[L’analisi] Bombe e violenza contro i neofascisti. È già finita la tregua elettorale degli estremisti di sinistra

Riprendono le violenze contro gli avversari politici: esploso nella notte un ordigno esplosivo molto rudimentale contro la sede di CasaPound a Trento. In città già violenze nel giorno del ricordo delle foibe

[L’analisi] Bombe e violenza contro i neofascisti. È già finita la tregua elettorale degli estremisti di sinistra

Un ordigno rudimentale è scoppiato la scorsa notte davanti al "Il Baluardo", la sede di CasaPound a via Marighetto, nella zona di Trento sud, provocando danni all'entrata e alla serranda ma nessun ferito. Gli ignoti attentatori hanno lasciato la scritta 'Unico voto utile antifascismo sempre'. Le indagini sono concentrate negli ambienti dell'antagonismo. L'estrema sinistra violenta ha rispettato a suo modo la tregua elettorale, ripartendo subito dopo. Trento era stata una delle tappe nell'insorgenza dell'antifascismo militante che ha scandito la campagna elettorale: la sera del 9 febbraio gli anarchici avevano contestato la commemorazione dei martiri delle foibe celebrata da CasaPound. Respinti dalle forze dell'ordine, avevano sfogato la loro rabbia danneggiando la sede di Fratelli d'Italia e il negozio in centro di un neofascista condannato per l'accoltellamento di un avversario politico.

Una campagna elettorale nel segno della violenza

Un attentato dinamitardo rappresenta un salto di qualità, sul piano militare, rispetto alle forme di violenza adottate nel corso della campagna elettorale: contestazioni delle manifestazioni elettorali della destra più o meno estrema (da Forza Nuova a Fratelli d'Italia passando per Lega e CasaPound) spesso degenerate in scontri più o meno duri con le forze dell'ordine: da Bologna a Napoli. Fino all'exploit di Torino, dove la violenza verbale della maestra ubriaca che minaccia e offende i poliziotti ha conquistato la ribalta nazionale, oscurando il particolare che i petardi usati dagli antagonisti erano stati potenziati inserendo pezzi di ferro per produrre danni fisici sugli agenti. Anche l'episodio di Palermo, con il pestaggio ripreso da uno smartphone contro il leader palermitano di Forza Nuova, è stato rapidamente ridimensionato dal gip: gli antagonisti rapidamente individuati e arrestati non hanno tentato di uccidere il nemico politico. Volevano soltanto umiliarlo, imbavagliandolo e legandolo, ha spiegato il magistrato, confermando il fermo ma scarcerando gli imputati. Le ferite riportate dalla vittima (20 giorni) sono frutto della colluttazione per neutralizzarlo e non di un brutale pestaggio. Una gogna, quindi, come si usava negli anni Settanta. Una violenza più raffinata ed esplicitamente rivendicata dai centri sociali palermitani, che hanno festeggiato i “compagni scarcerati” e difeso la “rappresaglia” contro chi a sua volta si era reso responsabile di violenze contro gli extracomunitari. Così come le indagini di polizia avevano rapidamente ridimensionato l'altro episodio che aveva suscitato particolare allarme, la sera stessa dell'aggressione di Palermo. Non si era trattato, infatti, dell'accoltellamento di un attivista di Potere al popolo, come denunciato dalla presunta vittima, ma di una rissa tra attacchini. E le ferite da taglio erano stato provocate non da colpi di arma bianca ma dalla caduta su cocci di bottiglia rotta.

Un ordigno molto rudimentale

La scelta degli estremisti trentini di ricorrere all'esplosivo è decisamente più rozza, vista anche la qualità dell'ordigno utilizzato. La deflagrazione è avvenuta alle 4.30. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Digos che hanno ritrovato i resti di un ordigno rudimentale, pare formato da alcuni grossi petardi assemblati, secondo i primi accertamenti della polizia scientifica. La deflagrazione ha divelto la serranda inferiore della sede e ha provocato la rottura della porta a vetri di ingresso. Alcuni residenti hanno udito distintamente lo scoppio e sono scesi in strada. "E' l'ennesimo gesto di chi non sa più proporre ed è incapace di confrontarsi", ha commentato a caldo il responsabile di CasaPound Trento, Filippo Castaldini.