[La storia] Il disegno con l'ultimo desiderio di Federico, morto di tumore a 9 anni tra i fumi dell'Ilva: "Papà, uccidi il mostro"

La storia del piccolo, già in parte conosciuta, è terminata dopo quattro anni dalla diagnosi di neuroblastoma. Ora torna sui social, e si moltiplicano le proteste contro i veleni dello stabilimento

Il 'testamento' disegnato di Federico, morto nel 2014
Il "testamento" disegnato di Federico, morto nel 2014
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Neuroblastoma. E' la forma di tumore che colpisce i neuroni e le cellule in via di sviluppo nei bambini. Nel 2014 si è portato via Federico tra i fumi neri dell'Ilva che troneggia su Taranto. Che a quella città dà un po' di ossigeno dal punto di vista lavorativo e molti veleni sparsi nell'aria. Ma prima di morire, Federico, 9 anni, aveva lasciato il suo più grande desiderio al padre. Lo aveva fatto con un disegno, tornato a circolare in queste ore su Facebook e diventato "virale". Nel disegno l'Ilva è diventata il Male, è un mostro che ride malefico, sputa fiamme in un cielo scuro come fanno i draghi nelle favole, e nel cielo butta fumi neri, in un paesaggio privo di vita. In quel disegno Federico scrive: "Papà, uccidi il mostro". E lo lascia, mentre è già in fin di vita, sul comodino dell'ospedale di Parma. Il papà lo fa vedere a Rosella Balestra, coordinatrice del comitato Donne per Taranto. E' lei a tenere in vita la battaglia contro i veleni industriali, e così la memoria e il desiderio di Federico.

Tre anni di battaglia, inutili

Il neuroblastoma colpisce con sintomi ormai ben riconoscibili: stanchezza, perdita di appetito, dolori, perdita di peso. Arrivano uno dietro l'altro al piccolo Federico. E' il 2010. Un anno dopo non ci sono più dubbi: il piccolo e la sua famiglia lotteranno per quattro anni contro il tumore. Inutilmente. Ma non è inutile l'appello del bambino scomparso che Rosella Balestra sta rendendo un caso mediatico e che rimbalza sui social. Dove è stato lanciato l'hashtag #papàuccidilmostro. Che rafforza la battaglia di chi si batte per la chiusura o la conversione ecologica (ammesso che sia davvero possibile dell'Ilva). 

I numeri allarmanti

L'emergenza ambientale legata alle ricadute dei fumi dell'Ilva continua a generare dibattiti, manifestazioni, cortei. E' di quattro giorni fa la notizia che, con livelli di diossina aumentati del 916%, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha chiuso due scuole del capoluogo per evitare il contatto della pelle con il terreno e l'inalazione di polveri tossiche. L'Arpa Puglia, nel suo recente report, ha evidenziato che la diossina presente nell'aria è tornata ai livelli allarmanti di dieci anni fa. Proseguono le iniziative dei genitori dei bambini taranti per chiedere alla proprietà di ArcelorMittal di fermare gli impianti per adeguarli alle indicazioni previste nel Piano ambientale. Il 25 febbraio scorso migliaia di persone hanno manifestato ricordando i tanti bambini malati o morti di tumore, come Federico. Nella giornata odierna è annunciato un nuovo tavolo tecnico fra Comune di Taranto, Ispra ed Arpa. 

Lezzi: "Può essere ecocompatibile ma via l'immunità penale"

La ministra per il Sud in quota MoVimento 5 Stelle, Barbara Lezzi, è al centro del dibattito sull'Ilva. In questo senso ha annunciato le due direttrici del suo impegno: "Inserire l'abolizione dell’immunità penale per i gestori dell'ex Ilva, uno dei nodi da sciogliere immediatamente". E proseguire un percorso di conversione dell'impianto: "In Ilva potrebbero subentrare requisiti di innovazione tali da renderla ecocompatibile. Altrimenti il M5S darà alternative all’Ilva. Cosa che in questo momento Taranto non ha“. In ballo c'è anche il futuro di più di 10 mila operai, e la salute di migliaia di persone, dei loro figli, del territorio già martoriato in cui vivono e lavorano. 

L'ex Ilva, ora ArcelorMittal, a Taranto