevano separarsi dalla Gran Bretagna, vogliono restare nell'Unione. Alle 4 del mattino la fiera Edimburgo regala 100mila voti di vantaggio al Remain. Ma non bastano. Ne restavano 200mila a favore del No.  
Agli arrabbiati che votavano già Ukip, alla sinistra radicale e ai conservatori che erano naturalmente per il No, durante la campagna elettorale si erano aggiunte a sorpresa diverse elites. Nelle urne, quasi clandestimamente, sono arrivati i voti dei quartieri popolari del labour.

Il mito dell'Impero Britannico

Nel leave si sono uniti nazionalisti, funzionari, imprenditori, direttori di giornali, finanzieri, ceti popolari. Si era detto che il voto per l'out era un appannaggio degli anziani nostalgici per il mito dell'impero. Nelle urne si sono sommato anche quelli dei giovani che dicevano "a quel paese gli eurocrati!". Stavolta i destini dell'Europa - è un altro bel paradosso - sono stati decisi dai poveri di un paese ricco. Gente che conta.

Le conseguenze per l'Italia

Le prime conseguenze per l'Italia dovrebbero essere per le merci e per le esportazioni: 1,7 miliardi in meno il primo anno, quasi il doppio entro tre. E poi, ovviamente, l'aumento della quota da devolvere per ripianare il venir meno di quelle britanniche.
Ma sono le altre conseguenze ad essere imponderabili: le borse continueranno a crollare? L'euro riuscirà a tenere nel medio periodo dopo la sua svalutazione di oggi? 

Si aprono le negoziazioni Ue-Regno Unito

Eppure gli effetti più dirompenti saranno politici. E non solo per i "Brexiter", convinti come sono che l’unico modo di “make Britain Great again” (rendere di nuovo grande la Gran Bretagna) sia stato “take back control” (riprendere il controllo). Ma per tutti gli altri popoli d'Europa: se se ne vanno i britannici, e si deve negoziare con loro (almeno due anni) come si farà a dire "non si puó cambiare nulla" a tutti altri? 

Dove andranno i capitali?

Cosa accade, poi, se invece di trovare un accordo Germania e Gran Bretagna si mettono a combattere? Finché a voler fuggire dalla dittatura del rigore e dell'austerità era la piccola e povera Grecia, gli strumenti di ricatto erano enormi, a partire dal peso del debito. Ma nessuno sa immaginare cosa accade quando ad andarsene è una città come - Londra - la capitale della finanza mondiale. Dove andranno i capitali che si rifugiavano nella city? E soprattutto: quanti saranno tentati di seguire questo esempio?

Quanti altri insoddisfatti dalla Ue?

Boris Johnson, l'ex sindaco di Londra paladino del leave aveva detto: "Noi siamo passeggeri di un taxi abusivo con il navigatore satellitare guasto guidato da un autista che non parla bene l’inglese e che ci porta in una direzione in cui, francamente, non vogliamo andare”. La domanda di oggi è: provate a immaginare in quanti altri taxi i passeggeri insoddisfatti contesteranno l'euro autista chiedendogli di cambiare direzione.