Don Camillo e Peppone in salsa sarda per i divieti anti Covid: è guerra "santa" tra il Comune di Bono e il vescovo

Protagonisti della vicenda sono il vice sindaco, Nicola Spanu, e l'alto prelato di Ozieri, Corrado Melis

La parrocchia di Bono (SS)

Durante la messa, il sacerdote ordinava paternamente a tutti i presenti: “Scambiatevi un segno di pace”. Ora il rito, a causa del Covid-19, è stato sospeso. Senza dubbio un segno dei tempi, nondimeno sembra che l’impossibilità di scambiarsi quel gesto di concordia stia cominciando a produrre danni. Irreparabili? Forse no, ma il botta e risposta fra il vice sindaco di Bono (SS) - ridente paesino del Goceano assiso sotto il bellissimo Monte Rasu - assomiglia un po’ alle storie d’altri tempi e alle celebri saghe che vedevano protagonisti Don Camillo e  Peppone, interpretati – quando il compromesso storico non c’era ancora stato – da due mostri sacri del grande cinema di quel tempo, Fernandel e Gino Cervi.

L'ordinanza 

Solo che questa volta i protagonisti della vicenda sono il vice sindaco di Bono, Nicola Spanu, e l’ex parroco di Baressa (Or), Mogoro (Or) e Villacidro (MC) diventato di recente – quasi per acclamazione - vescovo di Ozieri, don Corrado Melis. Due persone note per la loro saggezza, ma che questa volta si sono trovate impelagate in una mini guerra di religione innescata, guarda un po’, dall’onnipresente Coronavirus; Bono ha 3.500 abitanti e un centinaio di infetti.  

La guerra dei comunicati

La guerra è cominciata con l'ordinanza 41 del 29/12/2020, che ha per oggetto “le nuove misure da attuarsi sul territorio comunale per il contenimento e contrasto alla diffusione del COVID-19”, con cui il vice sindaco ordina, ecco la pietra del contendere, “la sospensione, nelle chiese presenti nel territorio comunale, di tutte le celebrazioni feriali e festive in presenza dei fedeli; sospensione delle cerimonie civili e religiose, compresi i funerali che dovranno essere celebrati direttamente in cimitero, alla sola presenza dei familiari stretti …”.  Vietato morire? Meglio così. Bono è in fermento, mai si era vista cosa simile, neanche quando Giovanni Maria Angioy aveva fomentato e diretto la grande sollevazione popolare del 1796. 

Le reazioni social

La prima reazione social alla notizia è stata di una devota che, senza probabilmente volerlo, ha messo altra benzina sul fuoco: “Lasciare la caccia aperta e chiudere le chiese la dice tutta!”, ha scritto. È guerra di religione? Vediamo cosa scrive il vescovo nel sito della diocesi di Ozieri: “ … una indebita e grossolana ingerenza nella sfera del culto scavalcando sia l’evidenza di una prassi ecclesiale attenta e serena nel rispetto delle normative, sia una storia di giurisprudenza ormai assestata da quasi un secolo, e quindi soprassedendo e anzi evitando (e qui si affaccia l’ipotesi del dolo!) un confronto sereno con l’autorità ecclesiastica (nella fattispecie, il sottoscritto e il parroco). Non credo, infatti, di assumere un punto di vista di parte se affermo che le nostre Chiese, grazie all’impegno dei parroci e dei collaboratori, ma anche al maturo buon senso dei fedeli, sono forse uno dei pochi luoghi in cui tutti i dispositivi di protezione individuale e collettiva sono rispettati anche con una certa facilità ... sono lontani i tempi guareschiani di don Camillo e Peppone: i legami tra campanile e municipio sono ancora più forti ... ecc".

La parola del vescovo

In definitiva, il vescovo chiede alle autorità amministrative “del comune di Bono e di ogni altro comune che si dovesse trovare nella stessa situazione a scegliere la pista si un dialogo sincero, intelligente e responsabile per poter coordinare al meglio le forze in questa situazione già così complessa”: prima il bastone (l’inferno?) poi la carota (il paradiso?). Cose così neanche ai tempi in cui uno dei discepoli di San Francesco, il Beato Giovanni Parenti, dimorava a monte Rasu.

Minoranza attacca, sindaco contrattacca

Come in tutte le commedie che si rispettino, la minoranza ficca il ditino dentro la piaga, non di Spanu, ma del sindaco Elio Mulas, accusato di "negligenza" e di qualcos’altro dai suoi dirimpettai. Il primo cittadino però non si nasconde dietro a un macchione. “ … Il rispetto delle regole, poi, dovrebbe essere insito nella nostra educazione, senza il bisogno che un’autorità di polizia giudiziaria, qualsiasi essa sia, debba sempre vigilare sull’operato dei singoli, non si dovrebbe stare a casa e mantenere un comportamento responsabile per paura della multa o della denuncia, ma per salvaguardare la salute nostra e di chi ci sta intorno, persone anziane, fragili e deboli, o semplicemente di tutte le persone, soprattutto considerando l’incognito sviluppo che il virus ha in ogni essere umano. Auguriamo a tutti una pronta guarigione, richiamando allo scrupoloso rispetto delle varie ordinanze emesse e, in particolare, all’ordinanza n.41 del 29/12/2020 (appunto, ndr). Il buon senso e le norme di igiene e distanziamento rimangono sempre e comunque necessarie; prestando particolarmente attenzione anche alla tracciabilità dei contagi, in caso di contatto con positivo attuare, innanzitutto, la quarantena volontaria e contattare il medico di base”. Insomma l’ordinanza resta. Chiesa chiusa? "Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane!" (Pier Capponi contro Carlo VIII).