A Bitti si scava senza sosta, liberata la piazza principale. Il governo stanzia i primi 2 milioni di euro

Il Cdm riunito dichiara lo stato di emergenza dopo l'alluvione del 28 novembre. Il sindaco ringrazia per la solidarietà e lancia un "patto di comunità" per dare sicurezza al paese. Le immagini

A Bitti si scava senza sosta, liberata la piazza principale. Il governo stanzia i primi 2 milioni di euro
di An. L.

Sono bastati 4 giorni operché la piazza centrale di Bitti venisse liberata da quella mole mai vista di fango e pietre. Un esercito di forze dell'ordine, volontari della protezione civile e cittadini si sono rimboccati le maniche a tempo di record e hanno reso di nuovo carrabile lo slargo dedicato a Giorgio Asproni. E' con questo grande esempio di operosità e necessità di ricominciare che il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri sera alla presenza di Giuseppe Conte, ha dichiarato lo stato di emergenza per Bitti, il centro in provincia di Nùoro colpito il 28 novembre scorso da una devastante alluvione, e stanziato i primi due milioni di euro. Ne serviranno molti di più per far fronte ai danni provocati da una perturbazione feroce che si è abbattuta sulle case e sulle strade con una forza superiore di dieci volte rispetto a quella del ciclone Cleopatra del 2013.

"Per l'attuazione dei primi interventi di protezione civile, a seguito della valutazione speditiva svolta e sulla base dei dati forniti dalla regione, sono stati stanziati 2 milioni di euro a carico del Fondo per le emergenze nazionali. All'esito di ulteriori approfondimenti potrà essere proposta una seconda delibera per il completamento delle attività emergenziali o per la riduzione del rischio residuo", si legge in una nota di Palazzo Chigi. La stima dei danni delle prime ore parlava di cifre ben più importanti, almeno 40 milioni di euro. La strada degli interventi sarà ben lunga.

Ruspe al lavoro contro il fango

Mentre in moltissime vie del paese le ruspe sono in funzione per spalare le tonnellate di fango dalle strade, dalle piazze, ma anche dalle cantine e dalle case, si contano i danni. Sono almeno 500 le abitazioni danneggiate e molte di queste, inevitabilmente, saranno dichiarate inagibili. La squadra di tecnici inviati ieri dal ministro dell'Ambiente Costa ha come consegna questo compito: valutare la tenuta degli edifici, lo stato delle strade, la sicurezza dei ponti e individuare le opere urgenti per rimettere in piedi il paese il prima possibile. 

Le parole del primo cittadino, Giuseppe Ciccolini, aggiungono l'elemento umano alla stima dei danni materiali. In paese si contano 68 sfollati ma di questi ben 62 hanno già trovato un alloggio presso parenti e amici, dice con sollievo il sindaco che ieri ha ringraziato tutti per la "grande solidarietà ricevuta" e chiesto di "non inviare più beni di prima necessità", a riprova della immancabile generosità dei sardi e degli italiani. Gli altri cittadini senza casa nsono alloggiati nelle strutture ricettive: un letto dove dormire ce l'hanno tutti. Per tutte queste famiglie si dovrà trovare una soluzione nel lungo termine.

Da quanto si apprende - ma come detto i rilievi sono in corso - un intero quartiere, quello costruito sopra i lastroni di cemento che sotterravano il fiume, potrebbe essere demolito per per far posto alle opere di liberazione e arigi namento dei canali di scolo delle acque del fiume che, tombato molti decenni fa, taglia pericolosamente in due il paese. L'assetto idrogeologico è tutto da ripensare e mettere in sicurezza questo luogo ricco di storia e tradizioni non sarà semplice. Il sindaco parla per questo di un "patto di comunità" per decidere sul da farsi e trovare una soluzione immediata e condivisa.